Silvano Danesi

Aprile 7, 2008

Il nodo di Salomone alla Trinità

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Nella parte più antica della chiesa della Santissima Trinità di Parzanica, ossia quella eretta sul romitorio sottostante, nella parete a sinistra dell’attuale entrata, ho avuto la ventura di scoprire, ossia di recuperare alla luce, togliendo la crosta che lo ricopriva, un graffito che ritengo significativo per ciò che rappresenta e per la sua facitura. Proprio in virtù di questo suo valore, lo vorrei dedicare a mia moglie, Donatella Salvetti, che vive ora nei “Campi verdi dell’eternità”.

Il graffito, in corso di analisi, rappresenta due persone, un uomo e una donna, inginocchiati di fronte ad un nodo di Salomone. Su un cartiglio, posto davanti alla testa del personaggio maschile, si legge AS f MC. Se quanto leggiamo corrisponde a quanto è scritto, siamo di fronte alla datazione del manufatto. A.S., infatti, secondo il dizionario delle abbreviazioni del Cappelli, potrebbe ragionevolmente significare annos, mentre la f factum e MC 1.100. Se così fosse, ci troveremmo di fronte ad un graffito su muro eseguito nel 1.100: una data, probabilmente assai prossima a quella dell’edificazione, su un preesistente oratorium, della parte più antica della chiesa. Del nodo di Salomone troviamo ampia e dettagliata documentazione negli studi del professor Umberto Sansoni, il quale ne indica il significato di “senso di perfezione, di legame con Dio, di sapienza e di giustizia assoluta, di realizzazione con risvolti magici e taumaturgici” . Da Umberto Sansoni e dal suo testo: “Il nodo di Salomone” (Electa) prendiamo alcuni riferimenti essenziali. Il simbolo, dalle valenze “magico cultuali” e dalle probabili origini celtiche (ripropone la forma degli intrecci), è molto diffuso in vari ambiti religiosi e, in ambito romano, ne troviamo prime testimonianze fra l’età giulio-claudia e la flavia (1° secolo avanti Cristo). Troviamo il nodo di Salomone nei corredi barbarici (Franchi, Burgundi, Alemanni, Avari, Longobardi) e, successivamente, nei decori lapidei. trinita.jpg

 
“Con i primi esempi già nell’ultima fase longobarda per chiudere verso l’inizio del x secolo, esso compare nei plutei, nei capitelli, negli archi, nelle mensole e nei pilastrini di abbazie, pievi e chiede urbane. Il fenomeno si manifesta principalmente in quell’area focale che va dalla Lombardia al nuovo stato pontificio, un’area dove si svolgono molti fra gli atti principali dell’epoca e dove già si incuba la rinascita del romanico”.
Non aggiungiamo altro, rinviando al Sansoni chi volesse approfondire l’argomento, se non la notazione che se volessimo trovare le radici del segno dovremmo riferirci al serpente (forza vitale, energia della terra) e a simbologie parallele, come quella della croce, dello svastica, dell’anello.
Torniamo, invece, al nostro nodo della Santissima Trinità di Parzanica, indugiando ancora un solo momento per dire, su suggerimento di Liliana Fratti, che un esempio interessante di nodo è visibile nella chiesa parrocchiale di Viadanica, località assai prossima a quella in esame.
L’aspetto interessante della scoperta sta nella sua singolarità, rappresentata dall’essere il nodo graffito su un muro intonacato, in un’epoca che ci pare di poter identificare, come s’è detto, nel 1.100. Vediamo, ora, di capire come potesse essere la chiesa della Santissima Trinità a quel tempo, premettendo che a Parzanica registriamo una significativa presenza longobarda, con la conseguente presenza dell’arianesimo e franca, dopo la conquista del luogo da parte delle truppe di Carlo Magno (i danesi) e con l’imposizione della concezione trinitaria.
Gabriele Rosa, nel suo saggio “La storia sul bacino del lago d’Iseo (Milano – 1892 – Tipografia Capriolo & Massimino) scrive: “Fra le famiglie popolari guelfe sorgono da Vigolo i Fenaroli arricchiti pel commercio del fieno per le cavallerie medievali.

La loro prima menzione risale al 1047. Possedevano anche nella vicina Parzanica, la cui prima menzione si trova in una carta del 1051, ma è assai più antica, perché alla di lei chiesa della Trinità si trovano ruderi detti Castei dei Pagà”. Da questa testimonianza sappiamo che nel luogo dove oggi esiste la chiesa della Trinità, in tempi ben più antichi del 1051, esistevano i castei dei Pagà, ossia luoghi fortificati, probabilmente castellieri, risalenti all’età del bronzo e del ferro.
Non è improbabile che questi luoghi fortificati siano stati usati anche successivamente, come in altri casi simili. Nel caso specifico potrebbero essere stati usati dai longobardi ariani nella loro lotta, perdente, contro le truppe carolinge.
I castellieri si sviluppavano su una superficie che poteva variare, ma generalmente racchiudevano uno spazio compreso tra i 200 ed i 1000 metri quadri e se ne distinguevano, sostanzialmente, di due tipi: di dimensioni piuttosto ridotte, adibiti a posti di osservazione o di difesa e di dimensioni maggiori, che ospitavano la popolazione di un intero villaggio.
Nel nostro caso, data la conformazione del terreno e l’evidente costruzione della chiesa su uno sperone di roccia, dal quale si ha una visione dominante l’intero panorama circostante, con lo sguardo che si estende dalla catena delle Alpi sino alla Pianura padana, dobbiamo riferirci alla prima tipologia, ossia a quella che caratterizza un posto di osservazione e di difesa e, probabilmente, anche di culto.
Possiamo a questo punto affermare che l’oratorium della SS.Trinità sorse sul culmine di una roccia denominato Mut dèi Pagà: un promontorio che si propone come possibile come antico luogo di culto e di osservazione astronomica, nei pressi del quale probabilmente esisteva un castelliere.
Qui ci sovviene un’altra testimonianza di Gabriele Rosa, il quale scrive (op.cit.): “I montanari intorno al Sebino continuarono sino al dominio dei Franchi il culto antichissimo di Saturno nei culmini detti poscia dai cristiani Pagà”.
Saturno è Cronos, che possiamo riferire al lemma greco Chronos, il tempo; è, infatti il tempo che trascorre, ma la radice Kron-Korn ci conduce al greco Koron_, cornacchia, che include anche il corvo (Korax). In latino abbiamo cornix, la cornacchia e corvus, il corvo, che troviamo (recentemente trasformato in aquila) nello stemma originario della comunità di Vigolo, località prossima a Parzanica. Il corvo è associato a molte divinità: Apollo, Saturno, Asclepio, Crono, Bran.
Il corvo è animale totemico del celtico dio Lug. Molte sono le sue epiclesi, ma soprattutto Lug, il luminoso, è associato al cervo (il Kernunnos camuno ne è un tardo esempio) e il cervo è associato al sole, alla sua rinascita. Come si raccorda Saturno con Lug? Secondo Margarete Riemschneider (La religione dei Celti, Società editrice Il Falco, Milano, 1979) “sono la stessa persona, poiché…. sono le stesse anche le feste a loro consacrate”. Il dio vecchio (Saturno) è l’altra faccia del dio giovane, il sole che rinasce, il dio bambino. Saturno sarebbe, dunque, il vecchio sole che lascia il posto al nuovo sole. Non è un caso che recenti studi sulle divinità egizie asseriscano essere Ra un nome riferito a Saturno, successivamente passato al Sole: forse un ricordo di antichissime configurazioni astronomiche. Margarete Riemschneider stabilisce un parallelo tra la festa celtica di Samuin (31 ottobre/1novembre, inizio del capodanno) e i Saturnali romani, che avvenivano un mese e mezzo più tardi. “Tutte e due le feste hanno in comune la tavola da gioco. A Roma durante la festa del Samuin i bambini celtici giocavano con la tavola da gioco, i romani invece in occasione dei Saturnali. … La tavola del gioco è attributo di Lug e di Saturno”. “Lug – scrive ancora Margarete Riemschneider – è una divinità dall’aspetto giovanile, ma spesso appare anche come un vecchio. …… Lug e Saturno hanno in comune anche un altro attributo: il cervo. Ovunque il cervo è l’animale della risurrezione. Presso i Germani appare al solstizio d’inverno”.
Possiamo, dunque, pensare, ragionevolmente, che l’antichissimo culto di Saturno al quale si riferisce Gabriele Rosa, fosse legato a Samain e al solstizio d’inverno (Yule).
Non riesce pertanto difficile pensare che questo antichissimo rito, risalente quantomeno all’età del bronzo (tornerebbero, a questo punto, i conti con i castellieri), nel V secolo, in presenza di Goti, Alemanni, Vandali che serbavano i culti di Odino, Thor, Irminsul, Iul, si sia perfettamente integrato con questi.
E questi sono i riti, i culti, le divinità con le quali si trova a fare i conti il cristianesimo, diffuso sulle sponde del lago d’Iseo dal vescovo di Brescia Vigilio (504), non senza resistenza da parte degli abitanti. I montanari, infatti, sostiene Gabriele Rosa, “resistettero ai riti nuovi sino a che le armi dei Franchi ligii alla Chiesa di Roma li costrinsero a cessare dai culti pagani”.
“Il cristianesimo al quinto secolo consolidandosi sulle rive del lago d’Iseo nei centri più commerciali – aggiunge Gabriele Rosa -, ordinossi per plebi, occupando sacelli gentili purificati con acqua santa, come ordina papa Gregorio Magno”. …. “Poscia si eressero anche fuori oratorii di legno e di frondi, che dopo il mille, diventarono parochie secondarie …..”.
Ora c’è da pensare che, contrariamente ad altre situazioni, l’oratorio denominato della SS Trinità, in considerazione della resistenza dei montanari e, in particolare delle genti di Parzanica e Fraine, che sembrano essere stati gli ultimi baluardi del paganesimo a cedere, sia stato eretto dopo la conquista franca.
Va considerato che sulla presenza pagana alla quale abbiamo diffusamente accennato, si è poi innestato l’ariensimo e non dobbiamo dimenticare, infine, che i Danesi, ossia coloro che vennero inviati da Carlo Magno a presidiare i possedimenti di Tour sul Sebino e in Val Camonica (e Parzanica era una sede significativa di questa presenza, in quanto luogo di residenza del Barigildo – vedi Parzè 2005), erano vikinghi e, dunque, per quanto al servizio dei Franchi e della loro volontà di imporre la Trinità, rimanevano uomini profondamente legati alle loro antiche tradizioni e, dunque, a Odino, Thor, Irminsul, Iol.
“Onde nessuna meraviglia – scrive a proposito Gabriele Rosa - se i pastori sui monti, a zone, a Parzanica, a Fraine, continuarono sino al decimo secolo a praticare riti pagani”. E probabilmente sono andati oltre, sia pure di nascosto, dopo che, come scrive Rosa: “Pel favore dei Franchi vennero sopite le ultime reliquie del paganesimo anche nei monti cingenti il lago d’Iseo, specialmente a Su, a Parzanica, a Fraine”.
“La caratteristica di questa chiesetta – scrive Albino Bordogna, nel suo Parzanica, edito dal Comune – è stata quella di essere non solo luogo di culto, ma anche di assistenza ad opera di religiosi “romiti” che offrivano ospitalità ai bisognosi, viandanti o meno, davano consigli ed aiuti agli abitanti, curavano, con i mezzi e i metodi dei tempi, i malati”. Secondo Bordogna la parte più antica della chiesetta sarebbe quella costruita sopra e a ridosso del romitorio, quindi quella più a ovest ed era più bassa e più piccola dell’attuale. Un ampliamento sarebbe avvenuto verso est, a lago, in tempi successivi, anche con la costruzione del campanile. Non è improbabile che gli affreschi che decorano la zona absidale siano coevi a tale ampliamento e che i riferimenti che si trovano nell’archivio parrocchiale (e che a dire il vero non ci aiutano molto) collocano nel 1.400.
Provvisoriamente possiamo, dunque, concludere che laddove oggi esiste la chiesa della Santissima Trinità vi fosse un antico luogo di culto e di osservazione dell’età del bronzo, delimitato da un castelliere; che la sacralità pagana dell’area si sia mantenuta sino al VI secolo; che in epoca longobarda questo luogo fortificato sia stato usato come ultima difesa delle genti ariane del luogo e che con la conquista carolingia sia stato dedicato, con un oratorium, alla Santissima Trinità. Successivamente, nell’XI secolo, fu eretta la parte più antica della chiesa ed è sulla parete di sinistra di questa che si trova il nodo di Salomone.
Notizie certe sulla data di costruzione sino ad ora non ve n’erano. Gli archivi parrocchiali ci restituiscono testimonianze approssimative e, probabilmente, inesatte, poichè fanno risalire la chiesa al 1.400, data più verosimilmente attinente al suo ampliamento. Ora, la scoperta del graffito raffigurante il nodo di Salomone, con il cartiglio indicante la data del 1.100, consente, se il dato è esatto, una migliore datazione della costruzione della parte più antica della S.S.Trinità.

Archivio parrocchiale di Parzanica
18 dicembre 1858
Relazione in occasione della visita di Petrus Aloysius Speranza, Episcopus Ecclesiae Bergomensis
Pro Orat° Trinitatis – Mensule altaris tabula lignea superimposiatur ut supra Petra sacrata tegatur nova tela cerata -
1881 – Relazione della visita di Gaetano Camillo Guindani – Vecovo di Bergamo - Oratorio della SS Trinità – Dichiariamo sospesa la Pietra Sacra dell’altare Maggiore; se ne provveda tosto un’altra. – Si accomodino i Candelieri dello stesso Altare Maggiore. – Agli Altari si metta il vasetto da gittarvi l’acqua usata dal Sacerdote al “Lavabo” della Messa. – Si faccia accomodare il Pulpito, sicchè non vi sia pericolo per il Predicatore, che vi ascende. – Sospendiamo l’Immagine del Crocefisso, che si ha sul Pulpito, se ne provveda un’altra.- Si portino via dalla Chiesa due quadri sì smarriti, che non si riconosce il soggetto, che rappresentano. – La Pianeta bianca si usi pel solo color bianco. O si provvedano altre Pianete di altri coloro, od all’uopo si portino dalla Parrocchia. – In Sacrestia si metta un inginocchiatoio e la Tabella per la preparazione alla S.Messa; e nel luogo, ove il Sacerdote si para, si metta la Tabella delle Orazioni, che dee dire nel vestire i Paramenti Sacerdotali.
27 maggio 1916
Relazione in occasione della visita del Vescovo di Bergamo Luigi Maria Marelli
Oratorio SS Trinità – Rimane sospesa la stola bianca usuale che vi si trova – La biancheria tutta di questo Oratorio deve essere riordinata e pulita – Si levi la figura d’angelo che si trova attaccata alla corda della lampada.
1930 - Relazione del Parroco Sac. Giacinto Foiadelli Oratorio SS Trinità – Trovasi sul culmine della montagna dominante il lago, a un mezzo di distanza ascendente, dove il popolo conserva devozione speciale. – L’oratorio della SS Trinità pare che risalga al 1.400. Nessun pregio. – omissis. -
1936 – Visita Pastorale – Avvertenze e questionario - Esistono: l’Oratorio della SS Trinità sul culmine della montagna dominante il lato est a _ di distanza ascendente, dove il popolo conserva devozione speciale. Nell’anno testè passato il N. Rev. Parroco fece delle riparazioni, mettendo a nuovo il tetto della Chiesa, il pavimento, unendovi alle altra due stanzette, che servono da dimora al Romito, altre due. Da chi venisse eretta, non si hanno in Archivio notizie riguardanti la erezione di detta Chiesa, per la distruzione dello stesso, e nemmeno la data, quando venisse benedetta, sembra che risalga al 1.400.
1950 – Elenco suppletivo degli Oggetti d’Arte Sacra della Parrocchia di Parzanica, compilato in occasione della visita pastorale del Vescovo Adriano Bernareggi. Oratorio della Trinità – Crocifisso: affresco del ‘500, nell’abside. – Madonna con bambino, Padre Eterno in alto, e Spirito Santo: sotto S.Domenico e S.Giuseppe: pala dell’altare – sec. XVIII?

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