Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Lug il luminoso

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:34 pm

Il primo di agosto è Lugnasad, festa dedicata al dio celtico Lug, detto il luminoso e giorno nel quale si teneva, da parte dei nostri antenati, un’assemblea, o meglio una fiera, con giochi e celebrazioni rituali. Lug, espressione solare della divinità celtica, è raffigurato come un bambino dalle corna di cervo o, addirittura, zoomorficamente come un cervo, il Dio Cervo (il Cernunno camuno). Lugnasad era pertanto anche la festa degli animali cornuti, durante la quale avvenivano gli scambi delle mandrie e le compravendite degli animali domestici.
La festività del primo di agosto è dunque contrassegnata dall’aspetto fieristico, di scambio economico, ma anche, come nelle altre due grandi festività celtiche di Beltaine e di Samain, dalla definizione di problemi politici, dalla celebrazione di matrimoni, dall’audizione di poeti e di musicisti e da giochi e corse: di cavalli, di uomini e di donne.
Alla celebrazione della festa dovevano partecipare obbligatoriamente tutte le classi sociali e nell’arco temporale di Lugnasad erano bandite guerre e tenzoni e ovunque regnava la pace.
Dedicata, come abbiamo detto, al dio Lug, il primo fra gli dei del pantheon celtico o meglio il dio che tutti gli dei riassume, in quanto espressione della solarità e quindi dispensatore di ogni ricchezza, la festività del primo di agosto rendeva onore alla valenza regale, così come quella di Beltaine a quella sacerdotale e quella di Samain a quella militare. Lugnasad era dunque festività politica e del buon governo, equivalente al Concilium galliarum di Lione e, al contempo, occasione di incontro e di scambio economico e culturale, ma era anche il giorno nel quale si prendeva atto del piano dispiegarsi dell’estate, con la sua abbondanza di raccolti e con la conseguente gioia per tutte le creature viventi e in particolare per l’uomo, che poteva apprezzare i frutti della sua fatica, iniziata con le semine d’autunno, proseguita con i lavori primaverili nei campi ed quindi appagata dalla raccolta delle messi.
Ad agosto matura il nocciolo, albero al quale i celti, nel loro calendario arboreo avevano dedicato il periodo che va dal cinque del mese al primo di settembre. Il nocciolo è un albero discreto e frugale, che si protende verso la luce attraverso le vegetazioni più dense e sembra voglioso di offrire i suoi frutti in quantità; forma boschetti e le sue inflorescenze maschili sembrano impazienti di annunciare, dopo i rigori dell’inverno, la primavera, mentre quelle femminili, simili a stelline rosso carminio, sono le future nocciole, simboli della saggezza. Nella celtica battaglia degli alberi, del resto, “il nocciolo fu arbitro” tra i contendenti e non a caso la tradizione popolare gli attribuisce molte virtù. Di nocciolo è fatta la bacchetta magica, ma anche quella, biforcuta, del rabdomante e nella nocciola i celti collocavano la conoscenza delle arti e delle scienze, alla quale peraltro presiedeva il dio Lug, detto il politecnico, ovvero Samildanach, abile in molte tecniche.
Con agosto si passa dal periodo dell’agrifoglio, simbolo del re d’estate, al nocciolo, frutto della saggezza. A settembre ci aspetta la vite, albero della gioia, dell’allegrezza e dell’ira, sacra a Dioniso, annunciante l’equinozio d’autunno, la fine dell’estate e il declino del sole.

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