Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Una domus romana sotto la corte dei Colpani?

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:29 pm

Nella parte orientale di Sant’Eufemia, accanto all’antica “Aqva funtis” 
L’indizio? Una lapide trovata nel “castello”

L’abitato di Sant’Eufemia, come risulta evidente dalla cartografia e dai reperti archeologici, si è sviluppato in due nuclei, a est e ovest, in prossimità delle due fonti antiche.
Ancora ai giorni nostri gli abitanti del borgo usano i termini: “co dè ché” e “co dè là”, ossia “capo di qua” e “capo di là” per indicare i due nuclei principali, uniti dall’antica pista preistorica che correva al pedemonte, successivamente trasformata dai Romani nella via Emilia Gallica, poi divenuta, durante il dominio della Serenissima, parte della via postale di collegamento tra Brescia e Venezia.
A proposito della pista preistorica, va ricordato che questa, accostata al pedemonte (attuali vie Guerini, Pila, Noventa, 28 marzo e Parrocchia), dopo aver superato S.Eufemia, si avvicinava alla città, mantenendosi sempre ai piedi dei Ronchi, fino alla località dove si trova la Casa di cura S.Camillo, attraversava l’attuale via Turati e si raccordava, alla scaletta di testa di via Musei, con il tracciato del decumano massimo. All’altezza della Chiesa della Carità, la pista scendeva in Largo Martiri di Belfiore, attraversava Via Mazzini, entrava in Broletto e, facendo centro dove c’è la fontana nel mezzo del cortile, piegava a nord-ovest per Porta Bruciata e via S.Chiara e si dirigeva (Goletto, Costalunga) verso Mompiano.
Il nucleo occidentale di Sant’Eufemia è fortemente contraddistinto dalla presenza del monastero benedettino, costruito sulle rovine di un precedente insediamento romano.
La parte meno studiata del borgo e probabilmente la più antica è quella a est. Prendiamola, dunque, in esame.
Gli elementi essenziali da prendere in considerazione sono:

  • la presenza di insediamenti del neolitico, ancora in fase di accertamento (presso la località Grappe);
  • la presenza di un’antica fonte (attualmente purtroppo deturpata da un edificio in muratura), alla confluenza tra le attuali vie Lovatini, Indipendenza, e S.Orsola e affacciantesi, all’epoca romana, sulla via Emilia Gallica e, se andiamo indietro nel tempo, sulla pista preistorica;
  • la presenza, a sud est della fonte, dell’area sacra a Mercurio, della quale è stata data ampia documentazione sul numero 13 di Apiarium (www.api.bs.it );
  • la presenza di mulini e segherie nella parte attualmente a sud della Statale 11 (via Chiappa). Mulini e segherie di proprietà dei Colpani, vassalli del monastero benedettino di S.Eufemia;
  • la presenza di un antico portale medievale, identificato da Battista Bonometti, nella parte alta di via Guerini, già via della Valle, nella zona che per lungo tempo fu di proprietà dei Moneghini, famiglia di antico insediamento e annoverata tra i majores estimati;
  • la presenza delle proprietà dei Colpani, delimitate dalle attuali via Guerini, Indipendenza e Lovatini, dove recentemente sono stati identificati i resti di una torre databile al 1.200. Scrive in proposito Battista Bonometti[1]che della torre “sono rimaste ben visibili fuori terra le rovine di due lati contigui di muratura perimetrale: l’uno a costituire parte del muro di cinta, l’altro (un cantonale del primo) ad arredare, ricoperto di edera, il viale d’ingresso di Casa Provezza al civico numero 20 di via Guerini. … Se questo manufatto dovesse essere il “castrum” citato nel diplomatico del 1123 (come esecuzione non dovrebbe essere molto discorde) … dividerebbe – commenta Bonometti –, con alcune parti del monastero, la palma di costruzione più antica esistente” a S.Eufemia.

In via Guerini la domus di M.Nonio Assio Paulino Aspo?

Vediamo ora di approfondire l’ipotesi di Bonometti.
I resti della torre medievale sorgono lungo il muro di cinta della proprietà Provezza, già proprietà dei Colpani, ossia dei vassalli del monastero benedettino.
E’ possibile che la dimora dei Colpani e le relative pertinenze, racchiuse da un muro turrito, quindi fortificate, siano state costruite quasi contemporaneamente all’edificio del Monastero (1008) e che, come questo, siano state edificate su costruzioni più antiche, nel frattempo andate in rovina?
In proposito Isidoro Bianchi, nel suo testo sui “Marmi della collezione Picenardi” scrive: “Il dottor Prospero Martinengo citato dal Rossi ci fa sapere che dove ora si vede la Chiesa di s.Pietro in Oliveto vi fosse un giorno la casa degli Arrii e, lo prova con documenti, che si conservano nell’archivio del monastero de’ P.P. Benedettini di s.Eufemiae. Lo stesso Rossi poi da una iscrizione trovatasi in Castello s.Eufemiae (la corte dei Colpani? ndr), che incomincia Genio Arvorum Arrii, congettura che gli Arrii possedessero in questo luogo. Con tutto che la nostra iscrizione, trovata pure nel Castello s.Eufemiae, sia inedita, pure il nostro M.Nonio Arrio Paulino Aspro è molto noto in Brescia per altri suoi monumenti, dai quali si deduce ancora che egli ebbe molte cariche pubbliche. Primeramente da una di lui inscrizione portata dal Rossi pag. 51 si vede, che egli era molto divoto a Mercurio, avendogli dedicata un’altr’ara, sulla quale in allora gli piacque di indicare il motivo del suo voto, che fu la sua salute.

DEO. MERCURIO
M.NON.ARR
PAULINUS
APER.C.V.
PRO. SALUTE. SUA
V.S.L.M.

Quanto scrive il Bianchi lascerebbe pensare che la dimora fortificata dei vassalli del monastero benedettino sia stata costruita sulle rovine di una precedente domus romana: quella di M.Nonio Assio Paulino Aspo, il quale, essendo molto devoto a Mercurio, può ragionevolmente aver costruito la sua villa di campagna in un luogo ben ventilato, assolato, coltivato a vite e ulivi, alle pendici della montagna, accanto ad una fonte e, cosa più importante, nelle immediate vicinanze dell’area sacra a Mercurio.
Ma andiamo oltre.
Isidoro Bianchi, nello scritto citato, parla di un “castello s.Eufemiae”.
A S.Eufemia, dunque, c’era un castello? O si trattava, come ipotizza Bonometti, di un “castrum”?
La domanda per ora è senza risposta certa. Si dovrebbe indagare, “scavare”.
Tuttavia un ragionamento analogico ci può aiutare.
Nei territori assoggettati al monastero benedettino, gli abati, ad amministrare e controllare i loro beni e interessi avevano insediato dei gastaldi, ossia dei fattori-castellani.
A Rezzato, ad esempio, un castello, della cui esistenza v’è testimonianza sin dai tempi di Papa Innocenzo III (1113), era stato edificato a guardia e difesa del territorio circostante ed era abitato da un gastaldo, che amministrava le tenute degli Aabati di S.Eufemia.
Nel suo lavoro “La storia di Rezzato”, Domenico Piccinotti, in merito scrive: ” Nel 1019 Landolfo II vescovo-conte di Brescia acquista dall’arcidiacono Milone i territori di Botticino, Virle, Rezzato e Caionvico e li dona al monastero di S.Eufemia da lui fondato nel 1018. Contro l’abate di S.Eufemia si ribellò Lanfranco di Botticino che rivendicò la proprietà di alcuni territori. A sanare la vertenza intervenne allora nel 1022 Enrico II, imperatore di Sassonia, il quale tenne dieta (assemblea) nel territorio di Botticino non lontano dalla chiesa di S.Maria in Valverde confermando la proprietà dell’Abate Giovanni di S.Eufemia. Erano presenti il figlio dell’imperatore Corrado, i vescovi di Parma, di Traietto e di Cremona ed altre importanti personalità. I diritti di proprietà sul territorio di Rezzato venivano confermati allo stesso monastero da Papa Callisto II nell’anno 1123 e riconfermati da Papa Urbano III nel 1186. Nei due documenti si citano per quanto concerne Rezzato, la chiesetta di S.Pietro e il castello. ….. Per quanto riguarda il castello si è più certi della sua esistenza che della sua ubicazione. Della sua esistenza vi è testimonianza di Papa Innocenzo III nel 1133. Doveva trovarsi sopra la montagnola che sovrasta la parrocchia di S.Giovanni Battista. Era stato costruito a guardia e difesa . Erano tempi di continue lotte. Non doveva essere un gran maniero come se ne vedono sul lago di Garda o lungo le nostre vicine valli. Più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino ed a Virle ricordati nel placito (sentenza) di Enrico II. Il castello era abitato da un gastaldo, specie di fattore, che amministrava le tenute degli Abati di S.Eufemia. Ciò avverrà fino al 1299, anno in cui Rezzato si costituirà in libero comune. Pure a Virle nel 1150 c’era un gastaldo. Si chiamava Martino ed era figlio di Gherardo. Abitava nel castello di Virle ma probabilmente non dipendeva dall’Abate di S.Eufemia. L’Abate di S.Eufemia in qualità di feudatario esercitava quasi un potere assoluto civilmente mentre dal punto di vista religioso destinava il clero alle varie cappelle e le dotava di beneficio, vigilava su di esse con visite pastorali, ne fissava i regolamenti liturgici sostituendo quasi del tutto l’autorità vescovile e creando una diocesi nella diocesi. Lentamente l’Abate si arrogò una autorità che era superiore a quella che il vescovo-conte gli aveva concesso. Oltre alla chiesa di S.Pietro sopra il colle essi curavano il mantenimento della chiesa di S.Maria in Valverde e più tardi quella di S.Giovanni Battista. …. L’opera dei benedettini contribuì ad elevare le condizioni sociali ed economiche della popolazione. Con l’aiuto della popolazione contribuirono alla bonifica della Valverde, curarono l’assistenza spirituale negli Ospizi, fondarono ospedali. Quanto i benedettini hanno fatto a S.Giacomo è la testimonianza più evidente della loro opera in quel territorio”.
Da notare la descrizione che il Piccinotti fornisce del castello di Rezzato, laddove dice che non doveva essere un gran maniero come se ne vedono sul lago di Garda o lungo le nostre vicine valli. Piccinotti sottolinea che dovrebbe essere stato più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino e a Virle.
Il castello inoltre era abitato da un gastaldo a fattore, che amministrava le tenute degli Abati di S.Eufemia.
L’immagine del castello che emerge dalla descrizione è più simile a quella di una corte fortificata, abitazione di un fattore e dunque punto di riferimento dei contadini, deposito dei raccolti, area di lavorazione degli stessi: spremitura dell’olio, vinificazione, panificazione, ecc.


Il “castello”, ovvero la corte dei Colpani

In questo senso troviamo molte possibili similitudini con la residenza dei Colpani, quell’area a est di S.Eufemia che ancora oggi è interamente circondata da un muro e la cui entrata principale (attualmente in via C.Guerini, 20) era difesa da una torre: quella i cui resti sono stati scoperti da Battista Bonometti.
Dietro la “corte fortificata” o “castrum” o “castello” dei Colpani si trova una serie di case che termina in un cortile, indicato nelle mappe napoleoniche e austriache, come corte comune delle costruzioni che vi si affacciano.
Le case e il muro di cinta della “corte fortificata” si stringono a formare uno stretto vincolo (attuale via Guerini, già vicolo dell’Aia). Le abitazioni, per quel che è possibile ancora vedere, danno l’esatta sensazione di costruzioni un tempo adibite alle lavorazioni dei prodotti della campagna e alla macellazione. Nel cortile, un pozzo è ancora ben visibile e la vera è costituita da una pietra di frantoio. Costruzioni e corte interna erano, seppur non del tutto chiuse, evidentemente ben difendibili, dato lo strettissimo accesso ed erano evidentemente di pertinenza della “corte fortificata” dei Colpani, come indicano, del resto, le attestazioni di proprietà ancora presenti nell’800.
L’area a ridosso del pedemonte che si estende dall’attuale via Indipendenza fino all’imbocco della val Carrobbio era sostanzialmente di proprietà di poche famiglie. La proprietà più vasta era quella dei Colpani, dei quali abbiamo già fatto cenno. A nord la “corte fortificata” confinava, sostanzialmente, con le proprietà dei Moneghini.
I Colpani e i Moneghini sono menzionati nel “Registrum Contarenum” ( registro delle 99 bocche) del 1462, relativo alle bocche del Naviglio Grande. Oltre ai R.R. Monaci di S.Eufemia, troviamo il signor Elogio Moneghino, M. Pietro Colpano e M. Francesco Colpano.
Ritroviamo i Colpani alla fine del Settecento ancora citati come mugnai e vassalli del monastero.
Interessante notare che Colpani e Moneghini sono due cognomi (Gabriele Colpani e Eulogio Moneghini) che troviamo tra i firmatari di un documento del 20 febbraio 1628 relativo all’erezione della caserma – quartiere militare ad uso cavalleria in via Grapello (attuale via Pila, sede dell’Asl).
Nel testo di Giorgio Orlandi, “La Tela della pietà – Nella santella di Via Pila a Sant’Eufemia della Fonte” edito da “Amici dell’Arte – Sant’Eufemia della Fonte”, è riprodotta la dedica alla “Tela della Pietà” del sergente maggiore Antonio Missichd … Balich: “Sergente maggiore Antonio Missichd … Balich e sua compagnia fece erigere l’anno 1707?.
Dalla dedica si evince che nell’acquartieramento militare c’era una compagnia di cavalleria comandata da un sergente maggiore. E’ possibile notare la sopravvivenza del ricordo della postazione militare nella denominazione dell’osteria “Forte”, aperta fino alla fine dell’ultimo decennio del secolo scorso (1990 circa) pochi a pochi passi dall’edificio che ospitò la caserma.
“Alla fine del ‘600 – scrive G.C.Piovanelli – abbiamo notizia di una cosa molto interessante, e cioè che a S.Eufemia della Fonte c’è una stazione permanente del cambio dei cavalli che deve servire alla scorta militare dei corrieri da e per Venezia”[2].
Tra i firmatari del documento relativo ell’erezione della caserma, al quale abbiamo accennato poch’anzi, c’è Alessandro Forlani.
Nel 1673 Giacinto Monighino fu Terzio, ricco commerciante, con suo testamento, istituisce un legato (Legato Monighino) a favore della popolazione povera e tra gli esecutori del testamento ci sono Giovanni Forlani (zio) e Alessandro Forlani (nipote). In un documento del 1816 si richiama la Cappellania Forlani (probabilmente del Seicento)[3]. Le famiglie Colpani, Moneghini, Forlani sono dunque tra quelle ascrivibili alla categoria dei maggiori estimati e inoltre risultano legate strettamente alla comunità religiosa.


S.Eufemia – Dipartimento del Mella - Catasto napoleonico – Mappa napoleonica 1810 – centro urbano

Numero di mappale Indicazione proprietà tipologia note
82 Colpani Teresa fu Francesco casa di proprio uso
86 casa di proprio uso
90 Filippini Faustino, Colpani Angelo, Magro Giovanni, Rè Giovanni, Moneghini Giuseppe, Piozzi Francesco Orto
91 Colpani Angelo fu Francesco Nel 1812 risulta tra gli amministratore di S.Giacinto
92 Piozzi Francesco fu Saverio Casa d’affitto - zerbo con moroni
93 Piozzi Francesco fu Saverio Casa d’affitto
94 Moneghini Giuseppe fu Pietro Casa d’affitto e fienile Nel 1812 risulta tra gli amministratori di S.Giacinto
95 Rè Giovanni fu Pietro Casa di propria abitazione
96 Magro Giovanni Battista fu Giuseppe Casa d’affitto
97 Colpani Angelo fu Francesco Casa d’affitto
98 Filippini Faustino fu Paolo Casa d’affitto
107 Caterina Marchetti Maddalena fu Angelina zerbo con moroni – casa e corte di proprio uso – orto – brolo-

L’attuale via Lovatini non c’era e il muro segnava il confine con Caionvico. Il vicolo pertanto risultava senza sbocchi a monte.

Catasto austriaco 1852 Asb busta 2708

Numero di mappale Indicazione proprietà tipologia note
84 Volpi Pascolo vitato forte  
85 Volpi Pietro fu Francesco aratorio vitato forte  
86 Volpi Casa  
90   Corte unita  
91 Volpi Pietro fu Francesco casa con porzione di corte al numero 90  
92 Gorrini Pietro di Giuseppe zerbo  
93 Gorrini Pietro di Giuseppe casa con porzione di corte al numero 90  
94 Moneghini Benedetta q. Pietro, vedova Volpi Casa con porzione di corte al numero 90  
95 Ariazzi Luisa q. Celio Casa con porzione di corte al numero 90  
96 Carlassari Giuseppe q.Angelo Casa  
97 Volpi Pietro q. Francesco e figli Giuseppe, Angela ed Elisa Casa  
98 Minoni Giuseppe q. Francesco Casa  
107 Marchetti Casa  

Conclusioni provvisorie

L’insieme delle ricostruzioni storiche lascia pensare, con buona approssimazione alla realtà, che l’attuale casa Provezza, con ampio brolo, delimitata a ovest dalla via Cesare Guerini e a est dalla via Lovatini, fosse il “castello” di S.Eufemia, ossia la corte fortificata dei Colpani, gastaldi o fattori del Monastero benedettino e che questa sia stata edificata sui resti della domus romana di M.Nonio Assio Paulino Aspo.


Note

[1] “Comunità”, mensile della Comunità di S.Eufemia ­ n.6 ­ Giugno-Luglio 2001? 

[2] Gian Carlo Piovanelli ­ Piercarlo Morandi ­ Il monastero benedettino e la parrochhia di Sant’Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi” ­ Brescia ­ 1985 ­ Edita da Parrocchia di Sant’Eufemia. 

[3] Vedi in proposito Rossana Prestini ­ Sant’Eufemia della Fonte tra Settecento e Ottocento ­ Note di storia religiosa e civile ­ Brescia ­ 1990 ­ Ed. Parrocchia di S.Eufemia 

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