Silvano Danesi

Agosto 7, 2009

IN DANIMARCA LEGALE IL CULTO DI ODINO

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Chi non mastica troppo di culture e religio­ni nordiche ne ha seguito forse le gesta sugli albi della Marvel, dove Jack Kirby lo dise­gnava con il mantello rosso, il cimiero alato e il martello magico, forgiato nel mitico me­tallo «uru». Eppure Thor, a differenza di Ca­pitan America e Devil, non è solo un supere­roe ma una divinità, oggetto di un culto reli­gioso ben radicato. E da ieri (6 novembre 2003), dopo mille anni di ostracismo, ha anche il sigillo ufficiale del­la Chiesa luterana. La Danimarca ha infatti deciso di riconoscere ufficialmente i 240 membri di Forn Sidr («Gli usi antichi»), co­me membri di una comunità religiosa a tutti gli effetti. Con la conseguenza che i seguaci di Thor e Odino ora potranno celebrare ma­trimoni con i loro riti, che avranno pieno va­lore legale, e godranno anche dell’esenzione dalle tasse, riconosciuta alle altre 90 comuni­tà religiose danesi.Il ministro della Chiesa (evangelica lutera­na), il sacerdote Tove Fergo, ha firmato il de­creto che sancisce la fine della messa al ban­do proprio di giovedì, giorno della settima­na che in danese è «Torsdag», ovvero il gior­no di Thor. Oltre al dio del tuono, i seguaci venerano anche il padre Odino — dio della guerra, della poesia, della saggezza e della morte — e la madre Freja, dea dell’amore e della bellezza. In Islanda e in Norvegia il culto di Odino è riconosciuto da tempo. In Danimarca una richiesta formale di riconoscimento era stata avanza­ta nel 1999. Il ministro l’ha accolta dopo il parere posi­tivo di una commissione, in nome della «libertà reli­giosa». Ora, spiega la presi­dente Tissel Jacobsen, «potremo finalmente seppelli­re i nostri morti in pace: non era facile essere seguaci di Odino e dover essere seppelliti in zone in cui si è costretti ad ascoltare per sem­pre il suono delle campane».Forn Sidr non è una associazione religiosa tradizionale: «I rapporti con Dio sono stretta­mente personali — è scritto in un documento — lasciamo volentieri il dogmatismo ai mo­noteisti. Non desideriamo salvare il mondo né le persone. Chi vuole essere salvato fareb­be meglio a scegliere un’altra strada. E d’al­tronde, nel caso in cui uno non voglia essere salvato, sarebbe un crimine intervenire».Il culto non prevede proselitismo, né strut­ture gerarchiche, né «gurw>. Ci sono quattro riti: la primavera, il solstizio d’inverno e d’estate e il matrimonio. Le cerimonie si svol­gono in luoghi sacri, dove gli adepti si pongo­no in circolo e fanno girare il corno, che è il loro simbolo. I neonati non vengono battezza­ti, ma toccati sul ginocchio per segnalare la loro accettazione da parte della comunità. «Gli adepti di questo credo — spiega la sacer­dotessa Jacobsen — sono persone normali e moderne. Alcuni credono in queste divinità fisicamente. Io credo piuttosto in loro come una specie di forze naturali interne ed ester­ne». AL.T. Corriere della Sera Venerdi 7 Novembre 2003 

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