Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Marcus e Sestus sulle rive del Danubio

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:35 pm

Un bresciano ed un camuno. Due vite parallele. Una sorte comune in un lembo di terra della Bassa Austria.
Le vicende terrene del bresciano Marcus Matius Maximus e del camuno Sesto Aponio Valente si sono consumate quasi duemila anni fa, nel piccolo oppidum di Carnutum, fondato dai Celti sulle rive del Danubio, dove il fiume inizia il corso medio e sbocca nella pianura ungherese.
La posizione faceva di Carnutum, il cui nome ricorda le tribù galliche dei Carnuti e dei Carni, un osservatorio naturale del traffico fluviale.
Come ricorda Giuseppe Bonafini, in origine Carnutum faceva parte del Norico e venne inserito, con la vicina Vindobona (Vienna), nella provincia imperiale della Pannonia Superiore da Tiberio, nel 9 avanti Cristo.
Con Claudio (45-50 dopo Cristo) i soldati romani costruirono accanto all’antico centro norico un accampamento fortificato e più tardi, con Vespasiano (69-79 d.C.), i quartieri generali dell’esercito pannonico della Drava furono spostati sul Danubio e Carnutum e Vindobona divennero i centri organizzativi per le varie azioni militari.
Carnutum, in particolare, continuò a servire come punto di vedetta per le truppe di terra e per la flotta fluviale.
A Carnutum stanziarono varie legioni e tra queste anche la XIV Gemina Martia Victrix, nella quale furono arruolati, all’età di 24 anni, i due milites provenienti dalla terre bresciane.
Il bresciano Marcus Matius Maximus prestò servizio per circa sei anni e all’età di trent’anni passò a miglior vita, forse per una malattia, forse per le ferite.
Il camuno Sesto Aponio Valente morì invece a trentacinque anni, dopo undici di servizio nella legione romana e anche di lui ben poco si sa. Nulla è detto delle modalità e delle cause della sua morte, mentre appare certo che abbia, come il suo commilitone, lasciato disposizioni testamentarie affinché la sua sepoltura avvenisse nella terra dove aveva lasciato la vita. Due lapidi nei pressi di Carnutum, infatti, testimoniano della ventura terrena dei due soldati bresciani ed è attraverso di queste che possiamo avvalorare la presenza, peraltro continua, degli abitanti del territorio bresciano e di quello camuno.
Nelle lapidi della regione danubiana, tra le quali quelle di Carnutum, non è raro trovare riferimenti ad individui appartenenti alla tribù Fabia e a quella Quirina, alle quali erano iscritti rispettivamente i bresciani e i camuni.
Tuttavia dei milites Fabii o Quirini ben poco si sa, mentre di Marcus Matius Maximus e di Sesto Aponio Valente, arruolati a 24 anni nell’esercito imperiale romano e inquadrati della legione XIV Gemina Martia Victrix, si sa che duemila anni fa combatterono ai confini dell’impero e vissero in un antico villaggio celtico posto a guardia delle acque maestose del Danubio.
Due storie parallele, quelle dei milites bresciani, che vivono nella memoria affidata alla pietra, fissate, come le loro anime, in un mondo senza tempo e messe a guardia, per sempre, del lento fluire del fiume della vita.

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