Silvano Danesi

Febbraio 10, 2016

Una domus romana sotto la corte dei Colpani?

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Nella parte orientale di Sant’Eufemia, accanto all’antica “Aqva funtis” 
L’indizio? Una lapide trovata nel “castello”

L’abitato di Sant’Eufemia, come risulta evidente dalla cartografia e dai reperti archeologici, si è sviluppato in due nuclei, a est e ovest, in prossimità delle due fonti antiche.
Ancora ai giorni nostri gli abitanti del borgo usano i termini: “co dè ché” e “co dè là”, ossia “capo di qua” e “capo di là” per indicare i due nuclei principali, uniti dall’antica pista preistorica che correva al pedemonte, successivamente trasformata dai Romani nella via Emilia Gallica, poi divenuta, durante il dominio della Serenissima, parte della via postale di collegamento tra Brescia e Venezia.
A proposito della pista preistorica, va ricordato che questa, accostata al pedemonte (attuali vie Guerini, Pila, Noventa, 28 marzo e Parrocchia), dopo aver superato S.Eufemia, si avvicinava alla città, mantenendosi sempre ai piedi dei Ronchi, fino alla località dove si trova la Casa di cura S.Camillo, attraversava l’attuale via Turati e si raccordava, alla scaletta di testa di via Musei, con il tracciato del decumano massimo. All’altezza della Chiesa della Carità, la pista scendeva in Largo Martiri di Belfiore, attraversava Via Mazzini, entrava in Broletto e, facendo centro dove c’è la fontana nel mezzo del cortile, piegava a nord-ovest per Porta Bruciata e via S.Chiara e si dirigeva (Goletto, Costalunga) verso Mompiano.
Il nucleo occidentale di Sant’Eufemia è fortemente contraddistinto dalla presenza del monastero benedettino, costruito sulle rovine di un precedente insediamento romano.
La parte meno studiata del borgo e probabilmente la più antica è quella a est. Prendiamola, dunque, in esame.
Gli elementi essenziali da prendere in considerazione sono:

  • la presenza di insediamenti del neolitico, ancora in fase di accertamento (presso la località Grappe);
  • la presenza di un’antica fonte (attualmente purtroppo deturpata da un edificio in muratura), alla confluenza tra le attuali vie Lovatini, Indipendenza, e S.Orsola e affacciantesi, all’epoca romana, sulla via Emilia Gallica e, se andiamo indietro nel tempo, sulla pista preistorica;
  • la presenza, a sud est della fonte, dell’area sacra a Mercurio, della quale è stata data ampia documentazione sul numero 13 di Apiarium (www.api.bs.it );
  • la presenza di mulini e segherie nella parte attualmente a sud della Statale 11 (via Chiappa). Mulini e segherie di proprietà dei Colpani, vassalli del monastero benedettino di S.Eufemia;
  • la presenza di un antico portale medievale, identificato da Battista Bonometti, nella parte alta di via Guerini, già via della Valle, nella zona che per lungo tempo fu di proprietà dei Moneghini, famiglia di antico insediamento e annoverata tra i majores estimati;
  • la presenza delle proprietà dei Colpani, delimitate dalle attuali via Guerini, Indipendenza e Lovatini, dove recentemente sono stati identificati i resti di una torre databile al 1.200. Scrive in proposito Battista Bonometti[1]che della torre “sono rimaste ben visibili fuori terra le rovine di due lati contigui di muratura perimetrale: l’uno a costituire parte del muro di cinta, l’altro (un cantonale del primo) ad arredare, ricoperto di edera, il viale d’ingresso di Casa Provezza al civico numero 20 di via Guerini. … Se questo manufatto dovesse essere il “castrum” citato nel diplomatico del 1123 (come esecuzione non dovrebbe essere molto discorde) … dividerebbe – commenta Bonometti –, con alcune parti del monastero, la palma di costruzione più antica esistente” a S.Eufemia.

In via Guerini la domus di M.Nonio Assio Paulino Aspo?

Vediamo ora di approfondire l’ipotesi di Bonometti.
I resti della torre medievale sorgono lungo il muro di cinta della proprietà Provezza, già proprietà dei Colpani, ossia dei vassalli del monastero benedettino.
E’ possibile che la dimora dei Colpani e le relative pertinenze, racchiuse da un muro turrito, quindi fortificate, siano state costruite quasi contemporaneamente all’edificio del Monastero (1008) e che, come questo, siano state edificate su costruzioni più antiche, nel frattempo andate in rovina?
In proposito Isidoro Bianchi, nel suo testo sui “Marmi della collezione Picenardi” scrive: “Il dottor Prospero Martinengo citato dal Rossi ci fa sapere che dove ora si vede la Chiesa di s.Pietro in Oliveto vi fosse un giorno la casa degli Arrii e, lo prova con documenti, che si conservano nell’archivio del monastero de’ P.P. Benedettini di s.Eufemiae. Lo stesso Rossi poi da una iscrizione trovatasi in Castello s.Eufemiae (la corte dei Colpani? ndr), che incomincia Genio Arvorum Arrii, congettura che gli Arrii possedessero in questo luogo. Con tutto che la nostra iscrizione, trovata pure nel Castello s.Eufemiae, sia inedita, pure il nostro M.Nonio Arrio Paulino Aspro è molto noto in Brescia per altri suoi monumenti, dai quali si deduce ancora che egli ebbe molte cariche pubbliche. Primeramente da una di lui inscrizione portata dal Rossi pag. 51 si vede, che egli era molto divoto a Mercurio, avendogli dedicata un’altr’ara, sulla quale in allora gli piacque di indicare il motivo del suo voto, che fu la sua salute.

DEO. MERCURIO
M.NON.ARR
PAULINUS
APER.C.V.
PRO. SALUTE. SUA
V.S.L.M.

Quanto scrive il Bianchi lascerebbe pensare che la dimora fortificata dei vassalli del monastero benedettino sia stata costruita sulle rovine di una precedente domus romana: quella di M.Nonio Assio Paulino Aspo, il quale, essendo molto devoto a Mercurio, può ragionevolmente aver costruito la sua villa di campagna in un luogo ben ventilato, assolato, coltivato a vite e ulivi, alle pendici della montagna, accanto ad una fonte e, cosa più importante, nelle immediate vicinanze dell’area sacra a Mercurio.
Ma andiamo oltre.
Isidoro Bianchi, nello scritto citato, parla di un “castello s.Eufemiae”.
A S.Eufemia, dunque, c’era un castello? O si trattava, come ipotizza Bonometti, di un “castrum”?
La domanda per ora è senza risposta certa. Si dovrebbe indagare, “scavare”.
Tuttavia un ragionamento analogico ci può aiutare.
Nei territori assoggettati al monastero benedettino, gli abati, ad amministrare e controllare i loro beni e interessi avevano insediato dei gastaldi, ossia dei fattori-castellani.
A Rezzato, ad esempio, un castello, della cui esistenza v’è testimonianza sin dai tempi di Papa Innocenzo III (1113), era stato edificato a guardia e difesa del territorio circostante ed era abitato da un gastaldo, che amministrava le tenute degli Aabati di S.Eufemia.
Nel suo lavoro “La storia di Rezzato”, Domenico Piccinotti, in merito scrive: ” Nel 1019 Landolfo II vescovo-conte di Brescia acquista dall’arcidiacono Milone i territori di Botticino, Virle, Rezzato e Caionvico e li dona al monastero di S.Eufemia da lui fondato nel 1018. Contro l’abate di S.Eufemia si ribellò Lanfranco di Botticino che rivendicò la proprietà di alcuni territori. A sanare la vertenza intervenne allora nel 1022 Enrico II, imperatore di Sassonia, il quale tenne dieta (assemblea) nel territorio di Botticino non lontano dalla chiesa di S.Maria in Valverde confermando la proprietà dell’Abate Giovanni di S.Eufemia. Erano presenti il figlio dell’imperatore Corrado, i vescovi di Parma, di Traietto e di Cremona ed altre importanti personalità. I diritti di proprietà sul territorio di Rezzato venivano confermati allo stesso monastero da Papa Callisto II nell’anno 1123 e riconfermati da Papa Urbano III nel 1186. Nei due documenti si citano per quanto concerne Rezzato, la chiesetta di S.Pietro e il castello. ….. Per quanto riguarda il castello si è più certi della sua esistenza che della sua ubicazione. Della sua esistenza vi è testimonianza di Papa Innocenzo III nel 1133. Doveva trovarsi sopra la montagnola che sovrasta la parrocchia di S.Giovanni Battista. Era stato costruito a guardia e difesa . Erano tempi di continue lotte. Non doveva essere un gran maniero come se ne vedono sul lago di Garda o lungo le nostre vicine valli. Più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino ed a Virle ricordati nel placito (sentenza) di Enrico II. Il castello era abitato da un gastaldo, specie di fattore, che amministrava le tenute degli Abati di S.Eufemia. Ciò avverrà fino al 1299, anno in cui Rezzato si costituirà in libero comune. Pure a Virle nel 1150 c’era un gastaldo. Si chiamava Martino ed era figlio di Gherardo. Abitava nel castello di Virle ma probabilmente non dipendeva dall’Abate di S.Eufemia. L’Abate di S.Eufemia in qualità di feudatario esercitava quasi un potere assoluto civilmente mentre dal punto di vista religioso destinava il clero alle varie cappelle e le dotava di beneficio, vigilava su di esse con visite pastorali, ne fissava i regolamenti liturgici sostituendo quasi del tutto l’autorità vescovile e creando una diocesi nella diocesi. Lentamente l’Abate si arrogò una autorità che era superiore a quella che il vescovo-conte gli aveva concesso. Oltre alla chiesa di S.Pietro sopra il colle essi curavano il mantenimento della chiesa di S.Maria in Valverde e più tardi quella di S.Giovanni Battista. …. L’opera dei benedettini contribuì ad elevare le condizioni sociali ed economiche della popolazione. Con l’aiuto della popolazione contribuirono alla bonifica della Valverde, curarono l’assistenza spirituale negli Ospizi, fondarono ospedali. Quanto i benedettini hanno fatto a S.Giacomo è la testimonianza più evidente della loro opera in quel territorio”.
Da notare la descrizione che il Piccinotti fornisce del castello di Rezzato, laddove dice che non doveva essere un gran maniero come se ne vedono sul lago di Garda o lungo le nostre vicine valli. Piccinotti sottolinea che dovrebbe essere stato più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino e a Virle.
Il castello inoltre era abitato da un gastaldo a fattore, che amministrava le tenute degli Abati di S.Eufemia.
L’immagine del castello che emerge dalla descrizione è più simile a quella di una corte fortificata, abitazione di un fattore e dunque punto di riferimento dei contadini, deposito dei raccolti, area di lavorazione degli stessi: spremitura dell’olio, vinificazione, panificazione, ecc.


Il “castello”, ovvero la corte dei Colpani

In questo senso troviamo molte possibili similitudini con la residenza dei Colpani, quell’area a est di S.Eufemia che ancora oggi è interamente circondata da un muro e la cui entrata principale (attualmente in via C.Guerini, 20) era difesa da una torre: quella i cui resti sono stati scoperti da Battista Bonometti.
Dietro la “corte fortificata” o “castrum” o “castello” dei Colpani si trova una serie di case che termina in un cortile, indicato nelle mappe napoleoniche e austriache, come corte comune delle costruzioni che vi si affacciano.
Le case e il muro di cinta della “corte fortificata” si stringono a formare uno stretto vincolo (attuale via Guerini, già vicolo dell’Aia). Le abitazioni, per quel che è possibile ancora vedere, danno l’esatta sensazione di costruzioni un tempo adibite alle lavorazioni dei prodotti della campagna e alla macellazione. Nel cortile, un pozzo è ancora ben visibile e la vera è costituita da una pietra di frantoio. Costruzioni e corte interna erano, seppur non del tutto chiuse, evidentemente ben difendibili, dato lo strettissimo accesso ed erano evidentemente di pertinenza della “corte fortificata” dei Colpani, come indicano, del resto, le attestazioni di proprietà ancora presenti nell’800.
L’area a ridosso del pedemonte che si estende dall’attuale via Indipendenza fino all’imbocco della val Carrobbio era sostanzialmente di proprietà di poche famiglie. La proprietà più vasta era quella dei Colpani, dei quali abbiamo già fatto cenno. A nord la “corte fortificata” confinava, sostanzialmente, con le proprietà dei Moneghini.
I Colpani e i Moneghini sono menzionati nel “Registrum Contarenum” ( registro delle 99 bocche) del 1462, relativo alle bocche del Naviglio Grande. Oltre ai R.R. Monaci di S.Eufemia, troviamo il signor Elogio Moneghino, M. Pietro Colpano e M. Francesco Colpano.
Ritroviamo i Colpani alla fine del Settecento ancora citati come mugnai e vassalli del monastero.
Interessante notare che Colpani e Moneghini sono due cognomi (Gabriele Colpani e Eulogio Moneghini) che troviamo tra i firmatari di un documento del 20 febbraio 1628 relativo all’erezione della caserma – quartiere militare ad uso cavalleria in via Grapello (attuale via Pila, sede dell’Asl).
Nel testo di Giorgio Orlandi, “La Tela della pietà – Nella santella di Via Pila a Sant’Eufemia della Fonte” edito da “Amici dell’Arte – Sant’Eufemia della Fonte”, è riprodotta la dedica alla “Tela della Pietà” del sergente maggiore Antonio Missichd … Balich: “Sergente maggiore Antonio Missichd … Balich e sua compagnia fece erigere l’anno 1707?.
Dalla dedica si evince che nell’acquartieramento militare c’era una compagnia di cavalleria comandata da un sergente maggiore. E’ possibile notare la sopravvivenza del ricordo della postazione militare nella denominazione dell’osteria “Forte”, aperta fino alla fine dell’ultimo decennio del secolo scorso (1990 circa) pochi a pochi passi dall’edificio che ospitò la caserma.
“Alla fine del ‘600 – scrive G.C.Piovanelli – abbiamo notizia di una cosa molto interessante, e cioè che a S.Eufemia della Fonte c’è una stazione permanente del cambio dei cavalli che deve servire alla scorta militare dei corrieri da e per Venezia”[2].
Tra i firmatari del documento relativo ell’erezione della caserma, al quale abbiamo accennato poch’anzi, c’è Alessandro Forlani.
Nel 1673 Giacinto Monighino fu Terzio, ricco commerciante, con suo testamento, istituisce un legato (Legato Monighino) a favore della popolazione povera e tra gli esecutori del testamento ci sono Giovanni Forlani (zio) e Alessandro Forlani (nipote). In un documento del 1816 si richiama la Cappellania Forlani (probabilmente del Seicento)[3]. Le famiglie Colpani, Moneghini, Forlani sono dunque tra quelle ascrivibili alla categoria dei maggiori estimati e inoltre risultano legate strettamente alla comunità religiosa.


S.Eufemia – Dipartimento del Mella - Catasto napoleonico – Mappa napoleonica 1810 – centro urbano

Numero di mappale Indicazione proprietà tipologia note
82 Colpani Teresa fu Francesco casa di proprio uso
86 casa di proprio uso
90 Filippini Faustino, Colpani Angelo, Magro Giovanni, Rè Giovanni, Moneghini Giuseppe, Piozzi Francesco Orto
91 Colpani Angelo fu Francesco Nel 1812 risulta tra gli amministratore di S.Giacinto
92 Piozzi Francesco fu Saverio Casa d’affitto - zerbo con moroni
93 Piozzi Francesco fu Saverio Casa d’affitto
94 Moneghini Giuseppe fu Pietro Casa d’affitto e fienile Nel 1812 risulta tra gli amministratori di S.Giacinto
95 Rè Giovanni fu Pietro Casa di propria abitazione
96 Magro Giovanni Battista fu Giuseppe Casa d’affitto
97 Colpani Angelo fu Francesco Casa d’affitto
98 Filippini Faustino fu Paolo Casa d’affitto
107 Caterina Marchetti Maddalena fu Angelina zerbo con moroni – casa e corte di proprio uso – orto – brolo-

L’attuale via Lovatini non c’era e il muro segnava il confine con Caionvico. Il vicolo pertanto risultava senza sbocchi a monte.

Catasto austriaco 1852 Asb busta 2708

Numero di mappale Indicazione proprietà tipologia note
84 Volpi Pascolo vitato forte  
85 Volpi Pietro fu Francesco aratorio vitato forte  
86 Volpi Casa  
90   Corte unita  
91 Volpi Pietro fu Francesco casa con porzione di corte al numero 90  
92 Gorrini Pietro di Giuseppe zerbo  
93 Gorrini Pietro di Giuseppe casa con porzione di corte al numero 90  
94 Moneghini Benedetta q. Pietro, vedova Volpi Casa con porzione di corte al numero 90  
95 Ariazzi Luisa q. Celio Casa con porzione di corte al numero 90  
96 Carlassari Giuseppe q.Angelo Casa  
97 Volpi Pietro q. Francesco e figli Giuseppe, Angela ed Elisa Casa  
98 Minoni Giuseppe q. Francesco Casa  
107 Marchetti Casa  

Conclusioni provvisorie

L’insieme delle ricostruzioni storiche lascia pensare, con buona approssimazione alla realtà, che l’attuale casa Provezza, con ampio brolo, delimitata a ovest dalla via Cesare Guerini e a est dalla via Lovatini, fosse il “castello” di S.Eufemia, ossia la corte fortificata dei Colpani, gastaldi o fattori del Monastero benedettino e che questa sia stata edificata sui resti della domus romana di M.Nonio Assio Paulino Aspo.


Note

[1] “Comunità”, mensile della Comunità di S.Eufemia ­ n.6 ­ Giugno-Luglio 2001? 

[2] Gian Carlo Piovanelli ­ Piercarlo Morandi ­ Il monastero benedettino e la parrochhia di Sant’Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi” ­ Brescia ­ 1985 ­ Edita da Parrocchia di Sant’Eufemia. 

[3] Vedi in proposito Rossana Prestini ­ Sant’Eufemia della Fonte tra Settecento e Ottocento ­ Note di storia religiosa e civile ­ Brescia ­ 1990 ­ Ed. Parrocchia di S.Eufemia 

Teofilo Folengo, benedettino esoterico

Archiviato in: Il pennino di Ormus — Vate @ 3:28 pm

Teofilo Folengo (Merlino Cocaio), fu monacato il 24 giugno del 1509 nel convento di Sant’Eufemia (entro le mura), dove soggiornò anche nei periodi dal 1508 al 1511 e dal 1519 al 1520, mentre fu a Sulzano dal 1536 al 1538.

A quel tempo il benedettino François Rabelais, che fu medico nell’ospedale di Lione dal 1532 al 1543 e autore di “Gargantua e Pantagruel”, testo che molti ritengono iniziatico ed esoterico, frequentava le sponde del Lago d’Iseo, dove ebbe modo di incontrare il suo confratello Teofilo, autore di quel Baldus, scritto in latino maccheronico, tra le righe del quale si possono intravedere elementi di esoterismo di notevole interesse.

Teofilo Folengo si interessò all’astrologia, alle pratiche magiche popolari e agli amuleti. Fu insomma un benedettino dagli interessi esoterici e dalle simpatie riformiste. La Riforma piaceva anche a Rabealis, che alcuni autori vorrebbero iniziato ai Rosa Croce o addirittura Templare.

Sant’Eufemia, spunta la chiesa medievale

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:27 pm

Da Bresciaoggi 9.9.2011

 

IL RITROVAMENTO. La scoperta tra maggio e aprile da parte dei tecnici
Si tratterebbe dei resti originari del monastero benedettino Dal Comune altri 15mila euro per completare gli scavi ANDREA BREDA

 

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I resti sono venuti alla luce durante i lavori per sistemare un collettore di acque sorgive FOTOLIVE

 

 

 

Tracce di un passato monumentale fanno capolino al museo della Mille Miglia. Un’importante scoperta archeologica ha innalzato il valore storico del monastero di Santa Eufemia della Fonte a Brescia.
I resti della chiesa originaria del monastero benedettino sono venuti alla luce durante i lavori per la sistemazione di un collettore di acque sorgive. Dal 1008 - anno della fondazione del monastero per volontà del vescovo di Brescia Landolfo - muri e strutture vengono a regalarci qualche scorcio sul Medioevo, uno dei periodi storici più affascinanti della storia dell’Europa.
TRA L’APRILE e il maggio scorso, i funzionari del Comune e della Soprintendenza hanno intrapreso indagini approfondite arrivando così a far emergere la parte meridionale della chiesa monastica che tutt’ora giace sommersa nel terreno. Secondo gli esperti, la struttura riportata in superficie è solo un terzo del perimetro originario della chiesa. Il resto della struttura si estende verso nord dove a oggi si trovano la strada che permette di giungere alla chiesa parrocchiale e la piccola chiesa di San Paterio.
L’EPOCA della chiesa monastica originaria si colloca tra quella di due altri grandi monasteri vescovili bresciani: San Faustino (seconda metà del IX secolo) e Serle (1039). E il confronto non si gioca solo sul dato anagrafico, ma anche su quello artistico. La chiesa di Sant’Eufemia presenta un rango archiettonico tale da poterla classificare al fianco degli altri siti bresciani.
«Aver ritrovato questi resti è molto importante non solo per la storia dell’architettura medievale, ma anche per misurare la potenza vescovile in quel periodo» spiega Andrea Breda, dell’ufficio operativo di Brescia della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia.
Il sito rivela la presenza di strutture che apparterrebbero a diverse fasi: all’XI secolo il perimetrale meridionale del’edificio, i resti di pavimentazione e un primitivo catino absidale, al periodo tra il XII e il XIII secolo un intervento di ristrutturazione del transetto e alcune murature di incerta attribuzione, e infine, a un’epoca più tarda risalirebbe una possente muratura, forse riferibile a una torre. Rinvenute anche numerose tombe.
L’AVER portato alla luce del sole i resti della chiesa non ha però esaurito tutti i misteri. Un paio di domande rimangono ancora senza risposta. La prima è collegata a una possente muratura sul lato sud del perimetro della chiesa. Di questa gli archeologi dovranno scoprirne la funzione. Si ipotizza possa essere o il resto di un campanile o di una fortificazione. Il secondo mistero riguarda la datazione del Naviglio Grande che si dirama dal fiume Chiese e che passa non lontano dal sito. «In base a quanto lo scavo si estende a sud si potrà verificare se il Naviglio Grande è stato realizzato in età alto medievale o in età romana» afferma Breda. Soddisfare questa domanda potrebbe portare quindi a delle novità nella topografia antica della città.
TESORI simili non hanno certo atteso secoli per venire ammirati solo dal cielo. «L’intento della Loggia - come conferma l’assessore ai lavori pubblici Mario Labolani - è di creare un percorso museale in modo che tutti possano godere dello spettacolo della storia: bresciani e turisti». Terminata le indagini e lo scavo a sud della chiesa, inizieranno quindi i lavori per la realizzazione di una passarella per la fruizione del pubblico.
Da un giorno all’altro due realtà vicine ma lontane si contenderanno quindi l’interesse dei visitatori: la tecnologia delle automobili moderne nel museo della Mille Miglia e l’architettura medievale che tornata a respirare dopo un millenio di sepoltura. «Il Comune di Brescia ha speso 30 mila euro per lo scavo - commenta Labolani - e ne investirà altri 15 mila per i lavori nella zona sud del sito». Anche Ennio Garzetti, presidente della Sud, assicura che la circoscrizione farà la propria parte per «promuovere gite e visite».

Silvia Ghilardi

Sannt’Eufemia della Fonte, le date della storia

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:26 pm

(a cura di Mario Bertoli)

La storia del monastero benedettino di S. Eufemia della Fonte, dedicato a S.Paterio e posto sulla via consolare romana che collegava la Padania occidentale a quella orientale, prende avvio nel 1008, anche se già nel 701 esisteva una piccola pieve dedicata a S.Eufemia che si presume sorgesse nei pressi dove oggi si puÚ ancora vedere il mulino del Piove.
* 1008 - Il vescovo Landolfo II, dopo un diverbio con il monastero di Leno e per affermare il suo prestigio episcopale, fonda nella zona suburbana a “latere Monte Denni” (Mons Domini), chiamato Cazzeforis, ora S.Eufemia della Fonte.
* 6-6-1018 - Landolfo II compera dall’arcidiacono Milone una vasta area con corte e cappella dedicata a S.Pietro in località Regiatem (oggi Rezzato) e ne fa dono al monastero di S.Eufemia.
* 22/2/1021 - Con grande solennità il vescovo Landolfo, seguito dal clero e dai fedeli, trasla dalla chiesa di S.Fiorano ai Ronchi il corpo di S.Paterio, 25?vescovo di Brescia, nella chiesa del monastero di S.Eufemia. Il corpo del santo vescovo viene deposto in un’urna di marmo sotto l’altare della cripta. Da quel giorno la chiesa ed il monastero saranno a lui dedicati.
* 3/8/1022 - Landolfo II si reca a Rezzato, dove l’imperatore Enrico II teneva il suo campo, per chiedere un arbitrato per una lite sorta fra il monastero e i “boni homini” di Botticino capitanati da Lanfranco, i quali volevano impossessarsi dei territori di proprietà del monastero. L’imperatore, sentito il suo consigliere, l’abate Gottardo, (vescovo di Hildeshein,divenuto poi santo), dà ragione a Landolfo e tutto viene appianato.
* 26/4/1030 - Muore il vescovo Landolfo II. Dopo i solenni funerali in città, un lungo corteo salmodiante accompagna le spoglie del venerato pastore e abate del monastero verso la sepoltura nel luogo da lui scelto, ossia la cripta del monastero di S.Paterio in S.Eufemia. Qui viene sepolto vicino al corpo di S.Paterio.
* 27/6/1038 - L’abate Gisalberto stipula la prima importante permuta con la badessa Otta di S.Giulia. La permuta riguarda dieci pezze di terra aratoria appartenenti a S.Eufemia, site in una località denominata Zocule, con tre pezze di terra appartenenti a S.Giulia, situate nei pressi del monastero di S.Eufemia in località Cazzeforis.
* Ottobre 1038 - Il vescovo Olderico I riconosce ai “liberi Homines” di S.Eufemia e Castenedolo il diritto di tagliar legna e portare al pascolo mandrie e greggi sul Monte Denno (ora monte Maddalena) e sul colle di Castenedolo.
* 1051 - Un grave terremoto colpisce Brescia e dintorni. Viene colpita anche S.Eufemia. Non vi sono notizie riguardanti le rovine ed i morti.
* 1064 - Forti scosse di terremoto colpiscono Brescia (8°/9° grado della scala Mercalli). Gravi sono le rovine, specialmente delle piccole case di legno e paglia costruite dai contadini nelle campagne che circondano la città.
* 3/3/1985 - Giovanni II vescovo di Brescia fa donazioni ai monaci e per essi alla chiesa di S.Nicola, costruita nell’omonimo monastero, presso il colle Degno, per la salvezza della sua anima. Dona anche una masserizia posta in Toscolano, nel luogo chiamato “Stagnaga et Cuzaga”.
* 1090 - Nuovo conflitto fra il monastero e i “boni homines” di Botticino e Rezzato per il posseso di territori. L’abate riporta la calma e tutto ritorna come prima.
* 1100 Gravi fatti fra i valvassori ed il vescovo Arimanno. Per porre fine a questa lotta (che durava ormai da mesi), viene dato l’incarico all’abate Geso del monastero di S.Eufemia di trovare una soluzione. L’accordo viene raggiunto. Si stabilisce di risolvere la questione ponendo in campo dieci militi per parte. Viene delimitato il campo chiuso nei pressi del monastero. La vittoria tocca ai valvassori, che uccidono tutti e dieci i militi della città.
* 1102 - Viene posta la prima pietra dell’ospedale o albergo dei forestieri, con annessa chiesa dedicata a S.Giacomo. Questo complesso era chiamato anche zenodochium, ossia luogo sempre aperto per accogliere viandanti e pellegrini. Tutto il complesso ed i terreni circostanti erano di proprietà del monastero di S.Eufemia.
* Luglio 1122 - Il vescovo Villano, alla presenza dell’abate Pietro II e dei monaci e molti fedeli consacra la chiesa di S.Giacomo e ne promulga le indulgenze plenarie per chi visita la chiesa del santo (25 Luglio).
* 10/2/1123 - Papa Callisto II con bolla Lateranense riconferma all’abate Pietro II tutti i posessi del monastero, compresa la Franciagola (Franciacorta ),Villo (Vello sul lago d’Iseo ) e riconferma ponendo sotto la protezione della Santa Sede il monastero di S.Paterio nel borgo di S.Eufemia. Riconferma, inoltre l’osservanza della regola benedettina e lo “status” concesso da Landolfo.
* Giugno 1132 - Papa Innocenzo II, tornando in Germania, prima di entrare in città si ferma nel monastero di S.Eufemia. Dopo la visita alla città riparte per Piacenza e da quella città emana una bolla che conferma al monastero di S.Eufemia l’indipendenza, le proprietà ed il possesso dei beni come aveva già fatto il suo predecessore Callisto II; pone inoltre il monastero sotto la tutela e la protezione della Chiesa di Roma.
* 1132 - Il cardinale Anselmo è presente a S.Giacomo quale legato pontificio alla celebrazione del trentennale della posa della prima pietra della chiesa.
* Novembre 1166 - Il Barbarossa ritorna in ltalia, discende la Valcamonica, aggira Brescia e si accampa nei pressi del monastero di S.Eufemia e chiede che venga rifornito il suo esercito, ma la popolazione, già stremata ed affamata, si rifiuta. Il Barbarossa minaccia di distruggere il borgo ed il monastero. La gente si nasconde sui monti. L’abate Lanfranco non si fa intimorire e dopo aver dato quanto poteva, dopo continue richieste e minacce da parte del Barbarossa, con i monaci esce dal monastero portando una croce e si dirige verso la tenda dell’imperatore ed in ginocchio chiede in nome di Dio di preservare il borgo e il monastero. Il giorno dopo il Barbarossa toglie il campo, dirigendosi verso la pianura bresciana.
* Autunno 1171 - Questo è un anno di grave carestia dovuta ad una siccità. Il raccolto va perso e gravi tumulti accadono in città. I cittadini escono nelle campagne in cerca di cibo. L’abate convoca il capo della Comunità di S.Eufemia e fa distribuire ai capi famiglia grano olio e verdure.
* 10/8/1186 - Papa Urbano III conferma all’ abate Lanfranco i beni e le ragioni riconosciute al monastero di S.Eufemia dai pontefici Callisto e Lucio. Segue l’enumerazione delle chiese e delle cappelle sottoposte alla giurisdizione del monastero: Chiesa di S.Pietro (Rezzato)- Chiesa di S.Bartolomeo (Mazzano)- Chiesa di S.Giacomo (Rezzato)- Chiesa di S.Eufemia (Vello)- Cappella di S.Andrea (Dello)- Cappella di S.Maria (Rudiano)- Cappella di Maderno - Cappella di Toscolano - Cappella di S.Martino (Caionvico).
* 9/4/1193 C’è un forte contrasto fra monaci e coloni. Questi ultimi tendono ad affermare la piena disponibilità delle terre. In questo giorno è stato fatto il primo contratto di affitto fra il monastero e due massari di S.Eufemia.
* 1197 - Un violento terremoto colpisce la zona pedemontana fino al Lago di Garda. Ingenti i danni.
* 1200 - Nel periodo di maggior espansione i monasteri incominciano a trovarsi in difficoltà per grave crisi finanziarie.
* 1213 I monasteri sono in crisi. E’ evidente l’interesse delle grandi famiglie ad entrare in questi monasteri, anche con la complicità di qualche vescovo o abate compiacente, per poter avere vantaggi sulle proprietà monastiche.
* 25/12/1222 - Il giorno di Natale la terra trema. Gravi sono le conseguenze, se si pensa che Brescia conta una popolazione di circa novemila abitanti e i morti sono più di mille. Gravi disordini e furti nelle case semidistrutte. La popolazione rimasta senza casa si rifugia sui Ronchi e nelle grotte. Anche S.Eufemia subisce gravi danni e conta i suoi morti. Il monastero aiuta la popolazione.
* 1233 - Brescia è divisa in quattro “quadre” alle quali corrispondono le divisioni del territorio esterno alle mura, chiamate le “chiusure”, che sono vigilate dai milites. S.Eufemia rientra in una di queste quadre, ma rimangono i privilegi acquisiti dai Benedettini (le “chiusure” corrispondevano a cinte daziarie).
* 1235 - Muore l’abate Giovanni III degli Ugoni. Dopo la morte dell’abate Giovanni, nel monastero regna un grave stato di disordine, con gravi liti per l’elezione del nuovo abate. Monaci e popolazione, stanchi di quanto va succedendo, chiedono l’intervento del vescovo Guala (di origine bergamasca), per mediare e por termine a quanto sta accadendo. Guala fa intervenire un monaco cluniacense di Bergamo. Le cose invece di chiarirsi peggiorano a tal punto che il monaco mandato dal vescovo Guala, non sapendo più cosa fare, fa intervenire il vescovo di Bergamo con i suoi militi. Avvisata la popolazione di quanto stava accadendo, interviene anche il podestà di Brescia con i suoi militi, che scacciano i bergamaschi e nel monastero ritorna la serenità.
* 1/7/1236 - Papa Gregorio IX con sua “Epistola 333 ” scomunica chiunque osi insediarsi abate nel monastero di S.Paterio in S.Eufemia senza la nomina pontificia.
* Autunno 1237 - Brescia guelfa si oppone a Federico II. Ne risulta che Ezzelino da Romano, capo dei ghibellini italiani e vicario dell’imperatore, dopo aver occupato Mantova, procede verso la bassa pianura bresciana, saccheggiando e bruciando. Giunto sotto le mura di Brescia tenta un primo assalto, ma viene respinto. Ezzelino e le sue truppe si accampano per la notte nei dintorni della città. II borgo di S.Eufemia si trova di nuovo nella bufera. La popolazione si rifugia nelle grotte della Valcarobbio e sulla Maddalena. Il monastero viene saccheggiato e per la seconda volta devastato.
* 1253 - Viene eletto abate Pietro II Confalonieri, che tenta di farsi eleggere anche abate del monastero di Serle, ma questo tentativo non ha esito, anche se è appoggiato dal papa Innocenzo IV e dalla potente famiglia Brusati.
* 12/10/1256 - L’abate Alberto da Lodrino e Giovanni da S.Eufemia, alla presenza del notaio e procuratore Pasino Gaetani, stipulano una permuta di terreni in S.Eufemia.
* 21/9/1275 - L’abate Pietro III da Rodengo partecipa con altri prelati e canonici del duomo all’elezione di Berardo Maggi a vescovo della città di Brescia.
* 12/3/1296 - Viene rieletto abate del monastero di S.Paterio Inverardo Confalonieri (amico di Tebaldo Brusato), proclamandosi conte di S.Eufemia e Rezzato, dichiarando la parrocchia di S.Eufemia sede della contea.
* 25/2/1299 - Il borgo di Rezzato diventa autonomo costituendosi in libero comune. I monaci benedettini lasciano la chiesa e il monastero di S.Pietro in colle e siritirano a S.Giacomo, che rimane di loro proprietà.
* 1300 - Anno Giubilare. Al monastero di S.Eufemia un monaco benedettino tedesco, di ritorno da Roma, si ferma per riposarsi, ma si ammala gravemente. La popolazione aiuta i monaci a curarlo. Ristabilitosi il monaco decide di far ritorno al suo monastero in Germania. Prima di partire chiama il capo del borgo per ringraziarlo e consegna, in segno di gratitudine, una preziosa reliquia contenente un frammento della croce di Cristo, ricevuta in dono da un abate benedettino da poco tornato dalla Terra Santa. Il prezioso frammento è racchiuso in una teca di cristallo e legato con un nastro rosso con pendente in ceralacca recante lo stemma pontificio. Allegato alla reliquia c’è anche una bolla (autentica) datata 13 gennaio 1300, dal Palazzo di S.Pietro Pescatore.
* 30/12/1300 - Alla presenza del notaio Martino di Muscoline l’abate Inverardo dà l’ordine per la ricostruzione dell’ospedale di S.Giacomo.
* 1301 - Berardo Maggi vescovo e podestà di Brescia, fa aprire il canale Naviglio, che a Gavardo prende acqua dal fiume Chiese. Da Rezzato al porto di S.Matteo (attuale inizio di via Mantova) il Naviglio era governato dal monastero di S.Eufemia, per l’erogazione dell’acqua per i campi e per il funzionamento dei mulini, dei magli, delle segherie e delle filande.
* 1305 - L’abate Confalonieri viene allontanato per autorità del vescovo-podestà perchè è amico di Tebaldo Brusato, già esiliato due anni prima da Berardo Maggi.
* Febbraio 1309 - L’abate Romerio, succeduto al Confalonieri, partecipa con il vescovo e l’abate di S.Faustino al Sinodo di Tolosa.
* 1311 - Enrico VII di Lussemburgo pone in assedio la città. Tutta la zona prospicente la Maddalena è investita da combattimenti. Il grosso dell’esercito imperiale occupa la zona pianeggiante da S.Eufemia, S.Francesco, Canton Mombello e Ronchi. Il 24 settembre irrompe in città, mettendola a ferro e fuoco e pone una taglia di 70.000 fiorni d’oro. Il 2 ottobre l’esercito imperiale lascia la città con molti ostaggi.
* 1311 - Il monaco Inverardo Confalonieri viene rieletto abate del monastero di S.Paterio in S.Eufemia. Rimarrà in carica fino al 1430.
* 1312 - Torna la peste a S.Eufemia. I contagiati dal male nero vengono isolati nelle campagne sotto capanne di frasche. Tanti si rifugiano sui monti che circondano il borgo. I morti vengono sepolti in fosse comuni e coperti di calce.
* 1321 - L’abate Inverardo Confalonieri acquista in città la casa degli Umiliati e il monastero dei santi Simone e Giuda. Serviranno come recapito cittadino.
* 1332 - Durante la lotta tra Brescia e Verona nel monastero si ordice una congiura che porta alla fine dell’indipendenza di Brescia. Negro Brusato, Corrado Bocca, Ordolino Sala, Inverardo Confalonieri (abate) ed altri nobili bresciani sono presi all’amo dalle lusinghe scaligere con l’oro e con gli onori. Quando Mastino della Scala, signore di Verona, marcia su Brescia, i congiurati con uno stratagemma corrono in città ed aprono le porte, facendo così trovare via libera ai veronesi, i quali occuparono la città ed il castello. Per cinque anni Brescia rimane sottomessa agli scaligeri.
* 23/2/1333 - Il monastero vende altri possedimenti per esigenze di carattere economico. Molti terreni vengono comperati da residenti di S.Eufemia.
* 1340 - Si presume che l’affresco di S.Cristoforo sia stato dipinto durante l’arco di questo anno.
* 1340 - Muore l’abate Inverardo Confalonieri in tarda età.
* 1351 - I monaci benedettini di S.Eufemia ricevono l’incarico (dall’Università del Naviglio) di sorveglianza delle bocche, cioè sulle seriole che servono per l’irrigazione dei campi, in modo che non sorgano controversie con gli agricoltori e con i proprietari dei mulini e delle razziche.
* 1394 - Sono anni duri per la Chiesa, divisa dallo scisma d’Occidente. I religiosi sono chiamati ad una vigilanza sui fedeli, con prediche,funzioni religiose e processioni. Anche il monastero di S.Paterio chiama i fedeli di S.Eufemia a funzioni religiose e a processioni penitenziali.
* 1413 - 8 maggio - Compromesso tra l’abate di S.Eufemia e il comune di Rezzato per atti riguardanti i possedimenti del monastero nel territorio di Rezzato. E’ presente l’arciprete della pieve di S. Stefano di Nuvolento.
* 1415 - 29 giugno - La comunità monastica di S.Paterio decide di rifondere la campana della torre grande del monastero, perchè si è rotta.
* 1416 - Sorgono problemi per la manutenzione delle seriole. Presso il monastero vi è un serrato scontro fra l’abate e i “boni homini’ di S.Zeno e Folzano (il monastero possedeva in quei territori terreni e case), per gli orari ed il controllo delle bocche delle seriole su quei territori.
* 1421 - 22 novembre - L’abate di S.Eufemia, Giacomo III, permuta una pezza di terra in Nave con Boninsegno fu Pietro Ponzoni, ricevendo una pezza di terra in S.Eufemia in “contrada Zochi”.
* 1426 - Il Governo veneto di terraferma ordina al Provveditore di eseguire un inventario nel monastero di S.Eufemia, per sopprimere gli scandali venutisi a creare fra i monaci. Vengono prese gravi sanzioni e viene sostituito l’abate Giacomo III.
* 1429 - 28 luglio - “Tenuta possessio” della chiesa di S.Giovanni Battista di Rezzato e sue pertinenze da parte del prete Vittorio de Venetiis, che la ottiene dal monaco Bertino de Mazochis a nome dell’abate di S.Eufemia.
* 1430 - Viene eletto abate il veneto Teofilo Michele.
* 1437 - Gabriele Avogadro, abate e conte di Sant’Eufemia, dà in enfiteusi al fratello Serafino (cittadino bergamasco) i beni del priorato di Gerola, proprietà del monastero di S.Eufemia.
* 1438 - 26 settembre - S.Eufemia subisce da parte delle soldataglie viscontee saccheggi e devastazioni. Vengono devastate molte abitazioni e una parte del monastero. Gli abitanti del borgo ed i monaci vengono obbligati con la forza dagli invasori a lavorare per costruire fortificazioni e scavare trincee nella zona fra S.Eufemia ed i Ronchi, fino alle mura di Canton Mombello.
* 1438 - 30 novembre - NicolÚ Piccinino, alla testa dei suoi armigeri combatte nelle campagne fra Rezzato e S. Eufemia ed infine attacca le mura della città, lasciando sul campo centinaia di morti e feriti.
* 1439 - L’abate del monastero di S.Eufemia, Gabriele Avogadro, partecipa con il vescovo di Brescia Francesco Marerio al Concilio di Firenze.
* 1439 - 3 ottobre - Il capitano Taddeo d’Este, dopo la battaglia vittoriosa contro le truppe milanesi, fa radere al suolo (per una maggior difesa delle mura) tutte le costruzioni delle chiusure. La zona che riguardo porta Torlonga (porta Venezia) è rasa al suolo dai Ronchi fino a S.Eufemia.
* 1444 - 19 aprile - Il Papa Eugenio IV con una bolla ordina il recupero di tutti i beni del monastero, in special modo quelli che l’abate conte Gabriele Avogadro ha dato in possesso ai suoi parenti ed amici.
* 1444 - Eugenio IV con una bolla autorizza i monaci di S.Eufemia a costruire un nuovo monastero entro le mura della città.
* 1457 - Il capo della comunità di S.Eufemia de fˆra delibera di assegnare 10 ducati a chi avesse ucciso un lupo fra quelli che si aggiravano sui monti intorno a S.Eufemia.
* 1457 gennaio - Papa Callisto III concede la facoltà di alienare beni del monastero (per pagare i costi della costruzione del nuovo monastero) fino alla somma di “fiorenorum mille auri”.
* 1457 2 febbraio - Il monastero di S.Paterio in S.Eufemia è posto sotto la giurisdizione del monastero di S.Giustina di Padova.
* 1458 13 aprile - Muore nel monastero di S.Eufemia l’abate conte Gabriele Avogadro e con la sua morte decade e termina il titolo di “Contea di S.Eufemia”.
* 1462 - 22 giugno - Viene riconosciuta canonicamente e giuridicamente la parrocchia di S.Eufemia, sotto il titolo della Visitazione di Maria Vergine a S.Elisabetta.
* 1462 - 13 ottobre - L’abate Teodoro I è designato dal podestà Davide Contarini alla sovrintendenza del Naviglio Grande, da Gavardo fino al porto di S.Matteo (oggi alla fine di via Mantova, verso piazzale Arnaldo).
* 1475 - E’ terminata la costruzione del nuovo monastero in città. I monaci si trasferiscono, lasciando a S.Eufemia tre di loro per la cura d’anime e la custodia del corpo di S. Paterio.
* 1477 - Estate - Una grave invasione di locuste distrugge tutti i raccolti. A causa di questa pestilenza una grave carestia grava su S.Eufemia.
* 1477 - 12 settembre - Dal libro “giornale e maestro” si citano la costruzione della “ecclesiola nova” in S.Eufemia extra, da effettuarsi sulle rovine della chiesa abbaziale, per proteggere temporaneamente le spoglie dei venerato vescovo S.Paterio. Il monastero pagherà per la ricostruzione della chiesa in base a 32 pertiche di muro ricostruito. Il giorno della riconsacrazione della chiesa i monaci pongono una lapide, ancora ben visibile sul lato destro della porta centrale, che recita: M.C.C.C.C.L.X.X.V.I.I. PRIMUM HUIUS MONACHI POSUERE SACELLI - PONTIFICEM SIXTUM QUARTUM TUNG ORBIS HABEBAT - ANDREAS VENETOS DUX VENDRAMINUS REGEBAT (1477 i monaci posero la prima pietra di questa cappella quando il mondo aveva pontefice Sisto quarto, il doge Andrea Vendramin reggeva i popoli veneti - traduzione di mons.Ilario Manfredini).
* 1478 - Alli 24 pur de febbrauaro preditto e fu la festa de Sancto Mattia Apostolo, fu fatta la traslazione del Corpo glorioso de Sancto Patritio Vescovo de Bressa, da la Giesa de Sancta Euphemia fora de la Citade per doi millia a Pedemonte, e fu portata alla Giesa de Sancta Euphemia nella cittade di Bressa, e fu collocato ditto corpo Santo all’altar dilla terza Capella de lo introito della ditta Giesa versus montem, con grande solennitade de trumbe, cytare, ed altri instrumenti musici et con grandissima convocazione del Synodo et Chieresia.
* 1478 - Si manifesta nel bresciano una strana malattia che i bresciani chiameranno “il mal del zucchetto”.
* 1479 - Al principo del mese di giugno del ditto anno fino alli 13 di Agosto del ditto anno , mai non piovette sul territorio della cittade e dei suoi dintorni, intanto che fu tanta secca che la terra non produsse niente di miglio (cereale), et le uve seccarono sule vite.
* 1479 - Alli 6 di octobre del ditto anno, da Rezato passÚ da Sancta Euphemia il Gardinale d’Aragona, filiol del re de Napoli, intrÚ con grandissimo honore a Sancta Euphemie dove l’abate del monastero con il Synodo, Chieresia e dal Magnifico meser Ludovigo de Martinengo con una quantitade de fanti e popolo, andarono verso la cittade de Bressa.
* 1481 - Alli 5 et 6 di Mazo (marzo) del ditto anno fioccÚ terribilmente doi di con grande freddo et continuamente fioccÚ finalli 17 del ditto mese.
* 1483 - Gli eserciti invasori portano la peste a Brescia, S.Eufemia, Rezzato, Castenedolo, Caionvico, Nuvolera e Serle. I morti si contano a decine. Per ricoverare e curare gli ammalati si costruiscono in aperta campagna delle capanne. I morti vengono cosparsi di calce e sepolti in fosse comuni e lontano dalle abitazioni.
* 1483 - Tutto il territorio della Quadra (dove anche la Comunità di S.Eufemia è compresa) viene esonerata per quattro anni dal pagamento di tasse per i danni della guerra.
* 1484 - 25 aprile, Marco fu Picino de Roedo, cittadino di Brescia, nel suo testamento ordina di essere sepolto nella cappella di S.Catterina posta nella chiesa di S.Eufemia,con l’obbligo di celebrare varie messe e di dare lire 40 all’anno.
* 1485 - Il monastero elargisce una congrua elemosina per la campana della chiesa di S.Eufemia extra.
* 1494 - 26 marzo - Dotazione dell’altare di S.Caterina in S.Maria ed Elisabetta di S.Eufemia, fatta da Giacomo “de Portis sen de Castellanis”.
* 1494 - 29 marzo - Accettazione della cappellania, ossia del patronato istituito da Giacomo Castellani detto “de Porta” ad istanza di Francesco “de Portis”, con l’assegnazione dei suoi beni immmobili che fruttano 50 lire all’anno da dare in elemosina al cappellano per la celebrazione di una messa settimanale al detto altare.
* 1506 - 21 agosto - “Locatio” della parrocchia di S.Maria ed Elisabetta in S.Eufemia, vacante per la rinuncia del rev. Tommaso da Soncino, a prete Filippo Locatelli.
* 1507 - 8 maggio Bernardino Calzavacca lascia tutti i suoi beni al monastero di S.Eufemia. Case, mulino e diritti che ha sul territorio di S.Eufemia e in contrada S.Polo, con l’obDligo di versare 6 ducati al sacerdote che celebra la messa nei giorni festivi a S.Polo.
* 1508 - 30 maggio - “Monitorio” del Vescovo Paolo Zane “contra usurpantes bona Schola Corporis Christi existent, in Ecclesia Parochiali Sancte Euphemiae extra”.
* 1511 - 6 aprile - Spesa di Lire 282 fatta dal monastero per una campana “enea” di 41 pesi, da porre sul campanile di S .Eufemia extra che solennemente “cum Chrismate” fu battezzata dal rev. abate Teofilo da Milano, sotto il nome di S.Maria ad Elisabetta e di S.Eufemia.
* 1512 - 17 febbraio - S.Eufemia viene saccheggiata dalle soldataglie di Gaston de Foix.
* 1513 marzo - Ricompare la peste. S.Eufemia è decimata. I morti vengono sepolti nei campi in fosse comuni.
* 1515 - 15 marzo - Riprendono le alienazioni delle proprietà monastiche di S.Eufemia extra.
* 1515 - Si tiene presso il monastero di S. Eufemia fuori le mura il Consiglio Provvisorio degli esuli bresciani fedeli alla Repubblica Veneta.
* 1516 - 30 novembre - Contratto con un sacerdote che ogni giorno festivo celebri la Messa nella chiesa di S.Polo sul territorio di S.Eufemia extra.
* 1528 - Papa Clemente VII con una sua bolla concede l’unione del vecchio monastero alla chiesa parrocchiale dell Visitazione in S. Eufemia extra muro.
* 1535 - Antonio Fracassi, che il 6 luglio 1532 aveva acquistato dal monastero una pezza di terra in Rezzato, riceve in enfiteusi una casa in S.Eufemia in “Contrada Cazeferia”.
* 1536 - 17-17 giugno - Nella notte un furioso incendio a S. Eufemia distrugge il forno per la cottura delle maioliche. Anche l’abitazione è andata distrutta. Il proprietario è un certo Sbrofati Giovanni, sposato e padre di tre figlie.
* 1536 - 30 settembre - Testamento di Filippo Locatelli, già rettore della chiesa di S.Maria ad Elisabetta in S.Eufemia: lascia lire 60 al monastero per la celebrazione di un anniversario all’anno e lire 23 di cui è creditore con Angelo da Rodengo, alla chiesa della terra di S.Eufemia,”cum quibus Rector dicte ecclesia teneantur fieri in dicta ecclesia unum locum in muro in laudabile forma, ornatum lapidibus pro ibi tenendo, et conservando Sacratissimo Corpore Domine nostri Iesu Christi”.
* 1537 - 15 giugno - Il testamento Locatelli viene “eseguito” in questo giorno dal prete Antonio Locatelli.
* 1537 - 8 dicembre - Transazione tra il monastero e Angelo da Rodengo circa l’eredità o legato del prete Filippo Locatelli fatto alla chiesa della terra di S.Eufemia.
* 1539 - 31 agosto - L’abate Sigismondo visita la chiesa di S.Maria ad Elisabetta in S.Eufemia. Nell’atto rogato dal notaio Gian Maria Mafetti, si cita anche l’inventario dei paramenti.
* 1542 - 1-9 dicembre - Nota per le spese, per porre il selciato di mattoni “ex lapidibus coctis” attorno e vicino al campanile della chiesa nel territorio di S.Eufemia extra.
* 1554 - 26 settembre ducale del Senato veneto che autorizza l’unione al vecchio monastero della chiesa di S.Maria ad Elisabetta della parrocchiale di S.Eufemia, insieme con tutte le pertinenze.
* 1557 - 17 gennaio - Per ordine del Senato veneto, nella persona del podestà di Brescia, vengono riuniti tutti i massari delle Chiusure (gli attuali sobborghi della città) per l’estrazione del Rodolo. Per il territorio di S. Eufemia i massari da estrarre sono 6. Questi massari devono partecipare con tutti i massari della Provincia veneta di terraferma all’allevamento di mille vitelli da consegnare a fine anno ai provveditori della città di Venezia. I sei estratti di S.Eufemia sono: Francesco Rossin, massaro di mes. Alberto, vitelli 1; Gerolamo Fenarolo, lavora i suoi possedimenti, 1; Jacomo Fach, massaro di mess. Zuan Franc.Soldo” 1; Thedoldo, massaro di messer Alvise Zano 2; Christoforo Sbrofato massaro di mess. Alvise de pes 2 ; Domenego Girello, massaro di mess. Bernardo Fusaro, 2.
* 1558 17 agosto - Il notaio Francesco de Beldessarisi roga l’atto della visita alla parrocchia. di S.Maria ad Elisabetta nella terra di S.Eufemia effettuata dall’abate Gerolamo da Papia “cum collatione Chrismatis facta a prandio Parochianibus”.
* 1561 - 17 gennaio - Contratto per la fabbrica di un condotto “canaletti” di pietra nel territorio di S.Eufemia.
* 1565 - 9 e 14 aprile - Il prete Daniele Umbono ottiene la collazione della cappellania dell’altare di S.Caterina nella parrocchia di S.Maria ad Elisabetta in S.Eufemia e ne prende possesso il 14 aprile.
* 1565 - 25 aprile - Un grave nubifragio si abbatte su S.Eufemia, scende la “Valle” che causa allagamenti. Il Naviglio straripa. Gli orti ed i campi sono allagati. Tutte le culture sono distrutte. Ingenti sono i danni alle abitazioni.
* 1577 - estate - Il “morbo nero” infuria. Nei mesi di luglio-agosto i morti sono 19. Ai primi di settembre grandi piogge fanno cessare la peste. Alla fine i morti sono 27.
* 1577 - settembre - Nota di spese sostenute dal monastero per il vitto dei monaci abitanti nel monastero di S.Eufemia extra, venuti in aiuto durante la peste.
* 1579 - 3 luglio - S.Eufemia è di nuovo colpita dalla peste. I decessi sono 35. Vengono sepolti in aperta campagna in fosse comuni e cosparsi di calce.
* 1580 - 7 marzo - Durante la visita pastorale di S.Carlo Borromeo a S.Eufemia viene inviato quale convisitatore il suo vicario canonico Luigi di S.Pietro. Nel suo verbale scrive che il battistero è “incongruom locatum” e nomina gli altari di S.Caterina e di S.Rocco. Per quanto riguarda il cimitero dice che è ubicato presso la chiesa ed è recintato.
* 1580 - 17 marzo ritorna a S.Eufemia il covisitatore, canonico Luigi di S. Pietro. Dopo aver venerato la insigne reliquia della S.Croce, ordina che questa venga esposta alla venerazione dei fedeli ogni 25 anni.
* 1581 - 13 aprile - La Comunità di S .Eufemia riceve una nota da parte dei Rettori della città per la costruzione della Cappella della Beata Vergine Maria, sulla via Regale vicino al muro del monastero.
* 1581 - 16 aprile - L’abate di S.Eufemia di città, tramite il notaio Gian Battista Trappa, fa rogare l’atto di concessione precaria della Comunità di S.Eufemia “revocabili ad nutum” per edificare “Cappellam seu capitellum B.M.Virginis”, accanto al muro del monastero sulla via Regale, con l’obbligo seguente: se le elemosine che si raccolgono non sono spese ad utilità della cappella, devono servire per provvedere la cera necessaria alla scuola del S.S.Sacramento.
* 1582 - 23 agosto - Il vescovo Giovanni Dolfin manda alla parrocchia di S.Maria ad Elisabetta una “epistola encyclica” per l’esecuzione dei decreti di S.Carlo. Il 3 novembre dello stesso anno concede una proroga.
* 1591 - Per calamità naturali una grave carestia colpisce la terra bresciana. In città vi sono tumulti. I cittadini escono dalle mura per cercare grano, farine, carne ed altri viveri. A S.Eufemia il grano viene venduto a lire 32 la soma.
* 1601 - 30 aprile - Durante la visita pastorale, il vescovo Marino Giorni ordina che sia allungata la veste e ridipinta l’immagine di S.Cristoforo, alla base del campanile.
* 1601 - 19 giugno - Un grave terremoto colpisce Brescia e le chiusure. A S.Eufemia i danni sono ingenti, tante famiglie vengono accolte nel monastero e molte altre si rifugiano nelle grotte della Val Carobbio.
* 1610 - S.Eufemia conta 890 abitanti. Le famiglie nobili sono cinque. La popolazione maschile dai 10 in avanti lavora nei campi.
* 1611 - Per opera di alcuni signori di S.Eufemia, con a capo Parisio Cereti e in accordo con la Parrocchia ed il capo della Comunità, dopo aver sentito la “Vicinia”, decidono di costruire una chiesa dedicata a S.Giacinto.
* 1614 - 26 maggio - Gravi piogge allagano S.Eufemia, nella zona prospiciente la Val Carobbio. Dai monti scendono pietre e altri detriti che ostruiscono la strada Regia. I danni sono ingenti, sia per gli abitanti, sia per i raccolti. Due persone annegano.
* 1625 - 28 aprile - Muore all’ospedale di S.Luca fra Tiburzio Lazzaro di Fossombrone, eremita che dal suo paese si era ritirato sul monte Maddalena, nella chiesetta abbandonata. Scendeva spesso a S.Eufemia per ricevere i Sacramenti e per approvvigionarsi del necessario per vivere.
* 1626 - 28 giugno - Il Parroco ed il capo della Comunità chiamano a raccolta gli abitanti della Vicinia nella Chiesa Parrocchiale, per decidere di custodire la reliquia della Santa Croce in un reliquiario più idoneo. Viene deciso di custodire la reliquia in un artistico reliquiario in argento con sbalzi in oro. Viene anche costruito un sacello in pietra di Botticino presso l’altare di S.Rocco.
* 1628 - 2 giugno - E’ segnalato il passaggio di soldati in ritirata. Il capo della Comunità ordina di chiudere tutte le osterie ed i negozi. Gli uomini salgono sui tetti. Nonostante la strenua difesa della popolazione, la soldataglia saccheggia case, negozi e osterie.
* 1630 - La peste colpisce di nuovo S.Eufemia. Si contano 92 morti, sepolti in una fossa comune e cosparsi di calce,in una zona imprecisata della campagna.
* 1631 - 28 febbraio - Per recuperare le spese sostenute durante la peste, le autorità comunali decidono, seguendo quanto già si fa in città, di incamerare i beni dei defunti senza eredi. * 1633 - Per ricordare i morti della peste del 1630, viene costruita in contrada Corte (ora viale Bornata) una santella dedicata alla Madonna.
* 1634 - 20 marzo - Brescia decide di riordinare il servizio postale. S.Eufemia è direttamente interessata. Viene ripristinato il posto di sosta sul percorso Brescia - Venezia. La tariffa è di 10 ducati d’argento per il recapito da Brescia a Venezia. Per le altre destinazioni sulla stessa tratta il costo è di 5 soldi e 3 denari per le lettere ordinarie.
* 1640 - Il comune di S.Eufemia decide di riordinare la toponomastica: strada campestre del PIOVE (non esiste più); strada comunale del Naviglio (ora via G.Saleri); strada comunale della PILA (ora divisa in tre tronconi: via 28 marzo, via Pila e via C.Guerini; strada campestre del Rampino (attuale via M.Albert); strada campestre della Breda (non esiste più); strada comunale Cerca (esiste ancora come via Cerca) - strada campestre del Ronchetto (non esiste più); strada comunale della Baldovera (valle Carobbio); strada comunale della Chiesa (primo tratto di via Parrocchia); strada campestre dei Pradelli (non esiste più); strada campestre del Campazzo (ora via Chiappa); strada comunale della Corte (ultimo trattÚ di viale Bornata); strada campestre delle Vernazze ( tratto finale di via Cerca); strada campestre del Triviale dei boschi (attuale via Triinale); strada campestre Vallone delli Zani (ultimo tratto di via C.Noventa); strada comunale delle Case (attuale via L.Fiorentini).
* 1648 - S.Eufemia con le sue frazioni (S.Polo - Case e Buffalora) conta= va 1211 abitanti.
* 1648 - giugno - Una grave carestia colpisce la città. Molti cittadini escono dalla città verso le varie chiusure e assaltano negozi, forni e mulini per rifornirsi di farina, pane e grano.
* 1649 - Convenzione tra la chiesa di S.Eufemia della Fonte e messer Girolamo Marchesini di Rezzato per una balaustra in marmo.
* 1655 - Visita pastorale del Vescovo di Brescia, Cardinale Pietro Ottoboni (eletto poi Papa con il nome di Alessandro VIII).
* 1657 - Dalla visita Pastorale eseguita dal Canonico Avoltri,per conto Cardinal Ottoboni vescovo di Brescia. Dal verbale della visita, attraverso le dichiarazioni del Massaro (sindaco) Paolo Francesco Tegali, che l’altare di S.Rocco fu voluto da persone devote, all’epoca dell’epidemia del 1630.
* 1658 - 15 ottobre -Durante la ristrutturazione della chiesa parrocchiale,crolla il volto e muoiono otto muratori,vi sono pure diversi feriti. Il comune di S.Eufemia e la parrocchia risarciscono le famiglie dei colpiti dal grave disastro.
* 1661 - Gennaio -marzo - Durante questi due mesi si succedono otto scose di terremoto. Una di queste provoca lieve crolli. Dopo il terremoto una eclisse di sole terrorizza la gente e molti si rifugiano nelle grotte della Val Carobbio.
* 1664 - Il monastero provvede a far collocare il nuovo altare di S.Caterina nella chiesa parrocchiale di S.Eufemia extra muros. Nel 1678 il monastero sosterrà altre spese per lo stesso altare.
* 1672 - Giugno - Una grave bufera con grandine colpisce la città e tutta la zona fra S.Eufemia e la Val Verde, causando gravi danni alle colture e ai fabbricati.
* 1684 - ottobre - Il Comune di S.Eufemia, con le sue frazioni, conta 1320 abitanti. La popolazione è composta prevalentemente da contadini e mandriani o da cavatori di pietre.
* 1689 - 13 agosto - Dopo diversi giorni di pioggia a S.Eufemia vi è una grave inondazione, il naviglio straripa in diversi punti, la parte bassa del borgo è inondata e diverse famiglie devono lasciare le proprie case. L’acqua arriva anche dalla Val Carobbio, che fa la sua parte, come in altre situazioni simili.
* 1691 - A S.Eufemia viene aperta una stazione permanente per il cambio dei cavalli; serve per i corrieri, per i militari e per la posta.
* 1701 - 1 febbraio - Bartolomeo Toltoti lamenta il furto di quasi tutti i suoi averi (da parte dell’esercito imperiale). Il danno consiste in: frumento some 4, segale quarte 8, miglio quarte 14, fave quarte 4, fazoli quarte 2, lardo libre 12. Il malcapitato denuncia anche il furto di pollame e biancheria minuta (lenzoli 5, camicie 15) per un totale di lire piane 171,50.
* 1702 - La popolazione di S.Eufemia, comprese le sue frazioni( Case, S.POlo e Buffalora) è composta da 1450 anime.
* 1704 - La chiesa parrocchiale si arricchisce di un nuovo altare dedicato a S.Mauro. Sull’altare viene posto un quadro raffigurante S.Mauro che risana un ammalato.
* 1710 - Settembre - Una grave forma di afta fa strage di bovini, con gravissimi danni per l’economia.
* 1713 - Marzo - Anche a S.Eufemia incomincia la pratica dei Sacri Tridui in suffragio dei defunti; viene fondata la compagnia del Sacro Triduo.
* 1734 - E’ un anno di grande siccità. I mulini lungo il naviglio sono fermi e non possono macinare perchè manca acqua. I campi sono aridi. I cittadini escono dalle mura in cerca di farina o di legumi; devastano gli orti per recuperare verdura e frutta. Devono intervenire le guardie per sedare gli scontri fra i cittadini e gli ortolani.
* 1739 - 24 Marzo - E’ il mattino di Pasqua. Le persone che si recano alla Messa dell’alba, assistono ad un evento straordinario: una meravigliosa alba boreale che illumina i monti che circondano S.Eufemia.
* 1747 - 7 Aprile - Una scossa di terremoto fa cadere pietre e tegole. Tanta paura, ma pochi i danni.
* 1757 - 30 e 31 Agosto - Un grave e violento temporale provoca diversi danni alle culture.
* 1760 - Gli abitanti di S.Eufemia sono 1232, le famiglie 207 e gli ecclesiastici 12.
* 1767 - 3 Febbraio - Inverno molto rigido, cade molta neve. In Val Carobbio compaiono i lupi. Il comune concede 25 ducati a chi consegna un lupo morto.
* 1774 - 4 Aprile - Forti scosse di terremoto spaventano la popolazione, che si rifugia sui monti della Maddalena per sfuggire ai crolli.
* 1779 - Primavera estate. Molta preoccupazione e paura per ruberie e le aggressioni sulla strada che da S.Eufemia porta alla città.
* 1785 - 13 Aprile - Il vescovo Nani è in visita pastorale alla parrocchia della Visitazione in S.Eufemia della Fonte. Dopo aver visto la sempre crescente venerazione della reliquia della Croce ordina la stessa sia posta in un luogo più decente e decoroso.
* 1785 - Maggio - Il parroco ed il sindaco, in accordo con la Scola della S.Croce, decidono di convocare i capi famiglia (177). Durante l’assemblea si delibera di costruire un’arca degna di accogliere la preziosa reliquia della Croce. Si costituisce un comitato che decide di allungare il presbiterio per far posto al frontale in marmo rosso di Verona ed altri marmi.
* 1789 - 13 Maggio - Terminati i lavori vengono convocati i capi famiglia per decidere i giorni e le modalità dei festeggiamenti.
* 1789 - I capifamiglia decidono che la traslazione della S.Croce avvenga nei giorni del 6-7-8- settembre. Il 6 si svolse la solenne processione per il paese, con l’intervento dell’Abate di S.Eufemia di città. Le strade sono riccamente parate a festa per celebrare l’evento. Dopo tre giorni di festa, la sacra Reliquia viene deposta nella nuova arca, chiusa da un grosso cancello dorato e da una porta esterna finemente decorata e le tre chiavi vengono consegnate: una al Parroco, l’altra al Sindaco e la terza al Priore della Confraternita.
* 1793 - 16- agosto - Una violenta tempesta rovina i campi e le case della zona di S.Eufemia della Valverde fino a Castenedolo.
* 1797 - 2 Novembre - Dopo quasi otto secoli di storia e di comuni vicende, le sorti del Monastero di S.Paterio in S.Eufemia extra muro, vedono la loro conclusione con un atto del governo provvisorio, che decide la sospensione dell’Abbazia e il passaggio delle proprietà all’ospedale maggiore nazionale.
* 1798 - 17 Aprile - Un avviso rende pubblica al Dipartimento del Mella la vacanza della parrocchia di S.Eufemia.
* Agosto 1801 -La popolazione di S.Eufemia è di 2143 abitanti.
* Agosto 1801 - Transitano da S.Eufemia i deportati filofrancesi dal Cattaro. Fra di essi il tenente Henri Beyle, più noto come Stendhal.
* 1811 aprile - Nasce a S.Eufemia Gerolamo Filippini, figlio di Giovanni e di Caterina Papetti: sacerdote, ordinato il 28 Maggio 1836, nominato Parroco di Sopraponte, dove rimane per 36 anni. Negli anni 1848-49, con i suoi parrocchiani partecipa ai moti patriottici. Nel 1873 rinuncia alla parrocch1a e si ritira in famiglia a S.Eufemia., Muore il 13 aprile 1874, assistendo i vaiolosi.
* 1811 /31 /dicembre - A S.EUfemia nasce Pietro Filippini di Vincenzo e Lucia Filippini. Ingegnere, di famiglia agiata, ha la possibilità di studiare fino alla laurea. Partecipa alle dieci Giornate. Nel 1862, con Gabriele Rosa, compie un catasto delle selve e dei boschi bresciani. Nel 1862 pubblica uno “Studio sulle strade della provincia di Brescia”.
* 1814 - Le truppe austriache occupano il monastero di S.Paterio e trasformano la chiesa in una cantina.
* 1835/9/luglio - Da S.Eufemia passa per la prima volta il “Velocifero”, diligenza che collega Milano a Vienna.
* 1836 Aprile - Si manifesta a Brescia e nei comuni fuori le “Chiuse” il colera. Anche S.Eufemia è colpita dal morbo, che causa diverse vittime. I morti vengono sepolti in fosse comuni, in aperta campagna, cosparsi di calce.
* 1847 - A S.Eufemia viene aperto un cotonificio che occupa 120 operai e operaie, i quali lavorano su 5000 fusi per 12 ore.
* 1849/23/marzo - Alle ore 11 i volontari di Tito Speri attaccano a S.Eufemia la scorta di un convoglio di dieci carri austriaci diretti in castello.
* 1849/26/marzo - La folla scende in piazza e sulla via Regia acclama i volontari ed li incita alla rivolta. Iniziano le prime scaramucce.
* 1849/27/marzo - A S.Eufemia un gruppo di insorti con a capo Tito Speri, incontrano il comandante delle truppe austro-ungariche per sapere le loro intenzioni. La risposta imperiosa fu che”si dovevano aprire le porte della città” e rimuovere le barricate. La risposta fu: “La città è pronta a resistere”.
* 1849/28/marzo - Tito Speri con i suoi volontari, giunti a S.Eufemia, scoprono che sulla strada Regia per Rezzato è ferma la cavalleria austriaca, con la fanteria armata in attesa di ordini. Dopo diverse ore di appostamento i volontari notano che le truppe austriache si muovono verso S.Eufemia. Al Bergamaschi ci sono i primi scontri di fucileria e la cavalleria tenta la prima carica. La battaglia si fa cruenta. Tito Speri fa ritirare i suoi al centro della borgata, ma i nemici hanno la meglio. Tito Speri i suoi sono costretti a ripararsi sui monti e ritornare in città, lasciando sul campo diversi morti e feriti, i quali furono finiti dai croati.
* 1849/30/marzo - Il generale Nugent comandante del 2? Corpo d’armata, proveniente da Padova, si accampa nel monastero di S.Eufemia in attesa di rinforzi.
* 1849/2/aprile - Rapporto Haynau - Brescia, 2 aprile 1849, ore 5 del mattino. “Dal comando del 2? Corpo D’Armata di riserva Imperiale. A Sua Eccelenza il Feldmaresciallo Imperiale e comandante Generale delle truppe in Italia Conte Radetzky a Milano ……… Sino al 30 marzo il Generale di brigata Conte Nugent, ì che si era spinto verso Brescia fino a S.Eufemia, si era limitato a minacciare la città da quest’ultimo lato e non era riuscito a mettersi in contatto con la piazzaforte. Quando la notte tra il 29 e 30 marzo mi arrivÚ la notizia che i disordini di Brescia andavano sempre più crescendo, mi precipitai il 30 stesso da Padova a S.Eufemia passando per Verona, predisposi tutti i preparativi necessari per l’invio di alcuni corpi d’armata e per il rinforzo della guarnigione di Verona, e diedi opportune disposizioni per circondare ed espugnare il 31 marzo,con la brigata concentrata a S.Eufemia, la città di Brescia fortemente barricata in tutte le sue uscite ………
* 1854/23/marzo - Nelle prime ore pomeridiane da S.Eufemia passa il primo treno proveniente da Verona e diretto a Brescia. Ai passaggi a livello di via Cerca e via Chiappa una moltitudine di gente di S.Eufemia e di S.Polo. assiste all’evento.
* 1859/15/giugno - Giuseppe Garibaldi, dopo la battag1ia di Treponti, si ferma a S.Eufemia, dove pernotta. Riparte all’indomani salutato dalla folla.
* 1863/18/giugno - Un violento uragano devasta i Ronchi e tutta la zona pedemontana fino a Botticino. A S.Eufemia i danni sono ingenti: case scoperchiate e colture distrutte.
* 1866 - Terza guerra d’Indipendenza. Garibaldi è di nuovo a S.Eufemia. Dà ordine di costruire un forte sul fianco sud-orientale delle Grappe, sotto la cima delle Poffe, che domina un’ampia parte della pianura sottostante.
* 1880/28/1uglio - L’amministrazione dell’Ospedale (proprietaria della chiesa parrocchiale) vuole vendere il quadro del S.Rocco del Romanino. L’ingegnere Galini ed il massaro di Rodengo si presentano al parroco don Castellini, chiedendo che venga loro consegnato il quadro. Il parroco chiama la fabbriceria e dà l’ordine di suonare le campane per chiamare la popolazione. Si sparge la voce e molta gente si reca alla chiesa con fare minaccioso, costringendo l’ingegnere ed il massaro a ritornare a Brescia con le pive nel sacco. Il sindaco e la fabbriceria mandano al presidente dell’ospedale una protesta dichiarando che il quadro non verrà mai tolto per nessun motivo dal suo altare.
* 1881 novembre - Viene attivata la linea tramviaria Brescia-Tormini. La linea transita sulla Via Regia Postale(ora via Indipendenza), con fermata davanti all’osteria del Portichetto.
* 1884 novembre - La Fabbriceria della Parrocchia manda all’amministrazione dell’ospedale, per mettersi al sicuro da altre sorprese, una copia della sentenza della Corte d’Appello di Milano, in data 16 luglio 1862, che recita: “Trattandosi di una chiesa parrocchiale consacrata al culto cattolico, un possesso qualunque non puÚ attribuire diritti di proprietà, ne ragioni di servitù essendo fuori commercio le cose sacre finchè perdurano nell’uso per cui furono destinate: per conseguenza non puÚ un comune o ente considerarsi legalmente quale proprietario e possessore della chiesa parrocchiale e non gli compete l’esercizio di alcuna azione possessoria per i fabbricati medesimi”.
* 1869 Dicembre - La Parrocchia, la Fabbriceria e il Comune citano in giudizio la Commissione amministrativa dell’ospedale maggiore. Gli avvocati difensori sono Carlo Calini e Agostino Francescani. Inizia così un lungo confronto giudiziario. L’ospedale è difeso dall’avvocato Giuseppe Zanardelli. E’ la Suprema Corte di Torino che il 31 dicembre 1881 emette la sentenza favorevole alla Parrocchia e al Comune di S.Eufemia.
* 1886 - Viene aperto il primo oratorio femminile a S.Eufemia in strada comunale del Bel Guardo (ora via Noventa, dove sorgeva in fino a qualche anno fa l’osteria dei Gnochetti, nello stabile di proprietà Paonazza).
* 1887/18/settembre - Entra in funzione una linea tranviaria (considerata interurbana) su binari e carrozze trainate da cavalli. Il percorso Brescia-S.Eufemia costa per ogni corsa 15 centesimi.
* 1888/2/gennaio - Viene aperto l’asilo d’infanzia. Subito riscuote consensi. Lo frequentano più di 80 bambini.
* 1890/30/novembre - Il consiglio comunale di S.Eufemia approva lo statuto ed il regolamento dell’asilo. Possono frequentare i bambini da 3 a 6 anni.
* 1894 - Per le strade di S.Eufemia circola il primo veicolo a vapore: una Berliot di proprietà del dott. Filippini.
* 1900 - Su iniziativa del prof. Staglieno Zaccarelli viene aperta una scuola professionale di disegno e ornato e di disegno tecnico.
* 20 Settembre 1900 - E’ la festa della S.Croce. Scontro tra le autorità e il parroco, don Piccinelli, perchè quel giorno, essendo il 20 settembre, era festa civile che ricordava la presa di Porta Pia. Tutto finsce con una denuncia fatta alle autorità da parte del sindaco. Il parroco viene condannato per “ingiurie”.
* 1900 - Giuseppe Piardi apre a S.Eufemia una filanda, dove vengono occupati una settantina di donne ed una ventina di uomini.
* 27 Marzo 1901 - Agitazioni contadine. Anche i contadini di S.Eufemia partecipano allo sciopero causando molti disagi al bestiame.
* 1902 - Viene fondato a S.Eufemia un gruppo sportivo denominato “Vis et Patria”.
* Luglio 1907 - A S.Eufemia viene scoperta una lapide a ricordo de centenario della nascita di Garibaldi. La lapide viene murata sulla facciata della casa Speziali e recita: “Qui nel 1866 dopo la fatal giornata di Custoza per proteggere l’eroica Brescia fu costruito il forte che di Giuseppe Garibaldi prese il nome glorioso. Municipio e cittadini vollero nel centenario della nascita del grande questo ricordo - S.Eufemia luglio 1907.
* 1 e 2 Settembre 1907 - Si disputa il Circuito Automobilistico di Brescia. La corsa transita da S.Eufemia. Tutti i comuni toccati dal circuito costituiscono una guardia privata per assicurare il buon funzionamento della gara. Lungo la via Regia Postale (ora via Indipendenza) vengono montate delle passerelle in legno per permettere l’attraversamento della via.
* Settembre 1913 - Viene svolto il censimento. Risultano sul territorio comunale di S.Eufemia, comprese Ie frazioni delle Case e di S.Polo, : 7falegnami, 7 commercianti di legna al minuto, 11 verdurai, 5 spacci di vini e liquori, 29 osterie, 4 mercerie, 3 telerie, 5 merciai ambulanti, 16 venditori ambulanti di latte, 1 fabbrica di liquori, 1 di cera, 1 fornace di mattoni, 1 fabbrica di sapone, 1 cartiera e cave di ghiaia.
* 24 Luglio 1920 - Vittorio Piardi apre a S.Eufemia il suo primo laboratorio per la costruzione di grandi impianti refrigeranti.
* 27 giugno 1921 - Un gruppo di socialisti di S.Eufemia,fermano un camion di fascisti che ritornavano a Desenzano dopo una sfilata in città. Volano insulti con calci e manganellate. Diversi i contusi da ambo le parti.
* 12 gennaio 1922 - In Val Carobbio presso il poligono militare viene provata una nuova mitragliatrice (chiamata poi Brixia) alla presenza di alti ufficiali del regio esercito.

San Paterio (sec.VIII), 25 vescovo di Brescia

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( cura di Mario Bertoli)

Gli storici, quasi concordemente, assegnano a S.Paterio un episcopato breve. Gli annuari diocesani lo collocano tra il 630 e il 643.
In un discorso del vescovo Ramperto, Paterio figura come il sedicesimo vescovo di Brescia dopo S. Filastrio, quindi il venticinquesimo nei dittici della Chiesa bresciana, tra Paolo III e Anastasio.
Il suo nome, di sapore esotico, ha fatto pensare ad una probabile origine orientale, ma si tratta solo di una congettura senza alcuna solida prova.
L’epoca del suo episcopato cade nel periodo del pontificato di Gregorio Magno e forse per questo viene erroneamente identificato in quel discepolo Paterio che il pontefice dice essere suo notaio secondicerio.
Il Martirologio bresciano assegna al santo un posto in più nelle sue pagine al 25 febbraio, per ricordarne la traslazione del corpo, nel 1478, da S. Eufemia della Fonte a S. Eufemia entro le mura.
Il vescovo Landolfo II aveva trasportato il corpo del santo dalla prima sepoltura in S. Fiorano, alla chiesa abaziale di S. Eufemia della Fonte, dove rimase sepolto, nella cripta del monastero, fino al 1478. Dopo che i monaci ebbero costruito il nuovo monastero in città, il 25 febbraio 1478 il venerato corpo del Santo fu traslato nella grande chiesa di S. Eufemia dentro le mura.
Nella Diocesi di Brescia a S.Paterio è dedicata la chiesa parrocchiale di Paisco, piccolo paese della Valle Camonica.

Questa è la lapide che si vede nella parte destra della facciata della chiesa di S.Paterio (vedi disegno di Luigi Sportelli). Il testo è stato evidenziato in nero per renderlo leggibile. La traduzione è “1477 I monaci posero la prima pietra di questa cappella quando il mondo aveva Pontefice Sisto quarto, il doge Andrea Vendramin reggeva i popoli veneti (traduzione di mons. Ilario Manfredini)”. (archivio Mario Bertoli)

Ricostruito il tempio di Mercurio

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Lo aveva voluto Primione, figlio di Cariasse
Medussa era la madre? Una dedica a Minerva riapre gli interrogativi sul suo ruolo.

Nel numero 13 di Apiarium abbiamo pubblicato un ampio resoconto dei ritrovamenti lapidei nell’area a sud est di S.Eufemia. Ritrovamenti che consentono di affermare l’esistenza, come molti studiosi sostengono, di un’area sacra dedicata a Mercurio.
Tra i molti ritrovamenti, uno in particolare, ci è parso di notevole interesse, ossia l’iscrizione che compare sull’architrave di un tempio, del quale, peraltro, non si è, fino ad ora, trovata altra testimonianza.

 

L’iscrizione è:
PRIMIO CARIASSIS FILIUS
MERCURIO AEDEM ET SIGNUM
SOLO SUO EX VOTO DEDIT

In merito, nel testo “Marmi bresciani raccolti nel museo patrio classificati e illustrati dal cavaliere Dr Giovanni Labus”[1], a pagina 54, troviamo testimonianza del fatto che l’iscrizione fu rinvenuta a S.Eufemia e che il dedicante era di origine gallica.

Ricostruzione, sulla base dell’architrave con dedica, del tempietto di Mercurio posto nell’area sacra celto-romana di S.Eufemia

Nel testo si legge: “Uscì alla luce nel borgo di S.Eufemia l’anno 1876, ed emigrò ad ornare le Torri dè Picenardi presso Cremona. Fu pubblicata dal Bianchi, al quale il nome di Primione Cariasse sono paruti sì barbari che inclinava quasi a credere tanto il padre che il figlio di schiatta servile[2]. Meglio però era crederli di gallica schiatta, e ravvisare in Cariasse il marito di Medussa, di cui vedemmo un titoletto a Minerva, e in Primione un suo figlio, il cui nome, da non confondersi con altri di simile uscita sopra allegati (…) anziché barbaro, doveva dirsi di buona latinità e recato da costui per accostarsi alle usanze romane. Primio è diminutivo di Primus, come Secundio, Quartio, Sextio sono diminutivi di Secundus, Quartus, Sexstus, egualmente che Asellio, Callisto, Hilario, Ursio il sono di Asellus, Callistus, Hilarius, Ursus. Il nostro Primione, oltre al tempietto, fabbricato sul proprio fondo, AEDEM SOLO SUO, volle anche innalzare a Mercurio la statua ET SIGNUM, la quale certamente non sarà stata come quella descritta dal Rossi [3], ché Mercurj con un occhio solo in fronte, una stella sul petto, il pugnale in una mano, il caduceo nell’altra sono ignotissimi a tutte l’antichità. La semplicità ed eleganza dell’epigrafe mostra ch’essa è dai tempi migliori”.
Nella sua descrizione il Labus fa riferimento ad una dedica a Minerva da parte di Medussa e Cariasse, che riporta a pagina 27 del suo testo.

MINERVAE
SACRUM
MEDUSSA . CARIASS.
V.S.L.M.[4]

edussa era, dunque, legata a Cariasse? Ne era la moglie?
A pagina 29 della sua opera il Labus, inproposito scrive: “Ma più conforme al vero ne pare leggere Medussa Cariassis Filia, perché cenomani sono il nome di lei e quel di suo padre; ed è noto che i Galli, i Germani e in generale tutti i barbari usavano un solo nome, e servivasi di quello del padre o della madre pel proprio cognome: Strenus Brisiae Filius, Rufus Brigovicius flius, Vesgasa Brittionis filia, … . Il Bianchi, copiando un errore di Gudio, credeva Cariasse nome greco femminile, lo tramutava in Cariessa, …, che vuol dire vezzosa, e allegava le storie del Capriolo, nelle quali di Cariessa non vi ha ricordanza”.
Dalle note del Labus si evincono alcuni dati interessanti.
In primo luogo che il dedicante era di origine gallica.
In secondo luogo che Primio, figlio di Cariasse, aveva edificato il tempio su un’area di sua proprietà.
In terzo luogo, che oltre al tempio, aveva anche fatto costruire una statua a Mercurio.
Infine, che Cariasse aveva una moglie o una figlia di nome Medussa.
Del tempio, come s’è detto, non rimane altra testimonianza che l’architrave con l’iscrizione che abbiamo più volte citato. Della statua non v’è alcuna documentazione.
Tuttavia, partendo dalle misure del frontone e utilizzando i canoni costruttivi di Vitruvio, l’architetto Stefano Capretti ha disegnato per Apiarium una possibile ricostruzione del tempio di Mercurio. Ricostruzione che riportiamo a fianco.
A questo punto potremmo dichiararci soddisfatti, ma la curiosità ci spinge oltre.
Chi era Medussa?
Se abbandoniamo l’insistente ricerca etimologica nelle lingue latina e greca e ci rivolgiamo alla lingua dei Galli, notiamo che il suo nome deriva dal celtico “medus”, bevanda ottenuta facendo fermentare il miele nell’acqua, ossia l’idromele. Medussa è dunque “melusa”, “melusina” “mielosa”, “dolcezza” “dulcinea”.
E Cariasse? Parrebbe derivare dal genitivo celtico di car (amicizia, amore): car - ias, dove il suffisso ias indica appunto il genitivo. Cariasse sarebbe dunque il signor D’Amore o Dell’Amore. Se così fosse il tempio di Mercurio di S.Eufemia sarebbe stato costruito da Primione, figlio del signor D’Amore o Dell’Amore e la dedica a Minerva sarebbe opera della signora Medussa (Melusina o Dulcinea), moglie o figlia del signor D’Amore, ossia la signora Dolcezza D’Amore.
Tuttavia si potrebbe anche optare per una seconda versione dei fatti, ossia quella di un tempio dedicato a Mercurio da Primione, figlio d’amore e di una dedica a Minerva, dolcezza d’amore.
Che dire? L’amore non ha confini.
La parola agli esperti.


Note

[1] “Marmi bresciani raccolti nel museo patrio classificati e illustrati dal cavaliere Dott. Giovanni Labus” - Milano, 1854 - Tipi della ditta Angelo Bonfanti - Biblioteca Queriniana SB A XI 43. 

[2] Marmi Cremonesi, pag. 47 (nota del Labus). 

[3] Memorie bresciane, pag. 40 (nota del Labus). 

[4] “Proveniente, secondo il Labus, da Cellatica e trasferita al Museo Capitolino.

Landolfo II, fondatore del monastero di Sant’Eufemia

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:23 pm

( cura di Mario Bertoli)

Figlio del nobile Dagiberto, conte di Arzago e fratello di Arnolfo, arcivescovo di Milano, Landolfo II è descritto dai suoi contemporanei come uomo dottissimo nelle scienze divine e umane. Nel 997 è consacrato vescovo ed eletto alla cattedra episcopale di Brescia. Amministratore attento, si preoccupa dei beni morali e materiali della sua diocesi.
Landolfo, volto ad esaltare l’autorità vescovile, si impegna, sia nell’ordine temporale, sia in quello spirituale, che non sempre sono tra loro affatto indipendenti; a questo proposito va ascritto il tentativo di sottomettere alla sua autorità episcopale il monastero di Leno. Per confermare sede vacante il monastero di Leno, tenta di consacrare abate un suo prescelto, il monaco Andrea della stessa abazia, ma viene subito stroncato con una bolla pontificia di Benedetto VIII (9 giugno 1019).
Per dimostrare la sua autorità e per compensare lo smacco subito a Leno, decide di fondare un monastero benedettino, di diritto vescovile, fuori le mura della città, ai piedi del monte Denno, in località Cazzaforis (diventerà in seguito S. Eufemia in Cogolis).
Nel 1008, Landolfo dà inizio alla costruzione del suo monastero (del quale sarà il primo abate).
Landolfo è uno dei primi quattro vescovi di Brescia riconosciuti come conti. Per 22 anni Landolfo per il monastero ed il borgo che sta sorgendo è tutto: costruttore, abate, vescovo e signore. Un signore che vuole arrivare al suo popolo con generose opere di bonifica nei 700 iugeri di terra (circa 1750 ettari) di proprietà del monastero benedettino. Terra che, dopo essere stata bonificata, i monaci trasformarono a vigneto e pascolo.
Al centro del monastero fa erigere la chiesa abaziale con una cripta, dedicandola al santo vescovo Paterio e il 21 febbraio il corpo del santo viene traslato dalla chiesa di S. Fiorano ai Ronchi alla nuova chiesa abaziale e sepolto nella cripta.
Il vescovo Landolfo muore il 26 aprile 1030 e per suo espresso desiderio viene sepolto nella cripta della chiesa abaziale, alla destra della tomba del suo santo protettore Paterio.
Nell’archivio degli Spedali Civili (ente per tanti anni proprietario del monastero), si trova una pergamena dove è trascritta l’epigrafe della tomba del vescovo Landolfo.

Disegno della pergamena con l’epigrafe della tomba di Landolfo
TRADUZIONE:
“IL PRESULE LANDOLFO PADRE VENERABILE E FONDATORE DI QUESTO CENOBIO QUI GIACE IN UNA PICCOLA CRIPTA RAGGIUNTA L’ETÀ DI CRISTO AD IMMAGINE DELLA VERGINE AL TERMINE DELLA SUA VITA INTRAPRESA LA BELLA VIA IL 26 APRILE 1030 CORRENDO L’INDIZIONE XIII ECCO ORA ELEVATE FELICI PREGHIERE PER LUI” - (traduzione del Prof. Masetti)-

L’area gallo romana di sant’Eufemia della Fonte

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:21 pm

Chi dalla piana di San Polo indirizzi lo sguardo verso nord, incontra la Maddalena, montagna di casa dei Bresciani, ai piedi della quale correva la via Emilia Gallica. [1]
“La via usciva dal perimetro murario cittadino all’altezza della porta che nel medioevo fu chiamata di S.Andrea, e piegava verso sud-est, costretta a seguire con leggere ondulazioni le falde del colle Maddalena fino all’attuale abitato di S.Eufemia, dove era un’importante area sacra consacrata a Mercurio” [2], che ebbe, secondo Albino Garzetti, il periodo del suo massimo splendore nel II e III secolo d.C.
A poche centinaia di metri dall’abitato di S.Eufemia sorge quello di Caionvico: Callionis Vicus, il borgo di Callione, secondo alcuni, ma più correttamente il toponimo è da riferire al termine celtico caion, che indica uno sperone di roccia incombente, così come è del resto quello che separa Sant’Eufemia da Caionvico.


In viaggio con Callione

Callione, dunque, pare essere personaggio immaginario e proprio per questo, sul filo della fantasia, lo seguiremo, in un viaggio altrettanto immaginario, dal centro dell’urbe (Colonia Civica Augusta Brixia) verso casa.
Callione seguendo il decumano massimo (via Musei) conduce il cavallo al passo. La giornata è primaverile. Il sole splende nel cielo terso dalla pioggia del mattino e riscalda senza infastidire; penetra dolcemente nelle ossa e riempie il corpo di vigore. Il vecchio soldato guarda il carro che lo segue, condotto dai servi e trainato dai buoi. Al mercato ha fatto buoni affari e torna a casa soddisfatto. Il cavallo conosce la strada; al bivio, là dove la via Emilia Gallica si diparte da quella che piega a sud, verso Mantova, punta il muso verso est, le froge dilatate ad annusare l’aria profumata. A sinistra il ronco si estende a perdita d’occhio ed è trapuntato di bianco e di rosa. I frutteti sono in fiore. Lo sguardo indugia su una lapide, che indica la tomba di Gaius Iulius Merkator, del padre Proclus e della Moglie Alias Biblis. A pochi passi c’è quella di Tunius Quietus e di Titus Publicius Pardalus. Uomini in gamba. Uomini probi. Soldati di valore e poi mercanti, che hanno contribuito a dare lustro e sviluppo a Brixia. Uomini il cui ricordo è vivo nella mente del vecchio soldato, che non dimentica gli anni delle battaglie e il valore degli amici. Molti di loro sono scomparsi ed ora riposano lungo il percorso che porta dall’urbe verso l’area sacra a Mercurio e che prima, quando i brixiani erano solo Cenomani, era dedicata a Lug-Belenus.
L’incedere è lento. Fretta non ce n’è. Per Callione è tempo di godersi il sole, di riempirsi gli occhi del verde dei campi, trapuntato dal bianco delle margherite, dal giallo solare e vibrante del tarassaco in fiore, dall’azzurro dei “non ti scordar di me”. La pioggia è stata abbondante e l’inverno mite. I semi hanno dormito a lungo nel ventre della Dea Madre e sono pronti a dare buoni frutti. La stagione delle messi si annuncia abbondante ed anche gli ulivi e le vigne, allineati nei terreni e nelle balze di Casaforis lasciano intendere che il raccolto sarà di buona qualità.
“Ave”. La voce del soldato, forte e decisa, scuote Callione dai suoi pensieri. “Ave”.
Il posto di guardia annuncia l’entrata nell’area sacra. A pochi passi c’è il tempio di Bacco, un’ampia costruzione che copre il terreno tra la via e il pedemonte. Da una fonte l’acqua sgorga copiosa. Un’ara triangolare, con a sbalzo l’effigie del dio che reca nella sinistra il tirso, è visibile anche ai viandanti.
E’ tempo di una sosta per l’abbeverata del cavallo e dei buoi e per quattro chiacchiere con il comandante del presidio. Quattro chiacchiere tra vecchi soldati. Anche Sextus Valerius è una vecchia gloria dei campi di battaglia. A differenza di Callione ha scelto di rimanere in servizio. Devoto agli dèi e a Mitra in primo luogo, ha scelto di stare a guardia di un luogo sacro. Doppiamente sacro: ai Romani e ai Celti. E lui, figlio di due etnie, Celta per parte di madre e latino per ascendenza paterna, sta in Casaforis a guardia di tutti gli dèi e delle antiche devozioni, come quella dell’acqua e delle fonti.
Non è forse la Dea Brixia lo spirito di una fonte? Sextus valerius è abituato ad ascoltare la voce della “fonte”: quella che parla al cuore degli uomini e che sgorga più a est, sulla strada che conduce al vico di Callione, nei pressi dell’area sacra a Mercurio.
Sextus ogni giorno osserva i viandanti che giungono a Casaforis per sapere dalla “fonte” oracolare il proprio destino. Sostano al tempio di Bacco, si bagnano e si purificano alla sua fonte; proseguono poi fino al luogo dove l’acqua sgorga copiosa e gorgogliante, uscendo dalle viscere rocciose della montagna e, dopo il responso di “colei che parla bene” (Eufemia, direbbero i greci), entrano nell’area sacra a Mercurio per ringraziare il dio e chiedere al messaggero degli dèi di portare a loro desideri, offerte, preghiere.
Per Callione è diverso. I due si conoscono da tempo e il dialogo va spesso verso luoghi lontani e si perde lungo le vie della memoria. 


Un salto nel tempo

Facciamo ora un salto immaginario nel tempo.
La primavera è inoltrata. Un tempo, in quei giorni tiepidi, i Celti festeggiavano Beltane. Lug, il dio luminoso, era tutti gli dèi e sul colle, a nord dell’area sacra, i druidi osservavano il cielo, leggendo le stagioni e i presagi.
Il tempo scorre. I secoli passano veloci. Siamo nella prima metà del Millecinquecento. Brescia è sottomessa alla Repubblica di Venezia. Fratel Bartolomeo esce dal monastero di S.Eufemia entro le mura, lascia alle spalle il porticciolo di Torlonga e si incammina per i campi verso S.Eufemia, l’antica Casaforis, dedicata alla santa al tempo dei Longobardi.
Le lapidi romane che a Callione suscitavano il ricordo di vecchie amicizie d’arme sono scomparse. La terra e l’incuria le hanno consegnate all’oblio.
Sotto la veste il frate benedettino porta, ben nascoste, tre monete e una lettera.
Brescia è centro di studi scientifici, ma i tempi non sono propizi. Nel monastero alloggia di nuovo Teofilo Folengo. Nicolò Tartaglia sta per pubblicare Nova Scientia e Giovanni Bracesco il suo “Dialogo d’alchimia”. Dopo la scoperta dell’America e l’invenzione della stampa il mondo intellettuale è percorso da nuovi fremiti.
Nell’aria ci sono la riforma luterana e la reazione della Chiesa. C’è fermento, ma si annunciano tempi duri e bui. La Serenissima è tollerante, ma è necessario essere guardinghi.
Il monastero edificato nel 1008 dal vescovo Landolfo II, sul luogo dove sorgeva il tempio di Bacco, è ormai un grande edificio in disuso. I suoi locali sono in gran parte adibiti ai lavori agresti, che fervono nei possedimenti dei benedettini. La chiesa e i locali abitati dai monaci sono stati abbandonati a causa delle guerre e dei saccheggi e la vita religiosa si svolge nel convento di S.Eufemia entro le mura, costruito nella prima metà del Quattrocento.
Frate Bartolomeo supera il vecchio monastero e va oltre. E’ diretto verso la parte est. Il borgo, infatti, si è sviluppato a ovest, verso Brescia, attorno al monastero e a est, nei pressi dell’antica fonte oracolare, dove ora risiedono i vassalli dei monaci, con le loro cascine, i mulini, le segherie. Quella a est è la parte più viva e attiva dell’abitato di S.Eufemia, e lì, a nord della fonte, ospitato negli edifici di servizio della fattoria principale, vive, protetto dalla curiosità e dagli sguardi indiscreti, un astrologo alchimista. Vive isolato, ma è in contatto con il fermento culturale del mondo. Di lui nulla si sa e nulla si deve sapere, ma la gente del luogo, che lo osserva con sospetto e con timorosa riverenza, crede sia un antico, un uomo d’altri tempi, legato alla fonte e alla sua “voce”. Per il frate è solo un amico, un fratello, un maestro da proteggere.


Il museo della “1000 Miglia”

Il quadro sfuma. Dalla nebbia del tempo riemerge la realtà odierna. Oggi il monastero sta per diventare un museo. Un museo dell’automobile, simbolo e mito dei tempi moderni. Sull’area sacra è calato il silenzio. La fonte è stata tappata con un muro di cemento. E tuttavia l’antica voce dell’acqua, nella quale credevano gli antichi abitanti di Brixia, è tornata a farsi sentire; è riemersa all’improvviso nella vasca del monastero benedettino, suggerendo ai distratti uomini del terzo millennio antiche radici, arcani messaggi e la voglia di scavare nelle profondità della storia.
In attesa che qualcuno scavi davvero, proviamo a farlo virtualmente, mettendo in ordine le notizie relative ai ritrovamenti effettuati in varie epoche.


 I ritrovamenti

Da Brescia a Sant’Eufemia incontriamo solo tombe, disseminate lungo tutto il percorso.
Giunti a S.Eufemia ci troviamo di fronte alla prima notizia interessante: il ritrovamento di un’ara dedicata a Bacco.
Si tratta di un ritrovamento del 1830, avvenuto nei pressi della santella antistante il monastero. Durante i lavori di costruzione di una ghiacciaia viene trovata un’ara triangolare, dell’altezza di circa un metro, in marmo di Botticino. Su una delle facce è scolpito in bassorilievo un Bacco o un baccante con il tirso in mano.
Siamo nella parte a ovest del borgo, dove nel 1008 venne edificato il monastero benedettino.
A est i ritrovamenti riguardano l’area dedicata a Mercurio.
Dei ritrovamenti relativi all’area sacra celto-romana in S.Eufemia si trova riscontro nel saggio di Lazzaro Giacomelli: “Alcune lapidi bresciane dell’età romana”, pubblicato dai Commentari dell’Ateneo di Brescia.
Giacomelli ricorda come alla fine di marzo del 1945, nel campo di proprietà del signor Battista Gasperini, a est del borgo, fossero eseguiti dei lavori di scavo per ricavare trincee militari e come dal terreno smosso fossero usciti un’ara votiva in marmo di Botticino, dedicata nel secondo secolo a Mercurio (Mercurio Votum Solvit Libens Merito), un’altra ara simile, sempre dedicata a Mercurio (Mercurio Caius Ingenus Sabellus Votum Solvit Libens Merito), muri di fondazione e tracce di una strada, sempre di età romana.[3]
Il borgo di S.Eufemia della Fonte, come ricorda Lazzaro Giacomelli nel saggio citato, “era già noto, oltre che per parecchie lapidi sepolcrali, anche per nove iscrizioni votive al dio Mercurio”.
“Fra l’anno 1784 e il 1786 - scrive in proposito Albino Garzetti [4] - vennero casualmente in luce a S.Eufemia della Fonte, presso la strada maestra, a oriente del paese, un grande peristilio con la dedica di un aedes e di un signum a Mercurio, e nove piccole are tutte dedicate al medesimo dio. Esse furono acquistate dai fratelli Marchesi Picenardi, e trasportate nei giardini della loro villa di Torre de’ Picenardi, presso Cremona. Nel 1868, vendute dagli eredi Picenardi, le nove are con l’epistilio passarono a Milano, nel cortile del palazzo Brera, da dove nel 1898 furono trasferite nel Castello Sforzesco, dove attualmente si trovano. Nel 1945, il 22 gennaio, mentre si costruivano trincee militari negli stessi luoghi della prima scoperta, furono trovate altre due dediche simili, che si trovano ora nel museo romano, nella cella maggiore del Capitolium. E’ facile congetturare dal numero e dall’uniformità delle dediche scoperte, dall’iscrizione dell’epistilio (CIL V 4266) ora a Milano, dai resti di edifici venuti in luce nel 1945 (e anche nel secolo scorso in scavi praticati nel 1808 da Domenico Vantini e più tardi da Luigi Basiletti, e in scoperte casuali, come quelle del 1830 di Pietro Filippini), che nel luogo esistette un centro del culto a Mercurio, il dio romano che assorbì una delle divinità celtiche più venerate, anche se non ne è certo il nome (Teutates?). [5] Il periodo del massimo fiore del santuario dovette essere fra il II e il III secolo d.C., ….”.
Giancarlo Piovanelli, in proposito, ricorda: “Nel luogo prima sacro a Mercurio, come dimostrerà Domenico Vantini nel 1808, esisteva già una piccola chiesa dedicata, a partire dall’anno 761, a S.Eufemia, ….”, probabilmente con un piccolo cenobio che il vescovo Benedetto aveva dato in custodia al chierico Pietro. [6] Della chiesetta parleremo in seguito.
L’insieme dei ritrovamenti consente di affermare che ad oriente di S.Eufemia esisteva un’area sacra, dedicata a Mercurio, di una certa dimensione, visto che si estendeva ad occidente del campo Gasperini e a nord e sud del Naviglio.
Il Giacomelli ipotizza una zona di “forma pressappoco rettangolare”, di circa 250 metri di lato est-ovest e di circa 200 metri di lato nord-sud, con una superficie di circa 50 mila metri quadrati, “posta a cavaliere della strada regia e del Naviglio”.
Attorno al muro di fondazione rinvenuto nel 1945 pare esistesse un tempietto. La prova dell’esistenza di un altro tempietto la si riscontra nell’epistilio marmoreo rinvenuto nei pressi della Cascina Pedercini, dove sono venuti alla luce anche avanzi di un’edicola a pianta circolare di 8,50 metri di diametro.
Sin qui la parte più propriamente archeologica, sulla quale varrebbe la pena di “scavare”.
Vediamo ora chi era Mercurio per i Celti e per i Romani che popolavano l’antica Brixia (Brixia=la Magica? - brixta= magia) e che cosa rappresentava per loro l’area sacra di S.Eufemia.
Lo studioso bresciano Leonardo Urbinati, nel suo saggio: “I culti pagani di Brescia romana”, edito dai Commentari dell’Ateneo, sulla base dell’analisi dei ritrovamenti archeologici e delle isoglosse religiose scrive: “Con le sue 106 epigrafi, Mercurio occupa tra le divinità della Gallia Cisalpina il secondo posto, dopo Giove con 195; le stesse posizioni si mantengono sul Territorio Bresciano, ma la differenza diventa quasi insignificante: 34 dediche per Giove e 33 per Mercurio. Tuttavia se si considera isolatamente la Sezione del volume V del CIL (il catalogo italiano delle lapidi, ndr) comprendente la città di Brescia, che è il maggior centro di culto per il sommo dio celtico in tutta la Cisalpina, vediamo Mercurio conquistare, con notevole vantaggio, la supremazia numerica”.
Segno questo, dice Urbinati, del “perdurare nella sana e giovane popolazione Cisalpina, e a Brixia in particolare, di quello che potremmo chiamare un vero e proprio spirito celtico“, inteso come “sostrato di costumi, di tradizioni, di usanze, di modi di agire, che forma, per così dire, la trama del tessuto che vediamo riaffiorare ad ogni momento sotto l’ordito degli elementi latini”.
Dei Celti Cesare, descrivendo i loro costumi, diceva: “Tra gli dei onorano in primo luogo Mercurio … “.
Seguiamo ancora Urbinati, il quale, a proposito, sostiene che sotto il nome di Mercurio gli antichi Bresciani onoravano il dio gallico protettore delle invenzioni, delle mercature, dei guadagni e guida dei viandanti, ossia, aggiungiamo noi, Lug.
“Naturalmente Mercurio è Lug”, scrive infatti Margarete Riemschneider, studiosa tedesca della civiltà celtica, nel suo “La religione dei Celti”. [7]
Françoise Le Roux e Christian J. Guyonvarc’h, due fra i più importanti studiosi della civiltà celtica, la prima specialista di storia delle religioni e il secondo professore di celtico all’Università di Rennes, fanno anch’essi corrispondere Mercurio a Lug, il dio luminoso che, seduto con le gambe incrociate, gioca con la scacchiera. Lug è anche l’equivalente del Cernunno camuno: il dio cervo.
Lug, Lugus nella scrittura latina, detto in gaelico Samildanach, il Politecnico, è al di fuori di tutte le classi e al di sopra del panteon, anzi: Lug è tutti gli dei [8]. L’importanza dell’area sacra di S.Eufemia acquista maggiore spessore se si considera quanto sostiene Alberto Albertini a proposito di Brixia.
Scrive Albertini che nel primo secolo avanti Cristo, “nel luogo sacro a Brixia”, detta “dei Cenomani”, sorse la città romana. Un luogo, quello di Brixia, “che doveva essere sacro da tempo per le genti del territorio, forse presso una fonte … ”
“Determinante per la Forma Urbis - continua Albertini - fu a Brixia l’esistenza e la posizione del santuario preromano, sul quale si suppone costruito il cosiddetto tempio dell’età repubblicana. Quale divinità vi fosse venerata non si sa e sembra assai difficile arrivare a saperlo. In via di ipotesi si potrebbe pensare anche a Brixia, divinità delle acque o forse di una fonte, venerata ai piedi del colle, …., mentre sul colle, sulla vetta del colle, oggi chiamato “il Castello”, sarà stato onorato piuttosto il dio Bergimo, tanto più se, come per solito è creduto, era una divinità montana”. [9]



 

Il culto di Brixia

“Il culto di Brixia - scrive ancora Albertini - sia che fosse stato importato dai Galli sia che fosse già sorto al tempo in cui i “Liguri” erano insediati in possesso di industria litica sul Castello e fosse stato rispettato dai Galli, poteva essere stato accettato o mantenuto presso la comunità latina organizzata nel luogo dopo la concessione dell’ius Latii, e anche successivamente presso la comunità di cittadini e la colonia augustea almeno per un certo tempo, se qual culto era attestato da un’iscrizione latina della prima età imperiale. Anzi per Brixia preromana anche sotto i Galli, il luogo, poteva essere stato un centro religioso e l’ufficio di capitale dei Cenomani, che Tito Livio (XXXIII,30,6; cf. anche V,35,1) attribuisce a Brixia, poteva intendersi come dovuto al prestigio del luogo, adatto anche per la sua posizione naturale alle riunioni dei capi tribù e di gente armata”.
Albertini fa notare come non si possa propriamente parlare di capitale dei Cenomani, né di vere e propria città e tuttavia rimane il senso dell’importanza di Brixia per la tribù cenomana.
Ora, se consideriamo che Mercurio è Lug e che Lug è divinità di primaria importanza per i Celti, si può ipotizzare che, nel quadro di un insediamento particolarmente rilevante sotto il profilo spirituale come lo era Brixia, l’area di S.Eufemia fosse un punto di riferimento tra i più significativi.
L’area sacra di S.Eufemia, dunque, si propone come un importante centro spirituale celtico della Gallia Cisalpina, dedicato a Mercurio-Lug e quindi a tutti gli dei o meglio, all’unico dio che è sopra tutti gli dei ed è tutti gli dei.


Sant’Eufemia della Fonte e il suo nome antico: Casaforis

A questo punto è interessante affrontare la questione del significato del nome antico del borgo.
Nei Codici Diplomatici riportati dall’Odorici [10] si ritrovano varie denominazioni, riguardanti un luogo, un borgo (vico), una fontana e una località, la cui radice appare evidentemente comune.
Nel IV codice “Le ville Nuvellana e Aureliana”, anno 961, 11 febbraio, uno dei testimoni dell’atto riportato viene indicato come “martini filius quondam roperti de vico caza-ferrea”. Nel gennaio 1037 (Codice XLVI, riguardante “Le convenzioni tra il vescovo Odorico ed il popolo bresciano”) si legge, a proposito dei beni del monastero di S.Eufemia: “… et fontana que nomenatur casaferrea”. Nel Codice XLVII del maggio 1038, riguardante un atto di permuta tra il vescovo Odorico e Gilberto, abate di S.Eufemia, si legge: “… Monasterio S.Euphemia Virginis, sito latere monte q.Cazaferio dicitur, …”. Nel Codice XLVII del 27 giugno 1038, Otta, badessa di S.Giulia e Giselberto, abate di S.Eufemia, stipulano un atto di permuta, nel quale si legge: “… monasterio S.Eufemie sito foris civitate brissie latere monte Casofero dictus …”. Infine, nel Codice XXXII del 10 febbraio 1123, si legge che “Callisto II riconosce a Pietro abbate di S.Eufemia in Brixiensi Parrocchia in latere montis qui Dignus dicitur, i privilegi e le proprietà monastiche, cioè castrum S.Euphemiae cum capella s.Mariae, …”.
Battista Bonometti, uno dei più assidui e acuti ricercatori locali della storia del borgo, ricorda come presso l’Archivio di Stato nei notarili di Brescia, filze 5374/75, vi siano delle scritture datate tra il 1620 e il 1630 che citano in S.Eufemia la “contrata Casafuria o Cazzafuria”. Sempre Bonometti, cita una denominazione della contrada con il termine Cazaferea, come risulta dalle pergamene dell’Ospedale Maggiore (Monastero di S.Eufemia, busta 63), datate tra il 1366 e il 1382. [11]
Una fonte viene chiamata Casaferrea, un monte Caza ferio e Caso fero, un vico Caza ferrea, un locus Casaferia e una contrada Cazaferea.
Non è difficile pensare ad un’origine comune delle varie denominazioni; ma quale?
Il toponimo è con tutta probabilità anteriore all’erezione del monastero (1008), visto che già nel 1037 si ha un documento che ne dà testimonianza.
Va notato, inoltre, che il toponimo dura a lungo, dal momento che se ne trova traccia nelle carte catastali napoleoniche del 1810 (contrata Caccia Furia).
Ricorriamo al vocabolario.
Furia (latino) significa furia, agitato, tumultuoso, ed ha come allotropo popolare foja.
Feria (latino tardo) significa festa, festività.
Foris (latino) significa fuori, all’esterno e come suffisso +foris indica la porta di qualcosa: casa, stanza, tempio, città; ingresso, apertura, entrata.
Casa (it) significa costruzione per abitazione (singola o per una comunità, quindi anche monastero).
Casa (latino) è traducibile con casupola, tenda, baracca militare.
Caso deriva da casus, avvenimento.
Il verbo fero, significa portare, condurre.
Cazza, dal latino volgare, significa mestolo di metallo.
Infine, il vocabolario dei termini celtici della Gallia cisalpina [12] suggerisce: cassidannos - prete; cassi - amore, gioia; cassanus - quercia; casamo - seguace, cliente; cassidanno (duale) - capisquadra.
Vediamo dunque che casa significa anche monastero e se al termine accostiamo foris, nel suo significato di “fuori”, potrebbe valere come il “monastero di fuori”, ovvero fuori la città, fuori le mura. La denominazione avrebbe un suo senso preciso se si fosse in epoca più tarda, ovvero quando venne costruito il monastero di S.Eufemia dentro le mura (1438). Ma qui siamo ben oltre quattrocento anni prima dell’evento.
Debole l’idea, avanzata da taluni, di una fonte la cui acqua sarebbe stata raccolta in una cassa ferrea. I benedettini hanno costruito una vasca in muratura e più anticamente l’acqua delle fonti veniva raccolta in vasche di pietra o di mattoni.
Difficile pensare ad una casa tormentata, furiosa o ad un avvenimento turbolento.
Interessante l’accostamento tra casa e il suffisso foris. Casa+foris, potrebbe far pensare ad una postazione militare (baracca militare) alla porta, all’ingresso, all’accesso a qualcosa. Un tempio? La porta della città è troppo lontana.
Se così fosse, il toponimo potrebbe derivare da una postazione militare, nei pressi del tempio di Bacco, alla porta del tempio di Mercurio, divinità alla quale era dedicata l’area sacra proprio nella zona citata.
Il toponimo riguarda il borgo, ma anche la fonte.
Nei codici diplomatici già citati si legge: ” … et fontana que nomenatur casaferrea …”. Rossana Prestini, [13] ricorda che nei registri dell’Ospedale Maggiore, in un documento del 1481, a proposito dell’azienda agricola dei benedettini e del monastero di S.Eufemia, si legge: “… Un appezzamento di terreno aratorio e in parte prativo e vitato, fruttifero e brolivo; con case in muratura, solai, cantine, tetti in coppi, con cortivo, corti, con un torcolo, con una chiesa chiamata chiesa di Santa Eufemia esistente in detto cortivo; con una fonte sgorgante in detto cortivo, ma anche extra detto cortivo, cioè a monte parte…”. La sorgente viene indicata come il Fontanone.
Franco Robecchi, in “Aqua Brixiana”, scrive che “i benedettini raccolsero l’acqua emergente in un’ampia vasca circolare tuttora esistente”, mentre ricorda che “in diversa posizione, più a est, fu installato il sistema di captazione moderno, oggi in disuso”.
Una fonte è rimasta attiva fino a pochi anni fa nelle adiacenze della chiesa parrocchiale e dava acqua ai lavatoi pubblici.
Robecchi fa cenno anche ad una fonte esistente nel territorio di Caionvico (Calionis Vicus), dalla quale sgorgava un litro d’acqua al secondo e che ha funzionato sino agli anni Cinquanta.
S.Eufemia, ha scritto recentemente Franco Robecchi [14] “era, più esattamente, detta S.Eufemia della Fonte, per via di una sorgente d’acqua che vi era, evidentemente, presente, caratterizzante, antica e non minuscola. La sorgente che diede il nome al borgo di S.Eufemia è stata ritenuta, appunto sulla scorta di informazioni recenti, quella che fu anche sfruttata dall’acquedotto cittadino, posta al piede del colle che fiancheggia e costituisce il borgo, dove Via Indipendenza si salda a via S.Orsola. Il luogo è tipico dello sgorgare di gran parte delle sorgenti, dove l’acqua scorrendo nel sottosuolo di colli, trova al loro piede una frequente porta di fuoriuscita”. “Questa sorgente di S.Eufemia – prosegue Robecchi – già sfruttata da tempo imprecisato, fu meglio organizzata negli anni ‘20 del Novecento, e dopo l’aggregazione del comune al territorio municipale di Brescia, le opere furono ulteriormente migliorate, sino alla costruzione, nel 1933, di un completo vano di raccolta e di un serbatoio, posto più a monte. La fonte di S.Eufemia continuò a fornire il suo contributo alla rete degli acquedotti bresciani sino alla metà degli anni Cinquanta, quando, misteriosamente e improvvisamente, si disseccò. Il dono dell’acqua fu repentinamente negato”.
Ora, va detto, la fonte, di proprietà comunale, è stata coperta da una lastra di cemento, dopo che i locali che la contenevano sono stati destinati al gruppo della Protezione Civile. Sarebbe il caso di riportarla alla sua antica nobile funzione.
Nella fontana circolare dei benedettini l’acqua sorgiva è invece tornata a sgorgare nei primi giorni di aprile del 2001. Franco Robecchi ne dà notizia sul Giornale di Brescia [15] sottolineando il fatto che quella che sembrava una cisterna per l’acqua piovana era invece un contenitore di acqua sorgiva. “Ebbene – scrive Robecchi – l’acqua è invece sgorgata entro quella vasca, che quindi si rivela un recinto per contenere una sorgente d’acqua, in tutto simile, anche per posizione, a quella più nota in S.Eufemia”. Da qui, la considerazione di Robecchi che il Monastero sia “nato accanto ad una sorgente di notevole portata (anche oggi la portata di uscita è di alcuni litri al secondo), tale da richiedere un canale di scolo che i frati costruirono radente alla parete nord del monastero. … Non è escluso che la vasca rotonda, nel cui centro, ripulito, è ora anche emerso un cippo sormontato da una sfera in pietra, potesse costituire una peschiera, per l’allevamento dei pesci”. [16]
Le fonti accertate, dunque, sono in linea, sul confine dei colli con la pianura, con quella ad ovest di Rebuffone e a est di Caionvico e insistono sull’antica pista celtica, divenuta successivamente la strada romana di comunicazione con il Garda.
Quale sia la fonte che ha dato il nome al borgo non è facile da definire. Resta il fatto che le due fonti maggiori sono assai vicine l’una all’altra e segnano i confini ovest ed est dell’abitato.
Della fonte del monastero abbiamo detto. La fonte a est, ossia quella esistente ai piedi del colle all’incrocio tra le attuali vie Indipendenza, Lovatini e S.Orsola, parrebbe essere invece maggiormente legata all’area sacra; forse ne era la delimitazione a Nord - Ovest.
Va considerato che gli antichi in generale e, nello specifico, i Celti, davano molta importanza agli allineamenti geografici e celesti. Ora, se si traccia una linea ideale tra l’area sacra (campi Gasperini, ecc.) e la fonte, si nota come questa si trovi allineata all’area secondo una linea Sud-Nord che traguarda la Maddalena. Se si considera l’area non divisa dalla statale e dalla ferrovia, com’è ora, si nota come la fonte sia strettamente legata all’area, così come è stata perimetrata da Lazzaro Giacomelli e come si trovi sul suo limite a Nord, sul bordo della strada romana. Se le considerazioni sono minimamente valide, va osservato che, con tutta probabilità, la fonte antica che “parlava bene” (Eufemia), ossia la fonte oracolare, è quella inserita nell’area sacra, ossia quella al confine tra le attuali vie Indipendenza, Lovatini e S.Orsola.
Sorge una domanda: nei pressi della fonte esisteva un nucleo abitato? Un nucleo di abitazioni degli addetti all’area sacra o alla stessa fonte? Potrebbe essere questo il nucleo antico a est del borgo di S.Eufemia?
Resta il fatto che, a ben guardare le mappe catastali, l’abitato di S.Eufemia, anche in epoche recenti, si è sviluppato a ovest (nei pressi del monastero) e a est (aree di proprietà dei Colpani, mugnai e vassalli del monastero), mentre la parte centrale è rimasta libera.
Un’area sacra, una fonte oracolare, una postazione militare romana. Quando arriva Eufemia?
Giancarlo Piovanelli scrive che nel “luogo prima sacro a Mercurio, come dimostrerà Domenico Vantini nel 1808, esisteva già una piccola chiesa dedicata, a partire dall’anno 761, a S.Eufemia”. [17]
NelCodice diplomatico longobardo II Bq Coll. 7963 (1933 Chiapparelli) – doc. n. 159 pag. 88 – Charta securitatis at promissionis 761? (Brescia) si che Sabatio arciprete custode della basilica di S.Desiderio il prete Deusdedit, rettore della basilica di S.Giovanni Evangelista e il chierico Pietro, custode della basilica di S.Eufemia, col consenso del vescovo Benedetto di Brescia fanno una promessa al monastero di S.Salvatore di Brescia circa l’uso dell’acquedotto (o delle acque, come preferisce l’Odorici).
Il riferimento è vago e la promessa circa l’uso delle acque fa pensare piuttosto ad una basilica di S.Eufemia prossima a S.Giovanni e a S.Salvatore.
Rossana Prestini [18] ricorda che nei registri dell’Ospedale Maggiore, in un documento del 1481, a proposito dell’azienda agricola dei benedettini e del monastero di S.Eufemia, si legge: “… Un appezzamento di terreno aratorio e in parte prativo e vitato, fruttifero e brolivo; con case in muratura, solai, cantine, tetti in coppi, con cortivo, corti, con un torcolo, con una chiesa chiamata chiesa di Santa Eufemia esistente in detto cortivo; … il tutto nel detto territorio di Santa Eufemia, in contrada del Borgo, ossia del Monastero, esistente in parte sopra il territorio di Santa Eufemia, e in parte sopra le Chiusure di Brescia, a cui coerenziano: ad est in parte la chiesa di Santa Maria Elisabetta di detta terra di Santa Eufemia …”.
Notare come nel testo del 1481 si accenni ad una chiesa detta di Santa Eufemia, distinguendola da quella dedicata a Santa Maria Elisabetta.
Eufemia, “colei che parla bene” era, secondo la tradizione, una fanciulla cristiana di Calcedonia che subì il martirio durante la persecuzione di Diocleziano, all’inizio del IV secolo. Alla fanciulla, prima di essere consumata sul rogo, furono spezzati i denti e non v’è chi non veda come la pena sia correlata al nome. Alla donna che parla bene viene deformata la bocca.
Eufemia è legata alla fonte.
A Eufemia sono stati tolti i denti, ossia le è stata mutilata la bocca, così come spesso avviene nelle leggende celtiche, dove al potere, in questo caso oracolare, corrisponde una menomazione fisica.
Si ritrova in ambito celtico il tema indoeuropeo del Monocolo (il druida che vede con la vista della saggezza) e del Monco (il re Nuadha dal braccio d’argento): “ognuno dei due ha la mutilazione, dequalificante o iperqualificante, tipica della propria classe: quella del braccio per il re-dispensatore, quella dell’occhio per il druida veggente”. [19]
La mutilazione “dequalificante o iperqualificante” di Eufemia ne fa presupporre l’origine celtica di spirito oracolare della fonte, segno, anche questo, per parafrasare l’Urbinati, di quel “substrato di costumi, di tradizioni, di usanze, di modi di agire, che forma, per così dire, la trama del tessuto che vediamo riaffiorare ad ogni momento sotto l’ordito degli elementi latini” e, nella fattispecie, cristiani.
La tradizione ha sovrapposto a questo significato simbolico, abbastanza trasparente, una serie di leggende che vorrebbero la santa tormentata in vari modi e data in pasto alle belve, le quali, anziché lacerarne le carni si sarebbero accucciate ai suoi piedi.
Sant’Eufemia, quindi, è diventata la protettrice degli uomini dalla ferocia delle belve e la sua fama s’è diffusa nei secoli in gran parte dell’Europa. Il suo culto divenne popolare fra i Longobardi ariani e la Santa divenne così la naturale protettrice dei bresciani, i quali dovevano fare i conti con i lupi e gli orsi che vivevano poco fuori dall’abitato e popolavano le pendici della Maddalena e in particolare nel chiamato Casaforis. E su quel territorio, disboscato e bonificato dai Benedettini e quindi affrancato dalla presenza degli animali feroci, sorse il monastero dedicato prima a S. Paterio e poi a Sant’Eufemia, che estendeva i suoi domini in Valverde, a Rezzato, a Boffalora e a S.Polo.
Casaforis divenne pertanto Sant’Eufemia della Fonte.


Note

[1] La via Emilia Gallica, che proveniva da Bergamo, passava per il Mella sul ponte S.Giacomo e attraversava la città, toccava S.Eufemia e Rezzato dirigendosi verso Verona. La via Emila Gallica partiva da Burdigola (Bordeaux) e terminava a Costantinopoli.
2 Pier Luigi Tozzi, Storia padana antica: il territorio fra Adda e Mincio - Ed. Ceschina - 1972 -
3 Le due are sono conservate nel Museo Romano di Brescia
4 Albino Garzetti – Brescia romana – Ed. Grafo
5 Mercurio corrisponde al dio celtico Lug - ndr -
6 Nota 15, pag 17 del testo: “Il monastero benedettino e la parrocchia di S.Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi”, Brescia, 1995 – Ed. Parrocchia di S.Eufemia della Fonte.
7 Margarete Riemschneider - la religione dei Celti - Società editrice Il Falco - Milano - 1979
8 Françoise Le Roux-Christian J. Guyonvarc’h - “La civilisation celtique” - Éditions Ouest France Univerité - 1990 -
9 Riferimenti tratti da: Alberto Albertini, Brescia Romana, Grafo Edizioni, 1979.
10 Storie Bresciane, volume V – Ed. Moretto
11 Comunità – n. 5-6- Giugno – Luglio 2000 – Mensile della Comunità di S.Eufemia
12 Melegnano.net
13 Sant’Eufemia della Fonte tra Settecento e Ottocento – Note di storia religiosa e civile” (Brescia – 1990)
14 “A S.Eufemia l’acqua ritrovata”, Giornale di Brescia – 26 aprile 2001 pag.11
15 “A S.Eufemia l’acqua ritrovata”, Giornale di Brescia – 26 aprile 2001 pag.11
16 “A S.Eufemia l’acqua ritrovata”, Giornale di Brescia – 26 aprile 2001 pag.11
17 Nota 15, pag 17 del testo: “Il monastero benedettino e la parrocchia di S.Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi”, Brescia, 1995 – Ed. Parrocchia di S.Eufemia della Fonte.
18 Rossana Prestini, op.cit.
19 Françoise Le Roux-Christian J. Guyonvarc’h - “La civilisation celtique” - Éditions Ouest France Univerité - 1990 - pag 104

L’ara perduta del tempio di Bacco

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:21 pm

In una lettera inviata il 23 aprile del 1853 dall’ingegner Pietro Filippini allo storico Federico Odorici[1], si trovano importanti notizie relative all’area sacra di S. Eufemia.

Il documento, che riportiamo nelle sue parti riguardanti l’area presa in esame, è stato trascritto da Battista Bonometti, infaticabile ricercatore della storia di S. Eufemia.

Potendo le seguenti notizie forse non essere giunte fra le di lei vaste cognizioni mi faccio un dovere di parteciparlene perché nel caso servano a quell’uso che la crederà farne.

1. Nell’anno 1830 a S. Eufemia fuori e precisamente vicino alla Santella detta della Madonnina attigua all’ex Monastero sulla Postale Veneta in occasione di costruire una ghiacciaia alla profondità di circa due metri sotto il piano della strada si rinvenne un pavimento a mosaico, e su d’esso una specie di ara di pietra di Bottecino dell’altezza di circa un metro di forma triangolare piramidale tronca a faccie curve e spigoli smuzzati, sovra l’una delle quali faccie stava scritto in bassorilievo un bacco o baccante col tirso. lo sollecitamente allora ne avvertiva Ottavio Fomasini che assieme al fu Cav. Sabatti venne fuori a vederla, ma questi dichiarando la fosse opera di bassi tempi, non trovolla meritevole d’esser raccolta; non fui in tempo di sottrarla alle mani del proprietario che la fece in pezzi per servirsene nella muratura. Del pavimento ha da esservi un saggio al patrio Museo, dove fin d’allora consegnai anco due pezzi di bronzo, l’uno dei quali sembravami un istrumento da sagrificio in questa forma. L’ara pressappoco era così (vedi disegno). Il lapiolo citato anco dal Rossi e il Nazzari; come ella sa bene meglio di me, accomunano al tempio di Bacco in S. Eufemia.

2. Come ella ieri mi disse delle lapidi a Mercurio trovate a S. Eufemia, ho da ricordarle che non so quanti anni sono a cura del sig. Luigi Basiletti fuori del capo di mattina di S. Eufemia e precisamente nell’orto della casetta isolata detta dei Pedercini si fecero degli scavi, e vi si rinvennero al loro posto le traccie di un basamento di tempietto; giorni or sono io ho misurato un pezzo di esso basamento che giace all’ingresso della casa, colle facce verticali curve e di tal curva che importerebbe a quel tempi etto un diametro interno di metri 8.50. Il sig. Basiletti mi disse esso pure che le lapidi con iscrizioni furono raccolte dai sig.ri Piccinardi di Cremona”.
3. Omissis
4. Omissis
5. Omissis.

“L’ara di Bacco” così come emerge da un disegno contenuto in una lettera inviata il 23 aprile del 1853 dall’ingegner Pietro Filippini allo storico Federico Odorici.

Manufatto in pietra rinvenuto accanto alla casa dell’abate del monastero di S.Eufemia. Attualmente il manufatto è stato nuovamente interrato..

Note

[1] (BQ MS O.VII.29) - vedi anche Odorici, Storie bresciane, vol. III 

Il Museo delle 1000 Miglia e i segni della storia

Archiviato in: Brescia e i bresciani — Vate @ 3:20 pm

Tombe romane e medievali - L’antica strada verso sud - Il porticciolo dei Benedettini - L’ara di Bacco - Anche il Naviglio Grande vuole la sua parte - L’antico mulino della cascina Piöé

di Silvano Danesi
e Piero Zizioli

Nel numero 15 di Apiarium, (vedi www.api.bs.it ), l’assessore all’Urbanistica del Comune di Brescia, ingegner Mario Venturini, in un’intervista rilasciata a Mario Baldoli ha dichiarato: “Abbiamo definito l’accordo con l’Associazione del Museo delle 1000 Miglia affinché il monastero si accompagni al ridisegno di aree circostanti, come il parco e la piazza davanti alla chiesa di Sant’Eufemia: vogliamo che il museo sia inserito in un territorio rivisitato. Sono in corso trattative con la Tamoil per spostare indietro il distributore di benzina. Lo spazio, ora occupato dalla Tamoil, diventerà un giardino pubblico: ciò significa un allargamento della piazza davanti alla chiesa per rendere l’ingresso a Sant’Eufemia più funzionale e corredare il borgo di nuova struttura di parcheggio”.
Buona notizia, in quanto consente di ridare finalmente, dopo anni di scempio, leggibilità storica e archeologica ad un’area di sicuro interesse, non solo per essere antistante al monastero benedettino, ma anche per la sua storia più antica.
Il naviglio, attualmente coperto, scorre parallelo al monastero e piega, in corrispondenza dell’attuale punta a ovest dell’area Tamoil. In questo punto, negli anni Trenta, sono stati effettuati ritrovamenti di antiche tombe, dei quali rimane memoria negli atti ufficiali.
“Nel corso dei lavori stradali furono rinvenute tre urne litiche cilindriche, in pietra di Botticino, contenenti i resti di cremati. Pertinenti al corredo di una di esse un balsamario in vetro e una pisside in corno. Sul coperchio due monete di Augusto. Nel terreno circostante sono stati recuperati un piccolo disco in bronzo, due piccole lucerne, alcuni balsamari in vetro, un’anfora e una ciotola fittili, una lucerna con bollo VI-BIANI, un chiodo in ferro. Probabilmente anche questi oggetti sono da riferirsi al corredo tombale. I materiali sono conservati a Brescia presso i Civici Musei d’Arte e Storia (ATS, nota della Direzione Musei di Brescia del 28.4.1934; Bezzi Martini 1987b, pp. 57-66 n.61)”[1].
“Per un tentativo di datazione della tomba è opportuno scindere il materiale “sicuro” dagli altri oggetti, che pur essendo stati associati al corredo, non sembrano avere alcuna analogia cronologica con esso. I due vetri riconducono all’ambito del primo secolo a.C. e in particolare alla prima metà, termine con cui concordano il rito, il tipo della tomba e, soprattutto, le monete con effigie di Augusto; al secolo successivo sembra invece attribuibile il materiale sporadico, in modo particolare la lucerna del tipo X del Loeschecke, con bollo Vibiani, che ebbe la massima espansione tra la fine del I e tutto il II secolo. Un’ulteriore precisazione è comunque impossibile, anche perché il frammento di terracotta azzurra, sicuramente non di epoca romana, fa ipotizzare la presenza di terreno rimaneggiato e inquinamento dei dati”[2].
Che la zona sia di sicuro interesse archeologico è direttamente suggerito anche dai ritrovamenti, importanti, fatti durante i lavori, ancora in corso, di sistemazione del complesso del monastero per adattarlo ad essere il “Museo delle 1000 Miglia”. Ritrovamenti dei quali Apiarium (vedi www.api.bs.it ) ha dato puntualmente nota. Un suggerimento altrettanto importante viene dal ritrovamento, del quale abbiamo dato notizia su Apiarium, di un’ara dedicata a Bacco.
Si tratta di una scoperta del 1830, avvenuta nei pressi della santella antistante il monastero. Durante i lavori di costruzione di una ghiacciaia venne trovata un’ara triangolare, dell’altezza di circa un metro, in marmo di Botticino. Su una delle facce era scolpito in bassorilievo un Bacco o un baccante con il tirso in mano.
Volgiamo, ora, lo sguardo verso, sud, con le spalle rivolte verso l’attuale accesso al Museo delle 1000 Miglia e possiamo intravedere ancora il tracciato della vecchia strada che collegava il monastero con l’attuale frazione Case di San Polo; è un breve tratto che conduce da viale S.Eufemia alla cascina-mulino Piöé, zona dove, tra l’altro, sono state trovate tombe tardo antiche. Va, a questo proposito, sottolineato che dal Naviglio Grande, che scorre oggi celato alla vista, si dirama ancora, come un tempo, da una “bocca”, un corso d’acqua che fino a non molto tempo fa alimentava la ruota del mulino, ancora visibile sul muro esterno della cascina Piöé.
Spostiamoci ora a est, lungo il muro perimetrale del monastero; arriviamo nell’attuale parco antistante la chiesa parrocchiale. In quel punto, pochi metri sotto terra, secondo testimonianze attendibili, dovrebbero trovarsi ancora ben conservate le strutture del porticciolo contiguo al monastero. I lavori di riassetto potrebbero, con opportuni sondaggi, mettere in evidenza i resti del porticciolo, quelli delle strutture romane e le tombe dei frati benedettini, presenti nell’area, come del resto è testimoniato anche da ritrovamenti degli anni Trenta.
Infine, va considerato che l’attuale chiesa parrocchiale, nel suo allineamento originario (ovest-est), ha l’entrata principale rivolta verso il monastero, mentre sul parco si affaccia la fiancata sinistra. Un lavoro opportuno di sistemazione dell’area, con restauro dell’abside romanica di San Paterio (chiesa collocata entro le mura del monastero), potrebbe restituire, anche alla chiesa parrocchiale, la sua prospettiva originale, attualmente completamente nascosta.
(giugno/luglio 2002)


Note

[1] Carta archeologica della Lombardia 

[2] Civici Musei di Arte e Storia

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