Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Streghe e serpenti camuni

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:40 pm

Fate, streghe, serpenti che vivono nelle viscere della terra, gatti che ingigantiscono e giganti antropomorfi, sono gli abitanti del mondo leggendario camuno e popolano i campi, i boschi, la malghe della Valcamonica, temuti ed amati ad un tempo dalle genti del luogo, che ora, coinvolte dal progresso tecnologico, hanno in gran parte dimenticato il loro immaginario collettivo o lo hanno relegato nel ristretto cantuccio delle curiosità.
Sono in pochi a ricordarsi che nelle malghe della Val Saviore di notte si sentiva lo scalpiccio di due zoccoletti che si avvicinavano, ma quando si apriva la porta, per andare incontro agli zoccolanti, taceva ogni rumore e non si scorge anima viva.
Si racconta che nella Malga di Adamè, a mezzanotte in punto, entrava per la porta una vecchia signora, la quale faceva girare la caldaia sul perno e poi si ritirava. Nessuno ha mai osato interrogarla e quindi di lei ben poco si sa, ma non è improbabile che fosse una Silvana, abitatrice dei boschi ed esperta nelle arti casearie e domestiche.
Tra Ponte e Saviore c’è un prato che si chiama “il gatto”. La tradizione vuole che in quel luogo un cacciatore che perdeva messa ogni festa per cacciare la selvaggina abbia visto un gatto nero, che diventava sempre più grosso; gli sparò, ma inutilmente. Il gatto ingrossava a vista d’occhio e roteava i suoi occhioni grigi verso il disgraziato cacciatore. Fu tale la paura che questi morì sul posto poco dopo.
In un bait tra Cevo e Saviore si dice abitasse una strega fantastica, chiamata dai più la donna del giogo. C’è chi sostiene che dal bait uscissero canti, urli, suoni come durante una giostra. Chi avesse osato avvicinarsi avrebbe visto un lume in basso quando si trovava in alto e in alto quando si trovava in basso.
Si dice anche che sotto la Capella dell’Androla, a Cevo, ci siano delle cave di rame esaurite e ridotte a un intrico di caverne e gallerie profonde ed orribili. La leggenda vuole che nelle caverne e nei cunicoli si fosse stabilito un serpente dall’anello d’oro, che condivideva la ctonia abitazione con un popolo di streghe.
Queste fantastiche creature uscivano durante i temporali e ballavano sotto le intemperie, sui prati dell’Androla, le più strane ridde infernali.
Anche a Corteno, come del resto in quasi tutti i paesi della valle, si narra di rifugi dei “pagani”. Nella costa vicina alla chiesa parocchiale esistono delle gallerie sotterranee, forse adatte ad un antico castello, dove i Pagà si rifugiavano e dalle quali sortivano per fare delle razzie sui viandanti e sui “poveri cristiani” di Pisogneto.
I Pagà erano omaccioni dalle forme erculee e la tradizione popolare vuole che S.Carlo Borromeo, in visita a Corteno, riuscisse ad ammansire quei giganti (evidente l’allegoria relativa alla cristianizzazione dei pagani della valle). Da allora le gallerie furono abbandonate alla fantastica congiura delle streghe (ossia a chi, rifiutata la cristianizzazione, si era appartato in luoghi inaccessibili ai più).

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