Silvano Danesi

Aprile 23, 2008

Brevi note storiche sulla Massoneria bresciana

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Le origini della Massoneria bresciana sono incerte. Le prime avvisaglie di un interesse locale nei riguardi dell’attività massonica sono relative ai fermenti rivoluzionari della seconda metà del Settecento, che traevano alimento dallo spirito rinnovatore dell’illuminismo e dai prodromi della rivoluzione francese, anche se la prima loggia della quale si hanno notizie frammentarie risulta legata alla Massoneria templare della Stretta Osservanza. Nel 1765 Brescia risulta massonicamente dipendente dal Priorato del Monferrato, mentre la zona del Garda gravita sulla  Massoneria veronese.Di una loggia bresciana, della quale non si conosce il nome,  si ha notizia nel 1773, quando si apprende che essa era in relazione con la ‘Grande Loge des Maîtres’ di Lione. Testimonianza dell’esistenza di una loggia bresciana legata alla Massoneria templare tedesca, della quale erano membri Rutilio Calini, Alemanno Gambara e Faustino Lechi, si ha nei testi del Francovich e del Soriga. “In quegli stessi anni - scrive infatti Francovich - esistevano sul territorio veneto: a Verona, una loggia di fondazione inglese (patente n. 439): ‘La vraie lumière’ ed una analoga a Vicenza: ‘I veri amici’. A Padova invece esisteva già una loggia scozzese, praticante cioè gli alti gradi, intitolata ‘L’amore prossimo’, di cui si ignora sia il nome dei promotori sia la data di fondazione. Infine, esisteva a Brescia una loggia - di cui si ignora il nome - la quale sembra essere stata in contatto con la Grande Loge del Willermoz”. I massoni bresciani nel Settecento si identificarono in molti casi con i rivoluzionari e con i giacobini, come quelli che il 18 marzo 1797, al comando del massone Giuseppe Lechi, costituirono la Repubblica bresciana.Di probabile ispirazione massonica fu il “Casino dei Buoni Amici”, fondato nel marzo del 1792 da alcuni nobili bresciani. La prima testimonianza certa della presenza nel bresciano della Massoneria in forma organizzata riguarda, agli inizi dell’Ottocento, la Regia Loggia Amalia Augusta (dedicata ad Amalia Augusta Beauharnais, moglie di Eugenio Beauharnais) all’Oriente di Brescia, nata a Milano per opera dei massoni della loggia Josephina e dipendente dall’Oriente di Milano. Tuttavia le prime notizie di attività organizzata di massoni a Brescia si hanno in relazione alle frequentazioni, da parte di nobili e di letterati, del salotto della contessa Bianca Uggeri della Somaglia, il cui genero, il conte Rutilio Calini, risulta, così come i conti Alemanno Gambara e Faustino Lechi, affiliato alla Massoneria.Notevole è la presenza bresciana nel primo Grande Oriente costituito a Milano nel 1805, sotto la direzione dello stesso vicerè Eugenio, al quale il bresciano Giuseppe Lechi “aveva ceduto il posto di Gran Maestro”. Nel Grande Oriente fondato nel 1805, di derivazione francese, ebbero cariche dignitarie i bresciani generali Mazzuchelli, Giuseppe e Teodoro Lechi e il barone Antonio Sabatti. Nel giugno del 1805 il generale Giuseppe Lechi, “Gran Maestro del Grande Oriente”, intervenne ad una seduta di cinque logge milanesi e di quella bergamasca, dichiarando di essere incaricato “di unire i due Grandi Orienti (quello costituito a Milano e quello operante presso la divisione dell’Armata d’Italia nel Regno di Napoli, ndr) in uno solo e medesimo corpo”  per fare della Massoneria  un unico ‘centro di luce’ in Italia.Le logge dipendenti dal Grande Oriente d’Italia erano allora 13 in tutto: di cui cinque a Milano e una a Bergamo, una a Verona, l’Arena e una a Taranto. Le altre, tutte militari, a Napoli. Decretata l’unione tra le Grand Orient d’Italie e le Grand Orient de la Division militaire du Royaume d’Italie dans le Royaume de Naples, sottoscritto nel 1805, la sede viene fissata a Milano .La loggia Amalia Augusta, all’Oriente di Brescia, di rito scozzese, venne inaugurata nel 1806. I fondatori furono Nicolò Bettoni (tipografo), Gaetano Castellani (medico), Francesco Filos (giudice), Iacopo Pederzoli, Antonio Porcari, Antonio Sabatti, Luigi Scevola (abate) e Girolamo Vidali. Il Tempio fu eretto in Contrada della Salute alla Carità, (vicolo S.Zanino), nel palazzo degli Uggeri. Un’altra probabile sede delle riunioni della Amalia Augusta fu villa Richiedei a Gussago. Probabilmente chiusa la Loggia Amalia Augusta a seguito della proibizione austriaca, l’attività della Massoneria bresciana riprese con l’unità d’Italia, in sintonia con la rinascita della presenza massonica su tutto il territorio nazionale ed ebbe tra i suoi maggiori esponenti Giuseppe Zanardelli. Nel 1863 troviamo attive due logge, l’una denominata ‘Cenomana’, con a capo il conte Enrico Martini di Crema, la seconda denominata ‘Arnaldo’, con a capo l’avv. Luigi Botturelli, direttore del giornale ‘La Sentinella Bresciana’. Di Rito scozzese antico accettato, la Regia Loggia Arnaldo nacque nell’ottobre del 1863 e tra i suoi fondatori annoverò il dottor Francesco Feliciangeli (Sovrano Principe del Real Segreto), emigrato romano residente a Torino, ex ufficiale garibaldino, Erminio Pescatori (Sovrano Principe Rosa Croce), il letterato Giovanni Fontebasso, il veronese Francesco Fermignani, Luigi Marchetti, il cav. Antonio Legnazzi, il dottor Luigi Alemanni, Luigi Zavarise, l’avv. Alessandro Legnazzi e Alessandro Tommasi. La loggia risulta ancora attiva nell’annuario del Grande Oriente d’Italia nel 1909, quindi dopo la scissione di Piazza del Gesù, quando la carica di Maestro Venerabile è ricoperta da Antonio Carella e nel 1914, quando il Venerabile è Giovanni Plebani. Nel 1860, come già accennato, si ha notizia della costituzione a Brescia di un’altra loggia, la “Cenomana”, di rito francese, che ebbe tra i suoi promotori il conte Enrico Martini di Crema. Di questa loggia si hanno pochissime notizie, probabilmente anche per la sua breve vita. Ad un certo punto della sua esistenza la Cenomana, come testimonia un’informativa prefettizia, sarebbe anche stata sul punto di fondersi con la Loggia Arnaldo. Di altre logge all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia non si ha notizia certa. Pare tuttavia che nel 1882, pochi mesi prima dell’inaugurazione del monumento ad Arnaldo, l’ex duumviro avvocato Carlo Cassola avesse dato vita, con l’aiuto di Gabriele Rosa, ad una loggia con lo scopo di riunire i massoni dispersi.Nel 1914, attiva ancora la loggia Arnaldo, della quale era al tempo Maestro Venerabile Giovanni Plebani, il numero consistente dei massoni  bresciani (512 tra i 20 e i 40 anni) fa pensare all’esistenza di 5 o 6  logge e dunque anche alla presenza di officine all’obbedienza della neonata Gran Loggia d’Italia di Piazza del Gesù.  I nomi delle logge non sono noti, ma oltre alla Arnaldo, pare sia esistita una loggia  intitolata a Cola di Rienzo, il cui Maestro Venerabile sarebbe stato il medico provinciale dottor Tullio Bonizzardi, già Maestro della Arnaldo. Negli anni immediatamente precedenti il fascismo troviamo attiva la loggia Cesare Abba , chiusa nel giugno del 1925, a seguito delle leggi contro le associazioni segrete. In attività anche la loggia “Stella d’Italia”, (di rito scozzese e appartenente all’obbedienza di Piazza del Gesù), che nel 1924 fece professione di fede filogovernativa. All’indomani della Liberazione, con il venir meno delle leggi fasciste, la Massoneria bresciana  uscì dal sonno ufficiale cui era stata costretta nel 1925 e riprese la sua attività. Massone fu il primo sindaco di Brescia, Massimo Avanzini, che ricoprì la carica dal 25 aprile all’8 maggio, passando poi il testimone a Guglielmo Ghislandi. Nel 1945 riprese i lavori la Loggia Ettore Busan,5 all’Oriente della Valle del Mella, iscritta con il numero 57 negli elenchi del Grande Oriente d’Italia e il cui Maestro Venerabile era Filippo Grasso, primario chirurgo dell’ospedale militare di Brescia dal 1918 al 1925. Chiusa la Ettore Busan 57, per qualche anno, per quanto riguarda la Massoneria bresciana all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia, funzionò solamente un “triangolo”, formato da ex appartenenti alla disciolta loggia e che si appoggiava ad una loggia di Mantova. La ripresa dell’attività organizzata si ebbe all’inizio degli anni Settanta, con un incontro all’Hotel Vittoria, auspice il Gran Maestro aggiunto del Grande Oriente Bianchi, di alcuni bresciani iniziati dal Gran Maestro Gamberini alla loggia romana Propaganda 2 ( prima che questa fosse deviata da Licio Gelli e quando era ancora alle dirette dipendenze del Gran Maestro), con alcuni massoni bresciani operanti a Verona e con quelli provenienti dalla Ettore Busan, i quali per qualche tempo avevano formato il triangolo. I  bresciani che arrivarono da Roma (Aldo Sanzogni, Pierluigi Bossoni, Gian Luigi Berardi, l’ex comandante partigiano Antonio Parisi, Domenico Lusetti, Roberto Salvi e Francesco Loda) avevano come loro leader il professor Edoardo Ziletti, che ben presto diventò l’animatore e il Maestro Venerabile della loggia Zanardelli 715, costituita ufficialmente nel 1971.  La loggia, che risulta attiva ancora nel 1975, chiuse poco dopo la morte del professor Ziletti, nella cui casa a Botticino aveva sede il Tempio. La sua demolizione ufficiale è datata 2 dicembre 1977.Nel 1972, oltre alla Zanardelli 715, risulta attiva anche la loggia Tito Speri 754, della quale si ha notizia anche nel 1975, anno in cui compare negli elenchi ufficiali del Grande Oriente d’Italia anche la  Loggia Zanardelli 840, diretta dal Maestro Venerabile Adelino Ruggeri. La Zanardelli 840 era all’obbedienza di Piazza del Gesù ed è confluita nel Grande Oriente d’Italia all’epoca in cui era Sovrano Gran Commendatore il generale Augusto Piccardi, mantenendo il nome.   Dopo un periodo di vuoto, venne costituita, nel 1978,  la Loggia Leonessa Arnaldo 951, attualmente in attività all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia. Nel 1945 riprese la propria attività anche una loggia alla quale risulta affiliato Basilio Gnutti: un’appartenenza questa che colloca l’officina nell’Obbedienza di Piazza del Gesù, alla quale Gnutti ha sempre fatto riferimento, anche durante il periodo fascista. L’attività massonica di questa loggia, alla quale il Gnutti riprende a partecipare peraltro solo nel 1948, avviene in casa di Pasquale Astiriti, in piazza del Duomo. Se si esclude la debole traccia dell’attività massonica in casa Astiriti, per arrivare ad una testimonianza certa di una presenza organizzata di massoni all’obbedienza di Piazza del Gesù, o meglio , della  Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Obbedienza di Piazza del Gesù, palazzo Vitelleschi - si deve arrivare al 14 febbraio 1971, quando un gruppo di 9 “fratelli” e “sorelle”, per la precisione 4 donne e cinque uomini provenienti dalla loggia Principi Rosa Croce di Milano, costituisce in casa del general Sandro Piazzoni la loggia Atanor. Figura di primo piano della Massoneria bresciana di Piazza del Gesù in questi anni è il medico Lamberto Catalano. Nel 1972 gli aderenti alla loggia neo-costituita acquistano il Tempio, che viene inaugurato il 19 marzo, con la presenza delle più alte autorità massoniche nazionali. Negli anni seguenti dalla Atanor prende origine la Cidnea, che a sua volta dà vita all’Eraclea. Quest’ultima, infine, fonda la Virgilio. Giungendo, finalmente, ai nostri giorni, la Massoneria bresciana, come si può ben vedere dalla tabella che pubblichiamo in questo stesso numero, è parecchio attiva, con logge appartenenti a varie obbedienze (vedi tabella nella pagina accanto).Per quanto riguarda Bergamo nel 1805 troviamo attiva l’Unione (o la Riunione), dedicata, probabilmente alla riunificazione dei due Grandi Orienti che diedero vita al Grande Oriente d’Italia.  Probabilmente chiusa l’Unione, nel 1880 troviamo in attività la Pontida e poi, nel 1923 la Adolfo Engel. Nessuna notizia fino al 1964, quando è attiva la Pontida 65, alla quale si aggiunge, nel 1965 la Pitagora 217. Dal 1970 e fino ai giorni nostri troviamo in attività la sola Pontida 65. Per quanto riguarda la Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. bisogna aspettare il 1987 per avere la G.Carducci alla quale si aggiunge, nel 1989, la Ludwig Van Beethoven.

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