Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

La merla e la Dea Morrigu

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:28 pm

Canta la Merla e gennaio, con i suoi riti di purificazione e di iniziazione con il fuoco, cede il passo a febbraio, il cui primo giorno, Imbolc, è festività dedicata alla dea Brigit. Imbolc, la Candelora, è festività primaverile e, come i Lupercales romani, è tempo di lustrazione e di fecondità.
Il fuoco, con il suo significato di purificazione e di iniziazione, cede il passo all’acqua e il Druida con il cinghiale (Sant’Antonio Abate) s’inchina al sopravvenire di Brigit, l’aspetto femminile della divinità, chiamata anche Morrigu o Bodb, cioè Cornacchia, l’animale che la simbolizza.
In alcune località della pianura (Cadimarco, Bonpensiero, Ostiano, Volongo), si rinnovano, ogni anno, i riti dell’accensione delle pire in concomitanza con la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, il quale è raffigurato in compagnia di un maialino (più anticamente, di un cinghiale) e, a volte, di un’oca.
S.Antonio Abate è dunque un druida, in compagnia del suo simbolo, il cinghiale e la sua ricorrenza viene festeggiata con l’innalzamento di pire a forma di zangola, che ricordano riti di iniziazione e di purificazione col fuoco, durante i quali venivano scavate buche rettangolari nelle quali entravano gli iniziandi. La buca era ricoperta con rami secchi, ramaglia verde e canapa che venivano incendiati. Il fumo della pira, penetrando nella camera sottostante, induceva stati d’estasi e il contatto con il mondo spirituale.
Il 30, il 31 di gennaio e il primo giorno di febbraio il Cinghiale cede il passo alla Cornacchia-Merla e questa “canta” nei riti riscoperti e reintrodotti nei paesi della pianura cremonese, come Formigara, Soresina, Pizzighettone.
La Merla-Cornacchia “cantava” nei tempi antichi il suo grido di battaglia per annunciare il risveglio della natura e, in tempi più recenti, per propiziare il primo raccolto dell’anno: il baco da seta, nutrito con le foglie del gelso, il cui nome dialettale è “muron” nel Cremonese e “mur” nel Bresciano.
La Merla “canta” in sagre dove gruppi di persone dialogano a distanza, con canzoni e filastrocche, per evocare l’avvento della primavera.
Sulla Merla esistono varie leggende. Una di queste racconta di una merla, in origine bianca, ingannata dai primi tepori, la quale, uscita dal nido e volando per la campagna, incontrò Gennaio e lo sbeffeggiò, sicura della fine dell’inverno. Gennaio si vendicò irrigidendo il clima e la merla si rifugiò sotto un camino, ma i contadini, anch’essi infreddoliti, accesero il fuoco e dal comignolo cominciò a uscire fumo. La merla a causa del fumo annerì e da allora è rimasta nera. Nera come la Cornacchia Morrigu.
Il passaggio di colore, avvenuto attraverso la fumigazione allude ad un’iniziazione, così come conferma un’altra leggenda che narra di una donna andata a dormire sui tetti dicendo: “Se campo tre notti, mi sposo”, la quale la terza notte fu trovata morta.
La donna sui tetti, nell’immaginario contadino, veniva assimilata alla Merla e anche in questo caso la leggenda sottende un rito iniziatico: i tre giorni, la morte, la tensione verso lo sposalizio e quindi la fecondità.
Canta la Merla.
Si scioglie la neve bianca
e la campagna diventa nera.
Arriva Primavera.

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