Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Lupo: luce o tenebra?

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:35 pm

Vuole la leggenda che nelle ricorrenze di Pentecoste, di S.Giovanni e di S.Lucia i licantropi, metà uomini e metà lupi, escano dai loro nascondigli e vaghino per i monti e per i campi.
La leggenda del lupo mannaro è presente nella tradizione di molti popoli e in alcuni casi il lupo viene considerato il capostipite, come il lupo grigio antenato di Gengis Khan. La lupa allatta a Roma i fondatori dell’Urbe, che in un certo senso possono quindi considerarsi licantropi.
Nella mitologia norrena il lupo è Fenrir, incatenato all’albero Yggdrasil, l’albero della vita al quale è appeso Odino. Fenrir riuscirà a spezzare le catene e divorerà il Sole, finchè il padre Odino non lo ucciderà in duello, venendo a sua volta ucciso. In questo caso il mito evoca la lotta incessante tra le tenebre (il lupo Fenrir) e la luce (il Sole), tra le forze celesti (Odino) e le forze ctonie.
Nella mitologia celtica il lupo veniva, al contrario, messo in relazione con il culto della luce. Il suo nome celtico era Bleitz e Belen o Belenus era il dio gallico della luce: Lug il luminoso, chiamato in questa sua forma dai romani Apollo.
Anche per i greci il lupo era simbolo solare: ______, (Lucos) dalla radice ___, lux, luce, mentre nell’iconografia cristiana assume i tratti del demonio.
Nel bestiario medievale è semplicemente un animale diabolico e nella psicologia è simbolo di forze incontrollate.
Il lupo, come simbolo di perfidia e di slealtà è presente nelle favole (… lupus in fabula). Famosa è quella di Fedro: “Superior stabat lupus, inferior agnus …”, con il lupo che gioca la parte del sopraffattore e dell’ingannatore. Altrettanto famosa quella che del lupo dipinge l’ingratitudine: la gru che gli aveva tolto un osso dalla gola viene, per tutta riconoscenza, decapitata con un morso. Universalmente noto è il lupo di Capuccetto Rosso.
Del lupo si dice anche che significhi vigilanza e prudenza.
Dunque l’animale ammansito da S.Francesco è simbolo quantomai bivalente. Le sue fauci sono quelle dell’inferno, ma al contempo è, come Fenrir, l’elemento che determina la fine del ciclo e innesca la rinascita.
Non è per caso che i licantropi escano dai loro nascondigli a S.Giovanni e a S.Lucia, come vuole la tradizione popolare. Sono questi i due punti dell’anno nei quali la tradizione colloca le date solstiziali (il solstizio cadeva a S. Lucia prima della riforma calendariale). Sono due date di inversione del ciclo e dunque due momenti di ambiguità, dove l’uomo-lupo, contemporaneamente razionale e irrazionale, educato e ferino, solare e ctonio, rappresenta il contorcimento del passaggio, la tensione tra due nature che si combattono, essendo costrette a convivere.
L’uomo celeste e l’uomo terrestre sono ben rappresentati in questo licantropo dalla doppia natura, che ulula alla luna nella notte, invocando la luce e che di giorno si nasconde al sole, aspettando con desiderio ferino la notte.

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