Silvano Danesi

Aprile 23, 2008

Il sovracamino esoterico di Ugo Da Como

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L’immagine che segue è la riproduzione di un dipinto eseguito da Gaetano Cresseri (1870-1933) sul sovracamino della biblioteca della “Sala di lettura” della casa di Ugo da Como in Lonato (Brescia). Dipinto il cui tema è: ” Fiamma della Sapienza”. Il locale nel quale l’opera è stata collocata, essendo un luogo di studio e di meditazione, giustifica la simbologia evidente, relativa alla fiamma del sapere: giovani che studiano seduti in basso; la fiamma alimentata dall’olio versato nella lampada da una figura femminile le cui caratteristiche e la cui posizione riportano a Sophia, alla Conoscenza; un cerchio di alloro che induce a pensare all’onore e al riconoscimento che derivano a chi si dedica agli studi. La scritta: “Così, tra gli allori e gli olivi, si alimenta la fiamma del sapere”, infine, evoca non solo la quiete della mente, indotta alla meditazione, ma anche e di conseguenza l’illuminazione dell’anima per opera della Luce divina.
Scrive Alfredo Cattabiani (Erbario) di come il lauro “assuma le sembianze di Dafne vinta dall’amore di Apollo, dell’anima illuminata dallo Spirito e della Sapienza mediatrice tra il cielo e la terra, ma non disdegni con i suoi ramoscelli di incoronare il capo di poeti e imperatori e di ispirare indovini”. Dell’olivo (Cattabiani) dice essere l’Albero della Vita e il simbolo della Luce divina e del Paradiso degli eletti.
Il dipinto è collocato in una sala che fu frequentata dagli amici di Ugo Da Como, i quali vi si intrattenevano negli studi e in conversazioni dotte. Una sala che, da molti indizi, si prestava ad essere trasformata, all’occorrenza, in un tempio massonico. (Per ulteriori informazioni sulla Dimora di Ugo Da Como consultare le pubblicazioni della Fondazione Ugo Da Como in Lonato).
In questa sede tenteremo di rispondere alla domanda se il dipinto del sovracamino sia in qualche modo in relazione con interessi ed attività iniziatiche e se lo siano anche le molte rappresentazioni di Iside distribuite in vari luoghi dell’abitazione di Ugo Da Como, nonché i numerosi simboli presenti nelle pareti, interne ed esterne, nel giardino, nella biblioteca.
Per capire se l’ipotesi è convalidata, passiamo ad esaminare il dipinto cercando di leggerne i significati arcani e di interpretarli con l’ausilio degli strumenti offerti dalla geometria sacra, dalla numerologia e dalla “lingua verde”, ossia il linguaggio alchemico, che si avvale delle analogie, delle omofonie, dell’enigma.  
Dobbiamo premettere che nel periodo in cui Ugo Da Como (1869-1941) fece inserire nella sua abitazione e nelle pertinenze (giardini, foresteria, muri di cinta, ecc.) le simbologie in esame, gli studi esoterici sull’Egitto erano all’attenzione dei circoli iniziatici europei.
Nel 1798 il massone Napoleone aveva condotto una spedizione in terra d’Egitto che aveva dato luogo a ritrovamenti importanti, primo fra tutti la famosa stele di Rosetta che, nel 1882, aveva consentito a Champollion di decifrare la scrittura geroglifica, dopo molti secoli di assoluta incomprensione della stessa. I sapienti al seguito di Napoleone avevano, tra il 1809 e il 1880, compilato la monumentale “Déscription de l’Egypte” che aveva dato nuova materia di studio ai ricercatori di tutto il mondo. Nel 1814, in Francia, i fratelli Bédarride avevano fondato, in ambito massonico, il rito di Misraim. Marc Bédarride era un ufficiale dell’armata napoleonica. Nel 1838 a Parigi, Etienne Marconis, figlio di un ufficiale napoleonico, aveva fondato il rito di Memphis.
L’interesse per l’Egitto ed i culti isiaci era peraltro rimasto vivo nei secoli, tra i circoli iniziatici, anche grazie alle opere dei classici, come Platone, Plutarco, Apuleio e molti altri che, sia pure in modo frammentario, avevano dato testimonianza dell’importanza della cultura dell’antica Terra Nera, ossia Kemi, poi divenuta in arabo Al Kemi, termine dal quale deriva Alchimia, la disciplina madre dell’esoterismo degli ultimi venti secoli.
Iniziamo, dunque, la nostra analisi, partendo proprio dall’opera del Cresseri, collocata su sovracamino della “Sala di lettura”.

La forma trapezioidale del sopracamino è inscritta in un quadrato (165×165)

Nel dipinto si identificano tre possibili livelli, qui indicati  dalle righe orizzontali rosse, che potrebbero, ragionevolmente, riferirsi  ai tre gradini della conoscenza:
  • il più basso, pratico, dell’uomo, delle leggi;
  • il mediano, della filosofia;
  • il superiore, divino, dello Spirito.
I tre livelli della sapienza avevano uno stretto legame con i tre gradi della conoscenza indicati da Marsilio Ficino:
  • Imaginatio (immaginazione in rapporto agli eventi naturali);
  • Ratio (ragione, in relazione alla sfera dell’umano);
  • Mens (mente, in relazione a tutto ciò che corrisponde al divino).

Identificazione della geometria sottostante

Triangolo bianco: è un triangolo rettangolo (90 gradi al vertice ­ 2 per 45 gradi alla base) -  Il vertice del triangolo è sul cuore, dove arde la fiamma (vedi l’analogia con l’immagine di Iside nella grotta qui a fianco).

La simbologia dell’angolo retto  richiama la rettitudine, la rettitudine del cuore, la conoscenza del cuore, che dal cuore della figura femminile scende a quello dei fanciulli seduti sul gradino.
Il numero è il nove: 90°, 45° (4+5=9), 45° (4+5=9). Nel triangolo 3 volte nove: 999. 
Il nove, pest in Egizio, è omofono di  illuminare, risplendere.
Risplende la fiamma del cuore e illumina.
Tre volte significa elevamento alla massima potenza, dunque: 999 il cui significato è  la Somma Illuminazione.Il 45 e il suo numero speculare, il 54, hanno un significato molto particolare. Con il numero 4, rappresentabile anche con un rettangolo, si allude ad un equilibrio che certamente si raggiunge con la morte, anche se non si preclude la possibilità che possa essere raggiunto in vita.
La via per raggiungere in vita quella stessa condizione pare sia indicata dal numero cinque, l’amore, rappresentato con il geroglifico della stella a cinque punte  
la cui dizione è ?u, contenuta nel numero 4 f?u. I pitagorici chiamavano il cinque assenza di contesa, in quanto concilia il dispari (tre) con il pari (due).(1)
5+4=9 e il 9 è numero legato all’illuminazione (pest o pestch è illuminare, splendere) e all’avvenuta realizzazione degli equilibri cosmici.
999 è anche 111 per tre al quadrato e 111 è il simbolo numerico dell’Uno-Trino.

111

Il triangolo equiangolo è la rappresentazione geometrica del concetto di Uno-Trino, ovvero di 111 e costituisce l’unità - forma elementare della manifestazione.
60X3=180 8+1=9 9=3X3 111X111=12321=333 x 3 = 999
54 è 50+4
50 è Taiu. Taiu è anche il mondo, la Terra. Tai-t è il tessere, così come la porta, il portale
“Quindi il 50 indica la via da percorrere durante l’esistenza terrena per comprendere il profondo significato dell’amore, che non deve essere solo spinta emotiva ed istintiva, ma deve scaturire da una volontà cosciente e quindi essere coltivato, tessuto giorno dopo giorno; tale itinerario per l’Egizio è l’unico che consente di attraversare la porta della più profonda conoscenza concessa all’uomo”. (2)
54 è specchio di 45.
45=40+5
Cinque (5) è l’amore.
Quaranta (40 - hem  - hemu è il timone - hem-t è la moglie) è il processo monodirezionale, la giusta strada da percorrere per giungere allo scopo, che è la conoscenza.

Sintesi

La giusta strada (40) per raggiungere la conscenza è quella del cuore, dove splende la fiamma dell’amore (5). Seguendo questa strada con equilibrio (4) si raggiunge il portale (50) della Somma Illuminazione (999).
Neter di riferimento: Maat (rettitudine, giustezza, equilibrio, ordine dell’universo) ­ Ordo ab chao, ordine dal caos -
Triangolo rosso: 76 gradi al vertice, 52 gradi X 2 alla base  
La capacità di vedere ciò che è arcano attraverso il terzo occhio.
I lati del triangolo seguono la regola della “vescica piscis” (nel linguaggio pittorico: la mandorla), uno dei fondamenti dei rapporti dimensionali della pianta di numerosi templi egizi e, in seguito,di molte opere architettoniche e pittoriche.

Il triangolo ACD è la sezione piramidale di Cheope (51° 51′ l’inclinazione) Il lato CD risulta essere 1,618 volte la metà della base.

 
In termini esoterici la vescica piscis si può collegare allo stagno (acqua) che contiene il loto (triangolo nella schematizzazione egizia ­ fuoco) e dal loto, secondo la mitologia egizia, è nato Ra.
Ra, il sole, il fuoco, è dunque creatura dell’acqua dell’Oceano primordiale (Neith).
Nello stesso tempo il triangolo equilatero-equiangolo contenuto nella vescica piscis è misura di tutte le cose.
Immagine
Il triangolo ACD è la sezione della piramide di Cheope. Il lato CD risulta essere 1,618 volte la metà della base. (3)
CD=BC X 1.618

(165×1,611)/2 = 133,485 (esattamente le misure riscontrate nel triangolo sul sovracamino)
1,681 è il numero aureo ed è legato alla Serie di Fibonacci
I numeri della piramide di Cheope sono:
base = 440 cubiti 40×11
altezza = 280 cubiti 40×7
il rapporto tra base e altezza è dunque 11/7  
11/7 = 1.5714285 ossia un mezzo di p greco 3,14
22/7 è il modo di calcolo approssimato egizio del 3,14
 

La Serie di Fibonacci

1   1   2   3   5   8   13   21   34   55   89   144   233, ecc.

  • La somma di due numeri contigui forma il numero successivo della sequenza: 2+3=5; 13+21=34; 89+144=233; etc..
  • Il limite che tende ad infinito del rapporto tra il numero e il successivo è uguale a 0,61803
  • Il limite che tende ad infinito del rapporto tra un numero e il suo precedente è uguale a 1,618
  • Il rapporto di un numero per il secondo che lo precede è sempre pari (tendente a) 2,618, che è il quadrato di 1,618

Il diamante sulla fronte della donna è appena sopra il vertice del triangolo, così come sopra la piramide c’è Sirio, Sothis, SPDT, la stella principale della costellazione del Cane Maggiore che corrisponde a Isis, la dèa Iside (Ast in Egizio).
In un testo dell’epoca tarda Isis dice: “Io sono colei che sorge nella Stella Cane Sirio. Sono colei che le donne chiamano dèa. Io separai la terra dal cielo. Indicai i sentieri delle stelle. Regolai il corso del sole e della luna”. (4)

Iside ­ Sothis ­ è forma immanente della Dèa Neith, in quanto, come Osiride (forma immanente di Amon), partecipa alla vita degli uomini.
TIBI UNA QUAE ES OMNIA DEA ISIS (A te, Una, che sei Tutto, o Dèa Iside). Testo trovato su un altare a Capua da Athanasius Kirker.

Iside è la donna-serpente che diventa l’ureo, il cobra femmina che difende il faraone (vedi Uto).

La dèa cobra Uto.

L’immagine del serpente arrotolato è riscontrabile all’ingresso dell’abitazione di Ugo Da Como, in un bassorilievo incastonato nel muro di cinta.

 
I due triangoli bianco e rosso, ossia il triangolo rettangolo (l’angolo retto è fondamento di ogni costruzione ed è legato alla pietra angolare) e quello con l’inclinazione della piramide di Cheope, costruito sul numero aureo, formano tra di loro un insieme che si ritrova nei criteri costruttivi delle cattedrali gotiche.

Si apre qui un interessante capitolo relativo al rapporto tra i costruttori delle cattedrali, ossia i Liberi Muratori, e le sapienzialità antiche e, quindi, tra la Massoneria e le antiche conoscenze. É un capitolo affascinante, che ci porterebbe lontano, sulle vie di Kemenw, ma è un capitolo che esula dal nostro lavoro.
Thoth, comunque, inventore della scacchiera (il pavimento del tempio massonico), è sempre vigile ed è guida per chi, con perseveranza ed umiltà, pensa che la Conoscenza sia la via maestra per giungere al Cuore.
Meno interessanti, anzi banali e fuorvianti, perché legate al potere, sono le dispute (troppe, insensate, inutili, dannose, controiniziatiche) sulla legittimità di questa o quella istituzione.
Quanto tempo perso per nulla, quando il tempo andrebbe utilmente impiegato a conoscere!
Triangolo verde: ha i tre angoli di 60 gradi; è quindi un triangolo equiangolo ­ equilatero. I suoi tre lati sono di 165 centimetri. 165 per tre = 495.É interessante notare come  nel 165 il numero centrale 6 sia la somma dei due numeri laterali. Lo stesso vale per il 495 dove nove è la somma di 4 e 5 .  Ritornano il 4 e il 5 (45 e 54).

Il vertice del triangolo equilatero prende origine dal centro del cerchio di alloro.  Il cerchio rappresenta l’Uno, l’Assoluto, Dio. O meglio, la Dèa Neith, la Madre di tutti gli dèi.

Neith: Dèa Madre. Dea primordiale ermafrodita, dio e dea insieme, per 2/3 maschio e per 1/3 femmina. Neith creò il mondo con 7 parole. Autogeneratasi essa fu definita padre dei padri e madre delle madri. É Madre vergine del sole. La Dèa emerse dalle Acque Primordiali e creò la Collinetta primordiale pronunciandone il nome. Neith generò la luce e gli dèi primordiali e profetizzò la nascita di un bambino, il sole.
Era associata all’ape. Il tempio di Neith è a Sais ed era chiamato la “Magione dell’Ape”, Hut-bit. Nel racconto della contesa tra Horus e Seth gli dei invitano Thoth: “Scrivi una lettera a Neith, la Vecchissima, la Madre degli dèi, in nome del Signore del Tutto”.
Interessanti alcuni riferimenti: l’esagono, uno dei simboli di Thot, ricorda la cella elementare dell’alveare.
Neith è dunque madre di Iside; è la Dèa Madre.
Iscrizione a Sais (città di Neith). “Io sono tutto ciò che è stato, è e sarà, e nessun mortale ha mai scoperto il mio velo”.

Il triangolo equiangolo-equilatero è elemento costituente dell’esagono, simbolo di Thoth, dio della Conoscenza. L’esagono è associato all’ape, in quanto forma elementare dell’alveare e, come abbiamo visto, l’ape è associata a Neith.

Il triangolo equilatero è simbolo della manifestazione, del passaggio dall’Uno al Trino, in quanto i suoi vertici dividono in tre parti uguali il cerchio nel quale è inscritto.

Una raffigurazione del Nun, l’Oceano primordiale egizio, il quale, allargando le braccia, crea lo spazio nel quale trova posto la nascita del mondo

Il triangolo equiangolo è alla base delle orbite dei pianeti (ellittiche).

I punti di LagrangeI punti di Lagrange (calcolati nel 1772 dal matematico torinese) rappresentano quelle posizioni lungo l’orbita che compie un pianeta attorno al Sole nelle quali un corpo di massa trascurabile, come può essere una nave spaziale, non viene influenzato né dalla forza di attrazione gravitazionale del Sole, né da quella del pianeta. In pratica procede come se nulla fosse. Giuseppe Luigi Lagrange calcolò 5 punti per ciascun pianeta (nel disegno): L1, L2 ed L3 sono lungo la linea immaginaria che congiunge il Sole con il pianeta, ma non sono “sicuri” perché possono subentrare interferenze non previste. Quelli sicuri, invece, sono L4 ed L5, situati lungo l’orbita del pianeta, per la precisione 60° avanti e 60° dietro il pianeta. Questi formano ciascuno il vertice di un triangolo equilatero che ha gli altri due vertici in corrispondenza del Sole e del pianeta considerato.
Triangolo ACD(ricavato dal prolungamento del trapezio che contorna il dipinto): 72 gradi i due angoli di base e 36 gradi l’angolo di vertice. Il 36 è numero associato allo zodiaco, all’anno civile egizio di 36 settimane di dieci giorni 36×10=360 più 5 giorni intercalari = 365. Il 72 è numero precessionale (un grado di precessione ogni 72 anni. 72X30=2160 anni, ossia un’era. Il 36 ci riporta, inoltre, alla numerazione sumera e a quella megalitica, basate sul 6 e sul 10.Il triangolo con angoli di base di 72 gradi è costitutivo del pentagono e le due figure geometriche sono associate alla stella a cinque punte, simbolo di Sirio (SPDT), il cui geroglifico è appunto un triangolo simile a quello con angolazione a 72 gradi.

La figura di destra ci riporta al Pentalfa massonico, la stella a cinque punte con al centro la G.

Sulla G si sono fatte molte ipotesi. Personalmente ritengo vada associata all’Egizio Ger (Silenzioso - Essere Silenzioso ­ in altri termini l’Immanifesto), a Gem (Trovare) a Gereh (Notte).

Nella stella a cinque punte è inoltre inscritto un pentagono regolare. Il rapporto tra la diagonale e un lato del pentagono è esattamente uguale al numero 1,6180339887498 … , ossia al rapporto aureo che ha diretto riferimento all’armonia musicale.

Prima conclusione

É evidente che l’intero dipinto del sovracamino è incorniciato, quindi compreso, in un triangolo che riporta alla stella a cinque punte e quindi a Sirio, ossia a Iside, ma anche al Pentalfa massonico e quindi alla G (Silenzio).
Il silenzio è prima dell’inizio, prima che l’Oca Primeva, il Grande Starnazzatore, lo rompa dando origine alla vibrazione (il suono ­ “E Dio disse … “). Il silenzio è ciò che non si lascia dire; il nome inconoscibile di Dio; il tre volte nascosto Amon. 

Trovare il Silenzio

“Qui i morti, muti svelano oracoli” (L’aforisma compare nella bibblioteca della casa di Ugo da Como)

Dopo aver analizzato i vari triangoli sottostanti il dipinto, veniamo ora al quadrato che lo comprende e che ha una base di 165 centimetri (come la base del trapezio).

Il numero 165  ha al centro il 6, che è la somma dei numeri esterni: 1 e 5. 1+5=6
La somma dei numeri componenti il 165 è 12: 1+6+5=12
Il 12 è un numero tradizionalmente legato a fenomeni celesti (lo zodiaco, ad esempio), ad una tradizione sacra ed  è il risultato di un modo di contare antichissimo, con il pollice che si oppone alle altre quattro dita della mano: uno, indice; due, medio; tre, anulare; quattro, mignolo. Tre volte la conta, ossia 3×4=12, è la dozzina (falangi, falangine, falangette). Va notato che la somma dei numeri associati alle dita è 10 (1+2+3+4=10), ossia la somma delle dita delle due mani.

Gli Egizi amavano le analogie, le omofonie, i giochi di numeri, l’enigma e spesso usavano una modalità per trasmetterne un’altra (ad esempio, una parola, omofona di un’altra, serviva a mascherare un contenuto che doveva rimanere arcano). 

L’alchimia, disciplina iniziatica per eccellenza e assai criptica, era il frutto di questo modo di esporre e di questa forma mentis. Alchimia è, guarda caso, come abbiamo già ricordato, termine che deriva da Al Kemi, ossia da Kemi, il nome antico dell’Egitto.

Le divagazioni sui numeri che abbiamo sin qui esposto non sono inutili, sono un esempio di come un dipinto, con i suoi significati arcani, possa essere uno strumento di meditazione e di conoscenza, una sorta di mandala.

Proseguiamo, dunque.

Il quadrato di 165 è 27.225.

Se lo dividiamo per 5 (Amore) otteniamo 5445, un numero palindromo che abbiamo già avuto modo di analizzare. Il 54 è immagine speculare di 45 (ci riporta all’angolo retto: 45, 45, 90. Raccogliendo: 999).

Ora proviamo a dividere 5445 per 45. Otteniamo 121, altro numero palindromo, che è il quadrato di 11, numero di grande interesse per gli Egizi, in quanto legato all’armonizzazione del calendario lunare con quello sotiaco e numero dedicato a Thoth, dio lunare, neter della conoscenza

Anno sotiaco: 365 giorni (e un quarto). Anno lunare 354 giorni (12 mesi di 29.5 giorni). 365-354=11.
L’11, dunque, è il numero che mette in relazione Sothis (Iside), con la luna (Thoth), ovvero la conoscenza con la sua fonte manifesta (Iside, in quanto manifestazione di Neith). 
L’11 è, inoltre, il numero fondamentale delle misure della piramide di Cheope ed è, come è stato scoperto recentemente, la periodicità (11 anni) dell’inversione della polarità del sole, nel cui periodo di cambiamento (inversione) si verificano delle tempeste magnetiche e, come conseguenza visibile, l’accentuarsi del fenomeno delle aurore boreali.

Dividiamo ora 165 per 11. Otteniamo 15.

Otteniamo un numero che è uguale al raggio del cerchio contornato dal lauro e dal cui centro trae origine il triangolo equiangolo-equilatero (legato a Thoth).

Il quadrato di 15 è 225, numero che troviamo tra i costituenti del quadrato di 165.
1652   = 5x 32 x 112
1652 = 25×9x121
1652 = 225×121
Proseguiamo.

Il 15 è 3 volte 5 e poiché il tre indica la massima potenzialità, il 15 è tre volte Amore, ossia l’Amore più grande, ovvero Dio (la Dèa Neith, dal cui centro nasce il triangolo equilatero costitutivo dell’esagono, figura associata a Thoth e alla stessa Neith ­ ape ­ alveare).

Ritorna, in altra forma, il rapporto tra la conoscenza e la sua fonte.

Proviamo, ora, seguendo le modalità di ragionamento degli Egizi, ad aggiungere al 165 il suo numero speculare: 561.
Otteniamo : 165 561 561 è 3×11x17
Del 3 e dell’11 abbiamo già detto.
Il 17 è un numero importante nella tradizione Egizia.
Se nel corso di 17 anni, al primo anno assistiamo alla coincidenza della luna nuova con la levata eliaca di Sirio, al 17° anno abbiamo in coincidenza con la levata eliaca il primo quarto e al 34° (17×2) la luna piena. Al 51° anno la coincidenza è con il quarto di luna calante e, guarda caso, il 51 è 561:11.
165/11=15
561/11=51
51° 51′ è anche l’angolo esatto (approssimato a volte a 52°) di inclinazione della piramide di Cheope ed è l’angolo del tetraedro che ci dà la quadratura del cerchio.

Quadratura del cerchio

Un tetraedro a base quadrata di lato b, se ha inclinazione dell’apotema di 51° 51′ (piramide di Cheope), avrà un’altezza h tale per cui
hx2×3,14=bx4
ossia, la circonferenza del cerchio con raggio uguale all’altezza è uguale al perimetro.
Nel caso della piramide di Cheope il rapporto è tra 440 (base) e 280 (altezza) e, dunque, tra 11 (440= 11×40) e 7 (280=7×40)
11×4=44 perimetro
7×2x3.14 … = 43,98 ,,, (per approssimazione ovvia, dato che il 3,14 è numero infinito =44).
Vorrei, infine, far notare, che la base di tutti i triangoli e del quadrato che racchiude il dipinto è il prodotto di 15 per 11.

15×11= 165, ossia il prodotto dell’Amore divino con il numero di Thoth.

Sintesi

Base della conoscenza è l’Amore divino (15) e la chiave per conoscere è il numero di Thoth (11), che è il numero costitutivo delle leggi dell’armonia.Vorrei, a questo punto, far notare come l’11 sia elemento essenziale nella costruzione della vescica piscis e nel raccordare le varie dimensioni della piramide.

Se prendiamo il triangolo equiangolo con lato 22 abbiamo la seguente situazione.

CD=22
BC=11
BD=22.?3=19
ORA: 11+19+22=52
52 ci riporta all’inclinazione della piramide

Vorrei far notare ancora una singolaritàIl cubito reale, o cubito di Menfi, secondo l’egittologo Franco Cimmino, è rapportabile a 52,35 centimetri o a 52,40 centimetri.Il cubito normale, secondo alcuni autori, sarebbe di 44.4 centimetri e il cubito sacro (della cui esistenza molti dubitano) di 53 centimetri.

Se dividiamo 165 per 52,40 (cubito di Menfi), otteniamo 3,14   88549.

Consideriamo che il 3,14 veniva ottenuto dagli Egizi per approssimazione, dividendo 22 per 7 (3,14   28571).

 ?  3,14  15926535897932384626433 ecc, ecc, ecc.

É risaputo che 3,14, che indichiamo con il Pi greco (p ) non è che l’inizio di un numero che non ha fine ed anche dopo aver calcolato il primo milione di cifre dopo la virgola, bisogna continuare a calcolare le seguenti per conoscerle, in quanto non hanno periodicità. I matematici definiscono pi greco come numero trascendente, in quanto non ha fine e non ha periodo. Trascendente ed infinito sono due degli attributi che si applicano a Dio ed è per questo che si dice che sia un numero divino.

Ora è chiaro che il 165 non è un numero scelto a caso, ma si raccorda perfettamente (con un’approssimazione più che accettabile) al modo di calcolare egizio, la cui unità di misura era il cubito.

Il quadrato nel quale è inscritto il dipinto è pertanto un quadrato che ha per base 3,14 cubiti reali di Menfi.

“Il mondo ­ ha detto Albert Einstein -  è stato creato con delle frasi, composte di parole, formate da lettere. Dietro queste ultime sono nascosti numeri, rappresentazione di una struttura, di una costruzione ove appaiono senza dubbio degli altri mondi ed io voglio analizzarli e capirli perché l’importante non è questo e quel fenomeno, ma il nucleo, la vera essenza dell’universo”.

(1) (2) (3) Vedi in proposito  Nadim Vlora, L’ultima notte della fenice, Mario Adda Editore

(4) Citazione in: “Jeremy Naydler - “Il tempio del Cosmo” - Neri Pozzo Editore - Vicenza - 1997

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