Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Yule, il sole che rinasce

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 2:43 pm

Natale giunge a ricordarci i tempi della nascita e della rinascita: nascita del mondo e rinascita ciclica della vita.
In tutte le tradizioni troviamo spiegazioni mitopoietiche di come il mondo è nato e a queste spesso si accompagnano riti, festività, celebrazioni sacre.
Quasi sempre il Natale è associato alla rinascita del sole, e quindi al periodo solstiziale d’inverno.
Per stare alle tradizioni a noi più vicine, la Yule era la festa con la quale i Celti celebravano il sole nella “strettoia” del suo passaggio dal ciclo discendente, iniziato con il solstizio d’estate, a quello ascendente.
In epoca romana le festività natalizie cadevano nel periodo dei Saturnali, che si svolgevano tra il 17 e il 23 dicembre. Alcuni associano Saturno a Kronos, quindi al tempo, al divenire, che è la misura dell’epifania dell’Essere e il suo limite; altri hanno individuato nella possibile comune radice indoeuropea sat il parallelo con il dio vedico Satyavrata-Vaisvaswata, uno dei dodici Aditya che porta agli uomini il Veda, ovvero la Rivelazione primordiale mediante la quale, secondo il primo capitolo della Genesi, tutte le cose sono state create.
Un’altra radice del Natale è da ricercarsi nel Mithraismo, sviluppatosi con l’incontro con l’astrologia caldaica e arrivato a noi portato dai soldati romani. Mithra è il sole, che coopera con il Bene nella lotta contro il Male. Il Natale del Sole invitto fu fissato dall’imperatore Aureliano per il 25 dicembre, ricorrenza sulla quale si innestò poi la tradizione cristiana.
Questi alcune delle tradizioni che si richiamano soprattutto alla ciclicità della nascita.
Dei testi che invece parlano della nascita del mondo, ne offro alla vostra meditazione due: l’uno della tradizione abramica, alla quale si ispirano le tre grandi religioni del libro; l’altro della tradizione vedica.
“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era una massa senza forma e vuota; le tenebre ricoprivano l’abisso, e sulle acque aleggiava lo Spirito di Dio. Iddio disse: “Sia la luce”: e la luce fu” (Genesi).
“Non v’era allora né l’essere né il non essere,
non v’era né l’aria, né il cielo di sopra.
Che cosa dunque esisteva? E dove? Sotto la guida di chi?
Era forse l’abisso inscandagliabile delle acque?
Non v’era allora né morte né non morte;
né alcuna separazione tra giorno e notte.
Senza fiato respirava l’Uno per forza propria.
Nulla all’infuori di lui esisteva, e nient’altro!
Regnavano alle origini le tenebre ricoperte dalle tenebre,
quest’universo altro non era che onda indistinta.
Fu allora che, per forza del Kama (l’Ardore primordiale), l’Uno stesso nacque, vacuo principio ricoperto di vacuità”. (Rig-Veda X.129).
Da Oriente a Occidente.
Gli indiani d’America pensavano che Manitu, l’antenato della sacra pipa, prima della creazione del mondo vagasse su una distesa di acque, gridando e digiunando, in cerca del luogo dove sarebbe sorta la terra. Chiamò a raccolta le creature che già esistevano e la tartaruga riuscì ad individuare la Terra sotto le acque cosmiche. Manitu seccò la creta con la sua pipa e creò così il mondo visibile.
Per gli indiani fumare la pipa significa dunque ri-creare il mondo, in una cerimonia di rigenerazione. Un Natale d’altri luoghi, legato alla prima scaturigine della vita e al rinnovarsi ciclico della stessa.

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