Silvano Danesi

Giugno 3, 2008

Intervista a Giuliano di Bernardo

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Intervista di Silvano Danesi

al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Giuliano di Bernardo

 Bresciaoggi maggio 1991

   

Eredi di Rotari, come avevamo titolato tempo fa su queste pagine (di Bresciaoggi, ndr) a proposito dei massoni besciani, presentando la loro intenzione di uscire allo scoperto, dopo anni di silenzio, con un convegno storico sulle origini della massoneria locale? “Sicuramente eredi di Zanardelli” ci risponde, pontificalmente seduto su una sella curulis della saletta al primo piano del Borgo alla Quercia, il capo, il primo dei massoni italiani, Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e professore a Trento di filosofia della scienza.

L’intervista, che avevamo concordato passando attraverso le maglie di cortese riservatezza degli esponenti locali della Massoneria italiana, riuniti nella Loggia Leonessa-Arnaldo, si svolge nella cornice di uno dei centri di incontro (meeting center, secondo l’incombente stile pubblicitario) più eleganti della provincia, la villa Redaelli de Zinis, immersa nel verde della Valtenesi. Nella sala delle feste sabato 25 maggio si sono riuniti tutti i Maestri Venerabili del ‘Collegio circoscrizionale della Lombardia’ per discutere, su iniziativa dei bresciani, i testi, predisposti da studiosi affiliati e non, di una ricerca storica che, pur guardando le origini della Massoneria bresciana, si collega ad un lavoro più ampio, di livello nazionale, che vivrà, come quello locale, la sua fase pubblica nei prossimi mesi.L’appuntamento pubblico era previsto per la primavera di quest’anno, ma i tempi tecnici hanno fatto slittare di qualche mese l’occasione per conoscere da vicino cosa pensano i massoni bresciani di se stessi e del modo in cui operano e vivono. “Il convegno pubblico si terrà tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo - ci conferma il professore Di Bernardo - in quanto la sua preparazione richiede almeno un anno di tempo. Quando la Massoneria si presenta all’esterno lo deve fare con il massimo rigore”.In attesa di presentarsi alla città “di richiamare l’attenzione del mondo profano su Brescia, considerata roccaforte della reazione antimassonica”, i maestri lombardi hanno fatto le prove generali, discutendo di ‘Regolarità e riconoscimenti nella Massoneria internazionale’, de ‘La Massoneria a Brescia dal 1750 al 1945′ e di ‘Uomini e documenti antichi della Masoneria a Brescia’. Alla fine dei lavori è stato Giuliano Di Bernardo a trarre le conclusioni e a fissare tempi e metodi per l’appuntamento pubblico con la ‘roccaforte della reazione antimassonica’. Ma a Brescia che fu patria del massone Zanardelli, il clima è proprio così pesante per i massoni?, chiediamo a Di Bernardo. 

“Non vogliamo avere un atteggiamento polemico - puntualizza il Gran Maestro -. Intendiamo conoscere le situazioni di fatto in cui la Massoneria si è trovata ad operare nel passato per trovare spunti su cui basare un’azione contemporanea”.

 

Il silenzio dei massoni bresciani dura da molti anni, forse a causa di un ambiente ostico, ma fors’anche a causa di un’eccessiva riservatezza dei massoni locali. In altre parti d’Italia, ma anche in Francia, in Inghilterra e in America, per incontrare la Massoneria è sufficiente suonare il campanello di una loggia o telefonare, dopo aver guardato il numero sulla guida. Lei stesso ha scritto in un suo libro sulla Massoneria che in altre parti del mondo ogni “avvenimento di Loggia, ogni elezione di Maestro Venerabile, ogni festività massonica, viene riportata ampiamente nelle rubriche dei giornali quotidiani, citando i nomi di tutti i presenti”. Com’è che in Italia e, in particolare, a Brescia tutto questo non avviene?  

“La sede del Grande Oriente è nota. Nelle sedi locali i massoni si trovano ad operare in realtà società differenziate. La Massoneria pone tra i suoi compiti la trasparenza, che si può trovare nella quasi totalità delle comunità massoniche; ma in Italia, in particolare, la Massoneria, pur volendo attuare il presupposto della trasparenza, è costertta a prendere precauzioni per tutelare i massoni”.

 

 E questo perchè? 

Perchè non esistono ancora le condizioni in cui, rivelando la propria appartenenza alla Massoneria, non si corra il rischio di venire sanzionati o perseguitati”.

 

 Un esempio di tali vessazioni? 

“E’ capitato a me, quando ero Maestro Venerabile della Loggia Zamboni De Rolandis di Bologna, di subire una perquisizione domiciliare e personale, in base all’accusa di banda armata e di associazione per delinquere. Vorremmo agire con trasparenza, ma non abbiamo ancora le garanzie necessarie”.

 

 Quest’assenza o carenza di garanzie che lamentate a che cosa è dovuta? 

“L’articolo 18 della Costituzione ha espresso tutte le ambiguità emerse all’interno della Costituente. I vincoli e le  ambiguità di allora non sono ancora risolti. Facciamo un esempio concreto. Oggi teniamo un convegno il quale, sia pure riservato, è noto alle autorità dello Stato. Non ci è vietato di farlo e  quindi se ne dovrebbe dedurre che la Massoneria è un’associazione legittima. Se così è, lo Stato sia coerente e tratti la Massoneria come un’associazione legittima, ma con tutte le conseguenze che una tale scelta comporta”.

 

 Insisto: quando potremo vedere a Brescia la targa con l’insegna della Loggia Leonessa Arnaldo? 

“Il convegno pubblico sulla Massoneria bresciana sarà l’occasione per presentarci. Venite a vedere e a sentire. Il primo passo, in forma generale, spetta al Gran Maestro. Il canale privilegiato è quello culturale. Il convegno che teniamo in forma ancora ristretta è un modo per cominciare ad esplorare localmente questo cambiamento di mentalità nei nostri confronti.”

 

 Cambiare la mentalità. Ma come si fa se la Massoneria non si fa conoscere? Se i bresciani per restare a livello locale, non escono allo scoperto?

“La Massoneria dovrebbe operare per creare una mentalità favorevole ad essa nell’opinione pubblica e per fare questo dovrebbe farsi conoscere. Voler conoscere i massoni è solo curiosità. Dobbiamo far conoscere i principi della Massoneria, che è una concezione dell’uomo come le altre”.

E qui risiede forse il contrasto più radicale con la Chiesa cattolica e, probabilmente, anche la difficoltà in sede locale a uscire allo scoperto. Non pensa che sia proprio la vostra concenzione dell’uomo a rendere ostico l’ambiente?

“La nostra concenzione dell’uomo non ha nulla a che fare con l’ateismo e con il materialismo. E qui verrebbe ad annullarsi una critica mossaci dalla Chiesa cattolica. Alla radice di tutti i mali ci sono il materialismo e l’ateismo. Sembra che in questi tempi l’uomo perda il valore della trascendenza, rifiuti le religioni. Massoneria e Chiesa cattolica, proprio perchè ammettono entrambe un principio di trascendenza, potrebbero svolgere un’azione armonica e concorde per respingere questa mentalità materialistica. Noi facciamo una distinzione tra chi nega e chi ammette la trascendenza, tra chi attribuisce una parte importante al fondamento morale e spirituale e chi lo nega”.

Non siete materialisti, e tuttavia il papa, anche nella recente enciclica Centesimus annus, ha condannato il relativismo. “Oggi si tende ad affermare - scrive il papa - che l’agnosticismo e il relativismo scettico sono la filosofia e l’atteggiamento fondamentale rispondente alle forme politiche democratiche e che quanti sono convinti di conoscere la verità e aderiscono con fermezza a essa non sono affidabili dal punto di vista democratico… A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verità ultima la quale guida e orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono facilmente essere strumentalizzate per fini di potere”. Mi sembra un contrasto irriducibile, anche sul piano filosofico, non le sembra?

“Sì, è un contrasto irriducibile sul piano filosofico. A monte c’è il concetto di verità, che per la Chiesa cattolica è rivelata, assoluta e unica, mentre per la Massoneria è relativa. Nessuna antropologia può pretendere di possedere la verità assoluta e rivelata, ma noi riconosciamo a tutti il diritto di cercare la propria verità”.

Lei dice: la Massoneria. Ma, senza citare la solita P2, oltre al Grande Oriente d’Italia, ci sono altri massoni che hanno costituito logge e che tuttavia non si riferiscono alla Massoneria della quale lei è ai vertici. Ci sono ad esempio i massoni di Piazza del Gesù, presenti anche a Brescia, si dice, con più di una loggia. Sono massoni anche questi o no?

“Ci sono comunità massoniche regolari e irregolari. Si è regolari o irregolari se si appartiene o meno all’insieme di tutte le Grandi Logge del mondo riconosciute in origine dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Il Grande Oriente d’Italia è l’unica comunità massonica riconosciuta. Tutte le altre, non appartenenti al Grande Oriente, sono irregolari. Piazza del Gesù è una formazione massonica irregolare. C’è un principio di esclusività territoriale, per cui nello stesso territorio non può che esservi una Massoneria regolare”.

Ma con i massoni di Piazza del Gesù avete rapporti?

“Non abbiamo contatti, nè ufficiali, nè tanto meno rituali. Ci sono contatti personali, come li abbiamo con i profani”.

Per voi, dunque, i massoni di Piazza del Gesù formalmente non esistono?

“Formalmente non esistono”.

Siamo quasi alla fine dell’incontro. Giuliano Di Bernardo è atteso per la riunione alla quale la stampa non è ammessa. Gli diamo una copia dell’articolo sulla Massoneria bresciana nel quale viene citata l’esistenza di una Loggia Zanardelli (840) presieduta dal Maestro Venerabile Adelino Ruggeri: una loggia alla quale è stata imputata la vicinanza con ambienti fascisti. Chiediamo alla massima autorità della Massoneria italiana di dirci una parola definitiva. E’ una comunità massonica del Grande Oriente la Loggia Zanardelli di Ruggeri, ovvero si tratta di una formazione irregolare e del tutto autonoma, essendo l’unica riconosciuta la Zanardelli (715) il cui ultimo Maestro Venerabile fu il professor Ziletti e dalla quale è poi scaturita l’attuale Leonessa-Arnaldo? Il professor Di Bernardo legge con attenzione, scorrendo le righe con l’indice. Sull’anulare destro ha un anello d’oro e di agata verde, sul quale sono incise, in nero, le insegne della Massoneria. Consulta gli uomini del suo staff e poi pronuncia un no definitivo.

 “Quella di Ruggeri è assolutamente una formazione non del Grande Oriente”.

L’intervista è finita. Un cortese signore ci ritira il pass consegnatoci all’inizio.Il prossimo appuntamento è per il convegno pubblico sulla Massoneria bresciana. E lì probabilmente, sarà possibile dare un’identità non solo al protagonista della storia, ma anche ai contemporanei. Non siamo animati da morbosa curiosità, ma ci pare difficile conoscere un ‘mondo’, una cultura, una concezione della vita, senza che sia possibile un contatto ufficiale con chi appartiene a questo mondo, a questa cultura, a questa concezione della vita. Chissà che in occasione del convegno, anche a Brescia compaiano una targa, un campanello, un numero di telefono intestati alla Loggia leonessa-Arnaldo, numero 951 del Grande Oriente d’Italia.   

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