Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Il Museo delle 1000 Miglia e i segni della storia

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:20 pm

Tombe romane e medievali - L’antica strada verso sud - Il porticciolo dei Benedettini - L’ara di Bacco - Anche il Naviglio Grande vuole la sua parte - L’antico mulino della cascina Piöé

di Silvano Danesi
e Piero Zizioli

Nel numero 15 di Apiarium, (vedi www.api.bs.it ), l’assessore all’Urbanistica del Comune di Brescia, ingegner Mario Venturini, in un’intervista rilasciata a Mario Baldoli ha dichiarato: “Abbiamo definito l’accordo con l’Associazione del Museo delle 1000 Miglia affinché il monastero si accompagni al ridisegno di aree circostanti, come il parco e la piazza davanti alla chiesa di Sant’Eufemia: vogliamo che il museo sia inserito in un territorio rivisitato. Sono in corso trattative con la Tamoil per spostare indietro il distributore di benzina. Lo spazio, ora occupato dalla Tamoil, diventerà un giardino pubblico: ciò significa un allargamento della piazza davanti alla chiesa per rendere l’ingresso a Sant’Eufemia più funzionale e corredare il borgo di nuova struttura di parcheggio”.
Buona notizia, in quanto consente di ridare finalmente, dopo anni di scempio, leggibilità storica e archeologica ad un’area di sicuro interesse, non solo per essere antistante al monastero benedettino, ma anche per la sua storia più antica.
Il naviglio, attualmente coperto, scorre parallelo al monastero e piega, in corrispondenza dell’attuale punta a ovest dell’area Tamoil. In questo punto, negli anni Trenta, sono stati effettuati ritrovamenti di antiche tombe, dei quali rimane memoria negli atti ufficiali.
“Nel corso dei lavori stradali furono rinvenute tre urne litiche cilindriche, in pietra di Botticino, contenenti i resti di cremati. Pertinenti al corredo di una di esse un balsamario in vetro e una pisside in corno. Sul coperchio due monete di Augusto. Nel terreno circostante sono stati recuperati un piccolo disco in bronzo, due piccole lucerne, alcuni balsamari in vetro, un’anfora e una ciotola fittili, una lucerna con bollo VI-BIANI, un chiodo in ferro. Probabilmente anche questi oggetti sono da riferirsi al corredo tombale. I materiali sono conservati a Brescia presso i Civici Musei d’Arte e Storia (ATS, nota della Direzione Musei di Brescia del 28.4.1934; Bezzi Martini 1987b, pp. 57-66 n.61)”[1].
“Per un tentativo di datazione della tomba è opportuno scindere il materiale “sicuro” dagli altri oggetti, che pur essendo stati associati al corredo, non sembrano avere alcuna analogia cronologica con esso. I due vetri riconducono all’ambito del primo secolo a.C. e in particolare alla prima metà, termine con cui concordano il rito, il tipo della tomba e, soprattutto, le monete con effigie di Augusto; al secolo successivo sembra invece attribuibile il materiale sporadico, in modo particolare la lucerna del tipo X del Loeschecke, con bollo Vibiani, che ebbe la massima espansione tra la fine del I e tutto il II secolo. Un’ulteriore precisazione è comunque impossibile, anche perché il frammento di terracotta azzurra, sicuramente non di epoca romana, fa ipotizzare la presenza di terreno rimaneggiato e inquinamento dei dati”[2].
Che la zona sia di sicuro interesse archeologico è direttamente suggerito anche dai ritrovamenti, importanti, fatti durante i lavori, ancora in corso, di sistemazione del complesso del monastero per adattarlo ad essere il “Museo delle 1000 Miglia”. Ritrovamenti dei quali Apiarium (vedi www.api.bs.it ) ha dato puntualmente nota. Un suggerimento altrettanto importante viene dal ritrovamento, del quale abbiamo dato notizia su Apiarium, di un’ara dedicata a Bacco.
Si tratta di una scoperta del 1830, avvenuta nei pressi della santella antistante il monastero. Durante i lavori di costruzione di una ghiacciaia venne trovata un’ara triangolare, dell’altezza di circa un metro, in marmo di Botticino. Su una delle facce era scolpito in bassorilievo un Bacco o un baccante con il tirso in mano.
Volgiamo, ora, lo sguardo verso, sud, con le spalle rivolte verso l’attuale accesso al Museo delle 1000 Miglia e possiamo intravedere ancora il tracciato della vecchia strada che collegava il monastero con l’attuale frazione Case di San Polo; è un breve tratto che conduce da viale S.Eufemia alla cascina-mulino Piöé, zona dove, tra l’altro, sono state trovate tombe tardo antiche. Va, a questo proposito, sottolineato che dal Naviglio Grande, che scorre oggi celato alla vista, si dirama ancora, come un tempo, da una “bocca”, un corso d’acqua che fino a non molto tempo fa alimentava la ruota del mulino, ancora visibile sul muro esterno della cascina Piöé.
Spostiamoci ora a est, lungo il muro perimetrale del monastero; arriviamo nell’attuale parco antistante la chiesa parrocchiale. In quel punto, pochi metri sotto terra, secondo testimonianze attendibili, dovrebbero trovarsi ancora ben conservate le strutture del porticciolo contiguo al monastero. I lavori di riassetto potrebbero, con opportuni sondaggi, mettere in evidenza i resti del porticciolo, quelli delle strutture romane e le tombe dei frati benedettini, presenti nell’area, come del resto è testimoniato anche da ritrovamenti degli anni Trenta.
Infine, va considerato che l’attuale chiesa parrocchiale, nel suo allineamento originario (ovest-est), ha l’entrata principale rivolta verso il monastero, mentre sul parco si affaccia la fiancata sinistra. Un lavoro opportuno di sistemazione dell’area, con restauro dell’abside romanica di San Paterio (chiesa collocata entro le mura del monastero), potrebbe restituire, anche alla chiesa parrocchiale, la sua prospettiva originale, attualmente completamente nascosta.
(giugno/luglio 2002)


Note

[1] Carta archeologica della Lombardia 

[2] Civici Musei di Arte e Storia

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