Silvano Danesi

Settembre 14, 2011

Giuseppe Lechi

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Conte Giuseppe Lechi

Brescia (1767-1836)

 

Gran Maestro del Grande Oriente presso il Regno di Napoli e fondatore del Grande Oriente d’Italia.

  

Nel giugno del 1805 a Milano si riuniscono i rappresentanti delle cinque logge milanesi: Reale Napoleone, Reale Giuseppina, Eugenio, Concordia e Heureuse Rencontre e la bergamasca l’Unione. A presiedere la riunione era il giacobino conte Pietro Calepio. A latere Vidal, membro del Consiglio dei 33 di Francia, che portava la protezione del Fratello il Grande, ossia dell’imperatore.

E’ a questo punto che il bresciano conte Giuseppe Lechi, Gran Maestro del Grande Oriente stabilito presso la divisione dell’armata d’Italia nel Regno di Napoli, col suo deputato Balathier e altri fratelli dello stesso Grande Oriente entra, a riunione già avviata, ricevuto, come si narra in un volumetto della stamperie del Grande Oriente d’Italia del 1805, con tutti gli onori, sotto la volta d’acciaio delle spade brandite e annuncia di essere incaricato “di unire i due Grandi Orienti in un solo medesimo corpo” per dare alla Massoneria un unico “centro di luce” in Italia.

Viene delegato il Vidal a condurre le trattative e si invoca la nomina a Gran maestro di Eugenio Beauharnais “o qualunque altro Principe più gli aggradi della sua augusta famiglia”.

Gli accordi tra massoni francesi e italiani sono consacrati in un atto solenne. Viene costituito ed eretto in Italia un Supremo consiglio di Sovrani grandi Ispettori Generali del 33° grado. Il Supremo Consiglio dei 33 crea e costituisce di sua sovrana autorità una Gran Loggia Generale in Italia sotto la denominazione di Grande Oriente al Rito scozzese antico e accettato che riunisce tutti i riti conosciuti nei due emisferi.

Le Logge dipendenti dal Grande Oriente d’Italia erano allora tredici in tutto, di cui cinque a Milano, una a Bergamo, una a Verona (l’Arena), una a Taranto e le altre, militari, tutte a Napoli.

 

La costituzione del primo Grande Oriente in Italia è dunque in gran parte dovuta al bresciano conte Giuseppe Lechi, il quale, con il suo gesto, non solo si pone come padre fondatore della Massoneria italiana, ma anche come fautore dell’unità del Paese, che nella riunione dei due Grandi Orienti ha avuto un significativo atto simbolico.

 

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