Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Natale e Sol Invictus

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:36 pm

Natale è il giorno nel quale si celebra la nascita, una nuova vita, la ripresa del ciclo annuale, scandita dalla posizione del sole che torna a salire nel cielo, dopo il solstizio d’inverno. Il Natale, infatti, cade il 25 di dicembre, quarto giorno dopo il 21, il solstizio, e punto di svolta tra la fase di discesa del sole nel cielo e quella della sua rinascita. Al Sol Invictus, non vinto dalle tenebre, l’imperatore romano Aureliano (270-275 d.C.) aveva dedicato il giorno 25 di dicembre, nel quale la risalita nel cielo del Sole-Bambino cominciava a divenire percettibile all’occhio umano. L’agrifoglio, con il quale si adornano le case nelle festività natalizie, con le sue bacche rosse ricorda appunto l’astro nascente.
I culti solari, ai quali fa riferimento la festività natalizia, nel mondo romano si sono sviluppati nel mithraismo, contaminato dalla teologia astrologica dei caldei e dai riti e dalle credenze dell’Asia Minore. Mithra, nato da una roccia, nei pressi di un albero sacro e ai bordi di un fiume era, per i romani, figlio del Dio supremo e cooperava con Ormahzd (il bene, la luce) nella lotta contro Ahriman (il male, le tenebre).
Il culto solare di Mithra era presente anche nel bresciano, dove si intrecciava a forme celtiche. Ne danno testimonianza quattro dediche, due provenienti da Brixia e due dalla Valle Camonica.
Mithra è sempre chiamato latinamente Sol, con gli aggettivi a lui comuni di Invictus, a Brescia e Divinus a Breno. Al Dio Sole era dedicata una grande ara al centro di quella che sarebbe poi divenuta Santa Maria in Solario (monastero di Santa Giulia).
Nella teologia neoplatonica, per esempio in Giuliano l’Apostata (IV secolo dopo Cristo), il sole era considerato ipostasi di Dio.
La tradizione cristiana, infine, ha sovrapposto alle antiche credenze la nascita di Gesù, collocata temporalmente in modo simbolico proprio nel momento della rinascita del sole.
Di simbolo in simbolo, guardiamo al significato antico del vischio, che nei giorni di Natale appendiamo all’architrave delle porte in forma augurale. Il vischio di rovere, sacro ai celti, in quanto sospeso dalla terra e quindi dono del cielo, veniva raccolto con un falcetto d’oro e deposto in un lenzuolo bianco. La sua funzione era taumaturgica. Il vischio veniva indicato come ciò che “guarisce tutto” e in effetti era usato dai Druidi come medicamento.
Altro simbolo del Natale è l’abete, adornato dalle luci. Un albero, simbolo di vita e di rinascita, adornato dalla luce. L’albero di Natale è di tradizione nordica e ricorda insieme il frassino Yggdrasil, albero della vita e del mondo, e l’idea, diffusa nei popolo indoeuropei, della nascita dell’uomo dal legno. Se la pietra è il simbolo della vita statica, l’albero è soggetto a cicli di vita e di morte ma è dotato del dono della perpetua rigenerazione: è quindi il simbolo della vita, del divenire. Potremmo continuare, ma lo spazio è avaro. Ricordiamo solamente che il Pino è simbolo della fertilità e che la pigna, con i suoi pinoli, è segno di riproduzione e di fecondità.

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